Aquarius: un quadro sul fenomeno migratorio oggi.

di Alessio Valente

da Giovani a Destra

“Razzista, fascista, fomentatore di odio”, questi alcuni degli epiteti con cui è stato dipinto il nuovo ministro dell’interno, Matteo Salvini, dopo la decisione di respingere la richiesta di approdo alla nave Aquarius, carica di migranti raccolti nei pressi delle coste libiche.

Addirittura una scelta “vomitevole” per il premier francese Macron, che però si è distinto per aver prospettato la chiusura dei porti già a Luglio dello scorso anno e per aver sgomberato diversi campi pochi giorni fa. Forse le accuse di corruzione in cui è caduto il suo vice hanno fatto perdere bussola e memoria al premier francese.

La Aquarius, in ogni caso, aveva già avuto modo di far parlare di sé, seppur sottovoce, quando il giovane Luca Donadel aveva denunciato in uno dei suoi video la prassi, da parte delle Ong, di raccogliere i migranti direttamente sulle coste libiche. Proprio la Acquarius era stata tracciata dal blogger mentre compiva un percorso che dal canale di Sicilia arrivava fino a Tripoli per poi tornare indietro, sbarcando nei porti italiani.

Posto che ciò non sia un vero problema, Donadel denunciava la scorretta informazione dei media che riportavano il salvataggio come avvenuto direttamente nel canale di Sicilia, omettendo tutto il percorso compiuto dalla nave. A supporto della sua scoperta, il blogger presentava altre tratte affrontate, numerose volte, anche dalle altre navi, come la Golfo Azzurro o la Peluso.

La cosa sconcertante, però, per Donadel è il fatto che dall’inizio delle operazioni Mare Nostrum, a ottobre duemilatredici, il numero delle morti in mare era quintuplicato nell’anno successivo per aumentare esponenzialmente nei due anni successivi. La motivazione di quest’impennata, dedotta dai fatti, starebbe nel fatto che gli scafisti, consci dell’aiuto delle navi soccorritrici, farebbero partire i migranti anche con imbarcazioni assolutamente non adeguate a percorrere un tratto di mare vasto tanto quello che separa il nord Africa dalle nostre coste.

Sperando di “scaricare” i migranti alla prima imbarcazione Ong di passaggio, dunque, gli scafisti avrebbero aumentato il numero di “viaggi” da una parte e ridotto significativamente la qualità delle imbarcazioni dall’altra. Un altro tema, comunque non accennato dal blogger, sarebbe quello riguardante l’impossibilità di identificare ed arrestare gli scafisti che riceverebbero, in tal modo, un aiuto, seppur involontario ed indiretto, da parte dei soccorritori.

Alla fine del suo video Donadel attribuiva al business, che gira attorno al mondo dell’accoglienza, la causa primaria di tutto quanto sta avvenendo ormai da anni. In un altro suo intervento, proprio il Moas, “Migrants offshore aid station”, ong maltese che sbarca i migranti su nostro territorio e che è stata fondata da Catambrone, già proprietario di Tangers, società che si occupa di assicurazioni in zone di guerra. Un’attività decisamente singolare per un filantropo dedito a salvare vite umane.

Moas, inoltre, finì sotto il mirino del procuratore di Catania Zuccaro. Finanziamenti sospetti e scetticismo nei confronti della filantropia delle Ong. Un bilancio da sei milioni di euro che aveva attirato l’attenzione della procura, insieme allo sconfinamento nelle acqua territoriali libiche, comunicazioni via radio col paese nordafricano e lo spegnimento dei transponder da parte delle navi impegnate nelle operazioni. Accuse tutte respinte dagli uomini del Moas che hanno però lasciato numerosi dubbi sulla natura del loro operato.

Non solo affari in mare: anche sulla terraferma il business che verte sulla pelle dei migranti non si arresta.  Già nel duemilatredici denunciava, Repubblica, il giro di affari creato attorno alle pratiche di accoglienza. Dalle cooperative alle imprese di Comunione e Liberazione, l’aggiudicarsi le gare al ribasso e il trattenere i migranti per mesi e mesi, stipati in condizioni decisamente disagiate, fruttava  milioni e milioni di euro all’anno.

“Parliamo di commesse da milioni di euro su cui molti si stanno arricchendo, dove i diritti delle persone scompaiono”, aveva dichiarato proprio Cristopher Hein, direttore del consiglio italiano per i rifugiati. Business sapientemente dettagliato nel libro Profugopoli di Mario Giordano. Hotel, residence e associazioni reinventatesi per occuparsi di accoglienza, un business molto più redditizio rispetto alle vecchie attività.

Anche lo scandalo Mafia Capitale gettò una luce, seppur “oscura”, sul giro d’affari legato all’immigrazione. Fu proprio Buzzi infatti ad asserire che con l’accoglienza “si fanno più soldi che con la droga”. Lo sapevano bene i dirigenti del Nuovo Centro Destra, il defunto partito Alfaniano che finì sotto i riflettori per aver gestito il business dell’immigrazione in Sicilia, portando il leghista Massimiliano Fedriga a proporre una mozione di sfiducia per l’ex ministro degli Esteri.

A Roma, invece, il perno del giro d’affari era Luca Odevaine, che sedendo al tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale percepiva tangenti, che arrivavano fino ai ventimila euro, dalla cooperativa La Cascina e da Buzzi in persona, il tutto per “semplificare” i rapporti fra il malaffare e la pubblica amministrazione. Attività che hanno portato il coordinatore a una condanna di sei anni nel maxi-processo di Mafia Capitale.

Gli sbarchi in Italia sono stati circa trecentomila dal duemilasedici e circa l’ottantacinque percento dei migranti era di tipo economico. Lo scorso anno le spese per l’accoglienza ammontavano a poco più di quattro miliardi di euro, cifra destinata a salire di un miliardo nell’anno in corso nonostante la sensibile diminuzione degli sbarchi, probabilmente frutto degli accordi avvenuti fra il governo italiano e il governo libico.

Il tema è senz’altro affrontato, sia dai media che dall’opinione pubblica, sempre attivissima sui social, dando troppo adito all’emotività e razionalizzando meno del dovuto. La retorica e il sensazionalismo la fanno da padrone e spesso, troppo spesso, l’incoerenza diviene un fatto quasi naturale. Come quella del premier Macron, vittima di un forte deficit di capacità mnemoniche. Però ci sentiamo di sposare le sue parole, ma in altro senso. Quando ci accorgiamo di chi approfitta del fenomeno migratorio per gonfiare il portafogli, allora si, ci viene il vomito.