di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

Sul finire dello scorso anno la Rai, conduzione Paolo Mieli, ha praticamente esaltato l’architettura, l’arte e l’intero sistema creativo del fascismo. Ha ovviamente preso le distanze dal fascismo stesso ma, introiettandoli nell’ideologia dominante, si è appropriata dei suoi criteri di grandezza, e, in qualche misura, addirittura del processo di nazionalismo rivoluzionario, anche se lo ha inquadrato con l’occhio altezzoso dei borghesi “illuminati”.
Con l’inizio di quest’anno la Rai, conduzione Alberto Angela, ha avviato una serie di trasmissioni per esaltare le “meraviglie” italiche e la nostra eccezionalità attraverso i secoli.

Nulla di tutto ciò è casuale o innocente. Mieli ed Angela fanno parte di quel ristretto nucleo di maîtres à penser per conto dell’intelligentia dominante.
Quest’intelligentia si situa ben avanti la classe politica, amministrativa e propagandistica nel suo insieme che è prigioniera delle abitudini, delle convinzioni assunte e dei riflessi condizionati.

Prima che se ne rendano conto questi ultimi, che sono servitori, portaborse e secondini del pensiero, sostanzialmente ottusi, sono gli uomini di punta dell’intelligentia che, tracciando nuovi codici, dettano il “contrordine compagni”.
Tale contrordine è plausibilmente dettato dalla consapevolezza che la nuova fase strategica presuppone il lancio di un imperialismo europeo con tanto di proiezione neocoloniale e da quella della perdita di ogni prospettiva per l’Italia assistenzialista che si vedrà costretta a rivedere appieno il suo ruolo o a scomparire.
Se la dialettica ritrita vuole che la sinistra goda della distruzione dell’Italia e che la destra s’illuda invece di resuscitarla in una forma retorica che l’inchioda al di fuori dallo spazio e dal tempo, l’intelligentia la pensa altrimenti.
E così riscopre la funzione millenaria e universale dell’italianità per dotarsi di una leva ideologica con la quale affrontare il futuro.

Costoro si apprestano, cioè, a fare a modo loro quello che ben altrimenti dovremmo fare noi.
Ma noi siamo rimasti indietro anni luce e restiamo invischiati in una sterile polemica “sovranista” che non solo ci toglie dalla linea di fronte della storia e dei destini per rinchiuderci in una gabbia immaginaria nelle retrovie, ma, deviando le energie di quelli che dal fascismo dovrebbero apprendere per poi insegnare, annienta gli anticorpi alla parodia nazionale e imperiale che l’intelligentia intende mettere in scena.
Eppure sarebbe stato proprio il momento nostro.
Vediamo quanto tempo ci metteremo prima d’arrivarci.