di Enrico Festa

Ci sono storie sconosciute, storie di persone che hanno volato molto in alto, che hanno lasciato un segno. Sono storie di uomini che in una sola vita hanno vissuto più esistenze simultaneamente. Sono personalità eccezionali che hanno fatto dell’eccesso un imperativo. Personaggi poliedrici che non si sono mai accontentati, che non hanno mai smesso di cercare e di ambire sempre in un qualcosa di nuovo. Caratteri curiosi ed intelligenti, massima espressione del genio e della razza italica. Guido Keller morì a soli 37 anni, in un incidente stradale.

Ripercorrendo la sua vita, si potrebbe pensare che abbia vissuto molto a lungo a giudicare dalla enorme poliedricità che ha caratterizzato la sua esistenza. Di estrazione aristocratica, avrebbe potuto fare una vita al riparo da tutto, coccolato dagli agi, invece scelse una strada difficile, lastricata a sassi. Si schierò sempre dalla parte dei più deboli, facendo scelte spesso impopolari, e nonostante fosse un eroe di guerra ed un esponente di spicco dell’impresa fiumana, non cercò mai onori e gloria. Veniva soprannominato Asso di Cuori ed era tra i piloti scelti di Francesco Baracca, ma è stato anche capo della guardia personale di Gabriele D’Annunzio. È stato proprietario di una linea aerea in Turchia, ha ricoperto la carica di condottiero in America Latina, mettendosi a capo di un movimento di indipendenza dei popoli latinoamericani dall’egemonia statunitense. È difficile poter affrontare con precisione ogni lato della sua vita, molti dei quali sono stati luminosi ed altri parecchio oscuri. Fisicamente ricordava uno dei giovani moschettieri di Dumas. Piccolo di statura, con una capigliatura generosa ed arruffata, portava un paiolo baffi all’insù. Aveva le maniere di un gran signore, nonostante vestisse costantemente in maniera trasandata. Un santo a metà strada tra il sacro ed il profano, un figlio della Natura. Desiderava vivere all’aria aperta, si nutriv di frutta e verdura. Pratica frequentemente il nudismo ed ama prendere il sole integralmente, sfoggiando un’abbronzatura atomica. Lo chiamano “concubino del sole”. Quando è in volo, si porta un fedele compagno di viaggio, ossia un teschio con un fez nero. A bordo del suo aeromobile si trova sempre un servizio da tè, segno inequivocabile del suo spiccato dandismo. Fa uno smodato uso di “polvere ravvivante”, una pratica diffusa tra i piloti di tutte le nazioni. Serve a sopportare lo stress accumulato durante le difficili e pericolose ore di volo. In azioni di guerra abbatte sette velivoli nemici, guadagnandosi tre medaglie d’argento al Valor Militare. Stravagante oltre ogni limite, gira costantemente a torso nudo per i campi di aviazione, sia in estate che in inverno. Possiede un aquila addestrata con la quale dorme appollaiato e semi nudo. Preferisce dormire all’aria aperta, invece di riposare nell’alloggio ufficiali. Nonostante le temperature proibitive, volava sempre in abiti succinti, vestendo un fez in testa, invece del tipico caschetto di cuoio. In volo leggeva Petrarca, Shakespeare, Leopardi, oppure l’Orlando Furioso. Dopo l’atterraggio, recensiva le sue letture, invece di fare un’attenta e minuziosa descrizione di ciò che aveva visto. Si dichiara apertamente bisessuale, senza temere alcuna conseguenza in un ambiente esclusivamente maschile che comunque gli perdona tutto. Durante una pericolosissima missione aerea, viene ferito ed abbattuto, finendo prigioniero degli austriaci. Al termine del primo conflitto mondiale, in una Fiume abbandonata a sé stessa, dove le donne si appuntano la coccarda italiana tricolore alle vesti per vedersela strappare via dalle odiose guardie al servizio della Vittoria Mutilata, da uomo libero e da anarchico, risponde alla chiamata del Comandante giungendo a Ronchi per sottrarre al nemico con la minaccia delle armi un gruppo di autocarri utili al trasferimento delle truppe verso Fiume.

