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07 Gennaio, Strage di Acca Larentia

Esattamente 40 anni fa, il 7 gennaio 1978 avveniva la cosiddetta “Strage di Acca Larentia”, dal nome della via romana -precisamente, nel quartiere Tuscolano- in cui si consumò il terribile attentato a sfondo politico che desideriamo ricordare.

Le vittime furono due ragazzi del Fronte della Gioventù, che verso le 18:20 insieme ad altri militanti pubblicizzavano, attraverso un volantinaggio, un concerto degli Amici del Vento. Cinque ragazzi furono investiti dai colpi di un’arma da fuoco: Franco Bigonzetti morì sul colpo. Durante la fuga, l’ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, fu colpito nuovamente alla schiena e morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Alcuni mesi più tardi, suo padre morì suicida, bevendo una bottiglia di acido muriatico per la disperazione.

Poco più tardi intervennero le forze dell’ordine per placare i tafferugli che si erano accesi sul luogo dell’accaduto. I giovani missini avevano organizzato un sit-in di protesta e, in mezzo agli scontri, i Carabinieri cominciarono a sparare colpi in aria, ma l’ufficiale Edoardo Sivori mirò ad altezza d’uomo; con l’arma inceppata, si fece conseganre la pistola del suo attendente, e con questa colpì in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, chitarrista del gruppo Janus. Il giovane morì dopo due giorni di agonia.

Dopo alcuni giorni fu ritrovata accanto ad una pompa di benzina una cassetta audio, in cui una voce contraffatta rivendicava il raid a nome dei Nuclei Armati per il Contropotere territoriale, recitando testuali parole:

«Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d’Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell’accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all’uso delle armi.»

Come potrete tutti tristemente osservare, molti dei turpiloqui adottati dai Nuclei Armati, sono ancora oggi diffusi nella mentalità comune della sinistra, che tende ad appellare i giovani militanti di destra con termini simili a “carogne nere”, “topi di fogna”, “picchiatori” e molte cose simili. Parlano di “giustizia proletaria”, giustificando la loro violenza attraverso l’accusa dell’altrui violenza. Tattica simile a quella adottata dai vecchi partigiani, oppure oggi ancora dai frequentatori dei centri sociali. Cambiano i tempi, cambiano le modalità d’intervento, ma la loro natura rimane sempre invariata.

Oggi, non solo a Roma ma in tante città italiane, e soprattutto ognuno dentro il nostro cuore, noi tutti vogliamo ricordare questi giovani ragazzi, caduti nella primavera della loro vita, solo per la colpa troppo grande di delle Idee. Anche nel loro nome continua la nostra lotta.

-Camilla

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