Alle origini dell’Europa tra indoarianesimo e vedismo

Con l’espressione indoeuropei si indica un insieme di popolazioni aventi tutte un unico ceppo. Ovunque essi andarono si sovrapposero, dall’Europa occidentale all’India, alle popolazioni neolitiche preindoeuropee in quanto élites militari tecnicamente più avanzate, detentrici della metallurgia del rame e del bronzo, imponendo alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione. La struttura della società indoeuropea è di stampo patriarcale, organizzata come un grande clan tribale attorno a una figura di pater familias, e anche le principali divinità sono celesti e maschili (Zeus, Crono, Urano, Saturno; Odino, Thor, Loki; Brhama, Vishnu, Shiva).

Intorno al 2000 a.C. avvennero le prime grandi discese di popoli indoeuropei: con esse vennero popolate le zone dell’Asia Minore, della Penisola Balcanica e delle Isole del Mare Egeo. Tali migrazioni daranno origine, rispettivamente, al popolo Ittita e a quello greco dei Micenei;

I popoli indoiranici erano invece un sottoinsieme degli antichi popoli indoeuropei caratterizzato dall’uso delle lingue indoiraniche. I due gruppi di Indoiranici maggiormente attestati sono gli Iranici (Persiani, Medi, Sciti, Sarmati, ecc.) e gli Indoari (Indoiranici stanziati nel subcontinente indiano), parlanti rispettivamente lingue iraniche e lingue indoarie. Il sapere dell`Avesta, il grande libro del Zoroastrismo, costituisce una delle fonti principali sugli indoiranici e la loro cultura. Proprio nell`Avesta è possibile trovare il termine airyah, con le stirpi airyaoh dainhavo (ariani) e quelle degli anairyaoh dainhavo (non ariani). Lo stesso nome dell`odierno Iran deriva da airyah;

Con Indoari o Arii (anche Ariani o Indoariani), si indica un antico popolo nomade appartenente al gruppo indoiranico dei popoli indoeuropei, che penetrò nel Subcontinente indiano nel II millennio a.C., subentrando alla Civiltà della valle dell’Indo e imponendosi su un ampio territorio. La parola “arianno” compare per la prima volta nel testo sacro indoario Rigveda e nell’Avesta iranico. I termini vedici e avestici sono derivati direttamente da arya (proto-indoiranico), apparentemente un’autodenominazione dei proto-Indoiranici. Il termine inoltre si trova in antiche iscrizioni persiane e mede e in altre fonti persiane dal V secolo a.C. in avanti, e la stessa parola “Iran” è derivata da esso. Dario il Grande disse: Io sono Dario il Grande Re, re dei re, re di paesi che contengono tutte le razze degli uomini, re in questa grande terra ampia e sconfinata, figlio di Hystaspes, un achemenide, un persiano, figlio di un persiano, un ariano, discendente da ariani. L’India inoltre tra I suoi nomi è conosciuta come Aryavarta, che significa “la terra degli ariani”. Gli iraniani moderni considerano la loro origine etnica e storica come ariana e nell’Induismo storico il termine che dal sanscrito ha preso il significato spirituale di nobile. Nella grande iscrizione di Behistan Dario definisce se stesso “Ario di stirpe Aria”‘, I Sassanidi si definivano “re dei popoli ariani e non ariani”‘

Disperdendosi su un’area tanto vasta, la lingua degli indoariani (di matrice indoiranica) subì un processo di frammentazione, che diede origine alle varie lingue indiane antiche (come il sanscrito) e moderne (come l’hindi);

Una terza ondata fu diretta verso l’Europa occidentale e meridionale dando origine alle popolazioni dei Veneti, Latini, Osci, Umbri, Illiri e Celti.

Le religioni indoeuropee, a differenza di quella cristiana, erano strettamente legate all`appartenenza al proprio popolo ed al retaggio spirituale della tradizione. Nel Veda e nell`Avesta gli Indoari e gli Iranici si definivano Ari. Nel Rigveda gli indoariani invocano Indra ed Agni (rispettivamente Dio del Fulmine e Del Fuoco) nella lotta contro I Dasyu. La lotta contro I popoli non ari ha un tema centrale in questo componimento; malgrado la leggendaria abilità dei guerrieri ari, muniti di temibili carri da guerra, I combattenti non ari erano temibili. Il termine Arya in India ha sempre indicato le razze dominatrici. Proprio con il cristianesimo gli indoeuropei condividevano una trinità sacra, non basata su padre, figlio e spirito santo ma sulla centralità di una divinità creatrice, una divinitá guerriera ed una divinità della fertilità. È la centralità del numero tre a giocare un ruolo molto importante in tutti I culti dei popoli indoeuropei, dagli indi e gli iranici arrivando a celti e romani. Evidentemente il tre è simbolo dell`unità del tutto nella cultura dei popoli europei.

Nelle verdi colline irlandesi il trifoglio è una pianta molto diffusa. Fu San Patrizio a renderlo famoso e ora infatti è divenuto uno dei simboli maggiormente legati all’Irlanda.

