100 mila disertori? Bufala anti italiana sulla Grande Guerra

Circola da giorni sul web la notizia sul primo conflitto mondiale che a quanto pare i disertori dell’esercito italiano nel primo conflitto mondiale siano stati oltre 100 mila. Le Foto che hanno segnato un epoca ha rilanciato la notizia con entusiasmo facendoci un articolo, citando come fonte la Pagina Cannibali e Re, piattaforma web che si occupa di storia dal forte contenuto politico anti nazionalista ed anti militarista. La Notizia è stata subito ripresa con entusiasmo dalla peggiore feccia anti italiana, dai neoborbonici alle vedove filoasburgiche, capeggiati ovviamente dei reietti della sinistra antagonista ed antimilitarista. Onde evitare di dilungarsi troppo in valutazioni politiche o personali, si entra nel merito dell’articolo. Innanzitutto il dato dei famosi 100 mila disertori, secondo il quale 1 soldato italiano su 12 ha disertato. Il dato non cita letteralmente NESSUNA FONTE, così come non viene citata nessuna fonte sui dati sulle fantomatiche fucilazioni e diserzioni citate. Nell’articolo si parla di oltre 4 mila soldati fucilati, ma quale fonte verrebbe citata per supportare questa assurda tesi? Per sbufalare questo ennesimo mito anti italiano, citiamo un estratto di un articolo di La Stampa del 22 maggio 2017: ” Furono 750 su 5 milioni di uomini in armi, un dato che rivela il basso tasso di criminalità dell’Esercito Italiano. Fra queste condanne capitali, oltre alle imputazioni relative alla codardia di fronte al nemico, ve ne furono anche altre per crimini comuni. “

«Per quanto riguarda i fucilati spiega Davide Zendri, del Museo Storico Italiano della Guerra di Trento – il nostro istituto ha promosso un convegno, di cui sono usciti gli atti quest’anno. I soldati del Regio Esercito, nella stragrande maggioranza dei casi fecero sempre il loro dovere. Quanto alle condanne capitali, in altri eserciti alleati, come in quello francese, se ne comminarono grossomodo altrettante».

E’ pur vero che nel Regio esercito vigeva una severa disciplina, ma questo era dovuto a fattori che ne imponevano necessariamente l’adozione considerando il pericolo mortale che correva il Regno d’Italia, non solo per la guerra, ma anche perché il Paese, da poco unificato, era percorso da fermenti socialisti che ne minavano la coesione. Inoltre, il basso livello socio-culturale della truppa, formata per la maggior parte da contadini (che pure furono alfabetizzati dalle scuole reggimentali) richiedeva l’applicazione di regole chiarissime, con sanzioni dal forte potere deterrente.” Numeri irrilevanti dunque che testimoniano ancora una volta l’eroismo del soldato italiano al fronte. Eroismo che ha permesso agli italiani di definire il diritto stesso a definirsi italiani, diritto che gli anti italiani non sopportano proprio, all’ora ci si produce nella solita retorica antipatriottica ed antinazionalista dove il concetto stesso di sacrificio per la patria va svilito ed umiliato. D’altronde, basta vedere l’immagine usata per l’articolo per capire l’intento comunicativo dell’autore, dove per viene messa l’immagine di Un soldato inglese disperato malgrado il tema dell’articolo siano i disertori italiani. È un tipo di comunicazione sleale che cerca di far leva sui buoni sentimenti delle persone per favorire quella cultura del piagnisteo che sta distruggendo la nostra civiltà, una cultura fatta di “immagini forti” a forte contenuto emotivo. Un’impronta ideologica individuabile nella lettura di questo articolo anti italiano dove i soldati sono descritte come vittime mandate al macello contro la Loro volontà (si parla persino di soldati uccisi per le loro idee politiche “contro la Guerra”), il tutto senza un minimo di documentazione storica. La difesa del retaggio storico della vittoria nel primo conflitto mondiale è fondamentale, proprio oggi dove la propaganda anti italiana è così accanita.

Alessio