All’inizio fu il mito

da No Reporter

Marciare!

All’inizio fu il mito. E il mito non è favola per addormentare i nipotini in rigide notti d’inverno. Esso è eco di storie narrate per simboli immagini pulsioni del cuore. Il ratto d’Europa. Principessa fenicia, Europa e la sua ancella scendono in spiaggia e vi trovano un toro bianco. Attratta vi monta sopra, ma questi la rapisce portandola a Creta e rivelandosi per Zeus, mai sazio di bellezza femminile.                                                                                                   

Tema del rapimento che sarà a fondamento della guerra di Troia – Paride ed Elena -, dell’Iliade il poema tanto caro a Domenique Venner. E il toro, simbolo di riti lunari, prima che il dio guerriero Mithra ne apra la gola con affilato pugnale. Due mondi, l’un contro l’altro armati…                                                                                                                   
Da Oriente per dare nome alle terre d’Occidente. In una sorta di rovesciamento di ruoli, nella vicenda del ‘nodo di Gordio’ – chi saprà essere abile a scioglierlo, costui sarà conquistatore oltre il mare Egeo. Alessandro Magno con un colpo di spada (si rilegga il dialogo a distanza fra Ernst Juenger e Carl Schmitt il primo rilevando la priorità del pensiero analitico e creativo e il secondo a riproporre lo scontro eterno tra mare e terra). Da Occidente verso Oriente.                                                                                                                           
Roma e l’idea di Imperium, svettando l’aquila sui labari e il gladio nella mano ferma del legionario. Per secoli e, al suo crollo, passando il testimone alla Santa Romana Repubblica, quel Medio Evo erede del suo mito e capace di partorire figure, quali Carlo Magno e Ottone III e Federico II di Svevia. Poi, nel XVI secolo, con Lutero e la Riforma si segnò la fine di quella stagione retta da un principio unitario ed Europa si ridusse ad indicare uno spazio geografico, litigioso. E l’usuraio divenne il banchiere e il denaro il conio e la cifra della grazia divina.                                                                             
All’inizio, dunque, un mito. Proveniente da Oriente. E orde asiatiche di assassini e stupratori si riversarono per decretare la Finis Europae. Aprile ’45, fra le macerie di Berlino, gli ultimi difensori a rivendicare con il sangue il sogno infranto di un nuovo ordine europeo. L’estrema sua difesa ergersi a mito. Crepuscolo degli dei e rinascita del Sole contro il manto mefitico di questa Europa, indecente e servile.                                      
Due i miti. Esordio e tramonto. Eppure… La celebre incisione Il Cavaliere la Morte il Diavolo di Albrecht Duerer, resa in parole magistrali da Jean Cau, avrebbe orrore di questa Europa e, al contempo, ci offre la sua solitaria ed ostinata risposta.                           
Marciare… Comunque e nonostante tutto.

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