San Patrizio si riferì alle tre foglie per spiegare ai pagani il concetto di trinità, durante la sua missione di evangelizzazione. Il trifoglio però era una pianta considerata importante anche prima, sin dal tempo dei druidi. Secondo i celti infatti, ciascuna cosa aveva il suo corrispettivo negli alberi, utilizzavano infatti l’Ogham, un tipo di alfabeto che racchiudeva significati mistici e dove ogni lettera simboleggiava un tipo diverso di albero.

Prima della venuta del cristianesimo, i druidi sapevano che tre sono i reami: quello della terra, quello dei cieli e quello dei mari; che tre sono le fasi della vita così come gli aspetti della dea madre.

La Trimūrti (dal sanscrito, त्रिमूर्ति, lett. che possiede “tre forme” o “tre aspetti”) è una nozione delle culture religiose dell’India che indica i “tre aspetti” di una deva, una divinità, o della divinità suprema

Iperione, figlio di Urano e Gea, generò con la sorella Teia la triade composta da Elio (Sole) – Selene (Luna) – Eos (Aurora) Latona, personaggio della mitologia greca, la vede di solito strettamente associata e costituisce una triade con Apollo e Artemide.

Le divinità della triade greca Dionisio-Demetra-Core vennero introdotte a Roma (496 a.C.) con i nomi, rispettivamente, di Liberio-Cesare-Libera.

Di origine etrusca sembra essere la triade capitolina (Giove-Giunone-Minerva).

Giove (lat. Iuppiter Iovis) è una divinità romana. Tra i vari Iuppiter italici il più noto è Giove Grabovio, menzionato nelle tavole di Gubbio, in una triade insieme con Marte Grabovio e Vofonio Grabovio.

Una creazione religiosa tipicamente romana pare essere la costruzione della triade divina formata da Giove-Marte-Quirino che riflette probabilmente la struttura tripartita della società indoeuropea: Giove vi corrisponderebbe alla funzione sacerdotale e regale, Marte a quella guerriera, Quirino a quella dei produttori.

La triade romana è strettamente legata all’idea dello Stato, di cui costituisce la garanzia e la sanzione divine. Alle tre divinità erano votati tre sacerdoti specializzati, i Flamines (Flamini). Trinità tricefala, frequente specialmente nella scultura romanica francese. Mercurio è sovente rappresentato con tre teste. È una caratteristica celtica il concetto del dio trino: tre manifestazioni di un’unica divinità.

Uno scrittore cristiano, Adamo di Brema, diceva che nell’antico tempio di Uppsala, in Svezia, ancora nel secolo XIII, venivano venerate le statue di tre divinità: la più potente, Thor, aveva il trono al centro, Odino (Wodan) e Fery (Fricco Freyr o Fro) invece ai suoi fianchi.

Honir, divinità della mitologia germanica, insieme con Odino e Lodhur, costituisce una triade. Nel culto di Mitra, in Persia, vi è una triade formata da: Ormuzd-Anahita-Mithra.

Nei primi secoli d.C. il culto di Mitra era la religione più diffusa nell’Impero romano. A Roma era stato introdotto dall’estremo Oriente sotto Nerone.

Nella Trimūrti indiana la forma triplice dell’Essere Supremo e dell’Induismo, che si manifesta nelle tre divinità di Brahmā (il creatore), Śiva (il distruttore), e Visnu (il ricostruttore), esercita il suo potere salvifico per mezzo degli avatāra (i più importanti sono gli eroi Rāma e Krishna).

A questa trinità di divinità maschili corrisponde la trinità di divinità femminili (di nuovo Tre Persone distinte e una sola): Sarasvati, Lakhsmi e Durgā. Due Trinità, ovvero due Persone distinte e non unite, entrambe Una e Trina: una Persona -Trinità maschile, una Persona-Trinità femminile.

La struttura fondamentale del pensiero religioso e sociale delle popolazioni sviluppatesi dalla comune radice indoeuropea (indiani, persiani, greci, romani, germani, celti) consiste nella tripartizione funzionale in Sacerdoti, Guerrieri e Contadini. Questa suddivisione sociale è anche lo specchio di un’armonia divina, in cui gli stessi dèi sono così suddivisi, classificati e diversamente adorati. Ciò significa che l’aspetto socio-politico è correlato dalla dimensione mitico-religiosa e che il mondo del divino diviene l’archetipo che dà la forma a tutta la società degli uomini. Il ripetersi di termini determinati e le espressioni caratterizzate da grandi somiglianze linguistiche tramandate dai sacerdoti indoeuropei è di grande importanza. Si tratta di termini relativi al culto, ai riti e alla religione, trasmessi attraverso i secoli dai sacerdoti e comuni a tutte le popolazioni indoeuropee, dall’India all’Irlanda.

Lo studio delle società protoindoeuropee e della loro storia costituisce lo studio delle origini ancestrali dell’Europa, con la sua spiritualità e la sua identità. La comprensione di questo argomento, troppo lungo da affrontare in un solo articolo, è una tappa fondamentale nella formazione dei militanti della tradizione. Lo studio delle religioni indoeuropee può aiutare a comprendere meglio la tensione ascetica che ha forgiato l`uomo indoeuropeo da cui noi oggi discendiamo, dove l`asse orizzontale simbolo della vita terrena si incontra con l`asse verticale simbolo del mondo spirituale.

Alessio Melita