Dopo i festeggiamenti del 4 Novembre, è giusto ricordare il dopo. È giusto ricordarsi cosa c’è dopo il 4 Novembre 2018, un paese che è afflitto da gravi problemi sociali ed economici che vanno affrontati. È giusto anche ricordare cosa c’è dopo il 4 Novembre 1918, è giusto ricordare di come l’intesa ci abbia pugnalato alle spalle negando all’Italia Fiume, negandoci la Vittoria. Di come Wilson con i suoi 14 punti abbia deliberatamente messo il seme della discordia per gli eventi dei decenni successivi. Le potenze occidentali (Francia ed Inghilterra in primis) ci vedevano come nemici, al pari dell’impero asburgico nostro nemico giurato fin dal risorgimento. I nostri alleati ebbero paura, eravamo riusciti praticamente da soli ad abbattere l’Austria Ungheria e la Germania (l’intervento tedesco nel ’17 sul fronte italiano con la battaglia di Caporetto non fece altro che ritardare la sconfitta dell’Austria Ungheria). E questi “alleati” erano (E sono tutt’oggi) nostri nemici nella lunga lotta per la supremazia nel mediterraneo (come dimostrato dall’intervento in Libia nel 2011 voluto da Sarkozy contro il nostro alleato Gheddafi). Così come sono nostri nemici i comunisti, coloro che 100 anni fa dopo la guerra si diedero alla caccia dei reduci di guerra e che durante il conflitto cercarono di sabotare lo sforzo bellico del nostro paese; nel farlo ovviamente erano lautamente finanziati dagli imperi centrali. Quelli che sputavano sulla tomba del milite ignoto ed i cui eredi oggi definiscono la Grande Guerra come “Inutile Strage”, individui di cui mi rifiuto di dire il nome ma che occupano posti di rilievo nella cultura e nell’informazione. Strage? Forse, la guerra non è mai bella. Inutile? No. Fu uno dei momenti in cui gli italiani furono veramente uniti, fu il completamento dell’unità nazionale ed una vittoria storica contro un nemico esterno ancestrale. Sovranità e patria. Ovviamente per chi sputa su questi concetti ed odia il proprio paese è ovvio che sia tutto inutile.

Alessio Melita

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