D’Annunzio giunge a Ronchi e trova Keller a capo di un manipolo di granatieri pronti a tutto. A Fiume tutto è lecito, è la città dell’anticonformismo per eccellenza, ma Keller non passa affatto inosservato. Diventa un prediletto di D’Annunzio che lo adora anche per la sua cultura enciclopedica. È Keller l’unico a poter dare del tu al Comandante. Viene subito nominato Segretario d’Azione a capo dell’Ufficio Colpi di Mano, ossia un’istituzione tutta particolare con il compito di sottrarre con ogni mezzo le vettovaglie e le munizioni del Regio Esercito che vengono poi portate a Fiume che in quel momento soffre di una tremenda carenza poiché i suoi nemici la assediano, tentando di costringerla alla resa affamandola, privandola di ogni bene essenziale di sopravvivenza. Contravvenendo ad ogni regola e suscitando ogni tipo di sdegno e di ira tra gli ufficiali più reazionari, per formare la guardia personale di D’Annunzio, Keller va a scovare presso i cantieri navali deserti i soldati più indisciplinati, addirittura sprovvisti di documenti. Un manipolo di reietti che il Comando Supremo ha rifiutato, poiché sono senza credenziali. Passano il loro tempo a cantare sulle cime delle gru portuali, a lanciarsi nudi in mare dalle prue della navi immobilizzate agli ormeggi. Li radunò, li passò in rassegna e li trovò fierissimi, definendoli i migliori soldati. Nacque così il nuovo ordine militare della Disperata. Questi nuovi soldati marciano per la città a torso nudo, intonando canti di guerra. Non hanno obbligo di divisa. Sono spregiudicati e determinati. Allievi della morte, così vengono definiti. Durante l’esperienza fiumana, insieme alla rosa a cinque petali, sceglie il simbolo ariano del sole, la svastica, come vessillo per la sua associazione yoga, un gruppo di esoterici naturalisti. “Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione”, ecco come si descrivono essi stessi. Fondano perfino una rivista dove esaltano notevolmente il genio della razza italica, aristocratico ed individualista, esortando chiunque a rifiutare la corruzione delle idee considerate aliene per la nostra cultura, ossia quelle democratiche e borghesi, divulgate dalle civilizzazioni negative tipo quella ebraica, francese ed inglese, ormai largamente infiltrate in Italia. Keller professa l’annientamento dei valori della Rivoluzione Francese che hanno imbruttito la stirpe italica, l’hanno resa una massa informe priva di sentimenti, schiava del materialismo. Si auspica una rinascita epica attraverso la creazione di una Società dell’Artigianato, della Terra e del Mare, che liberi dalla schiavitù dell’industrializzazione. Vorrebbe addirittura l’abolizione del denaro in una società dell’amore libero, priva da ogni influenza religiosa. Nell’immediato post fallimento dell’esperimento fiumano, mosso da un profondo sentimento di patriottismo infantile, si alza in volo su Roma per lanciare tre

messaggi: uno sul Vaticano, uno su Montecitorio ed uno sul Quirinale. Quello più significativo, composto da un pitale con dentro un mazzo di rape e carote, finirà proprio su Montecitorio con un messaggio scritto sopra: “Al Parlamento e al Governo che si regge con la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro valore”. Aderì al fascismo non mancando di riservargli fortissime critiche. Partecipò alla Marcia su Roma, forse più per il suo innato spirito avventuriero, più che per un reale aderimento ai valori del nuovo movimento. Dopo svariati risvolti molto irrequieti dei suoi ultimi anni di vita, tra cui un impiego presso l’ambasciata italiana a Berlino, un servizio attivo in Libia ed una parentesi

come cercatore d’oro in Perù, visse l’ultimo periodo in estrema povertà, sorretto solo dagli amici più intimi rimasti al suo fianco. Morì a fianco di Vittorio Montiglio, anch’egli decorato al Valor Militare con la più alta onorificenza, per poi finire sul Colle delle Arche per desiderio dello stesso D’Annunzio che lo volle accanto a sé per l’eterno riposo.

Ci sono storie sconosciute, storie di persone che hanno volato molto in alto, che hanno lasciato un segno. Sono storie di uomini che in una sola vita hanno vissuto più esistenze simultaneamente. Sono personalità eccezionali che hanno fatto dell’eccesso un imperativo. Personaggi poliedrici che non si sono mai accontentati, che non hanno mai smesso di cercare e di ambire sempre in un qualcosa di nuovo. Caratteri curiosi ed intelligenti, massima espressione del genio e della razza italica. Guido Keller morì a soli 37 anni, in un incidente stradale. Ripercorrendo la sua vita, si potrebbe pensare che abbia vissuto molto a lungo a giudicare dalla enorme poliedricità che ha caratterizzato la sua esistenza. Di estrazione aristocratica, avrebbe potuto fare una vita al riparo da tutto, coccolato dagli agi, invece scelse una strada difficile, lastricata a sassi. Si schierò sempre dalla parte dei più deboli, facendo scelte spesso impopolari, e nonostante fosse un eroe di guerra ed un esponente di spicco dell’impresa fiumana, non cercò mai onori e gloria. Asso di Cuori veniva soprannominato ed era tra i piloti scelti di Francesco Baracca, ma è stato anche capo della guardia personale di Gabriele D’Annunzio. È stato proprietario di una linea aerea in Turchia, ha ricoperto la carica di condottiero in America Latina, mettendosi a capo di un movimento di indipendenza dei popoli latinoamericani dall’egemonia statunitense. È difficile poter affrontare con precisione ogni lato della sua vita, molti dei quali sono stati luminosi ed altri parecchio oscuri. Fisicamente ricordava uno dei giovani moschettieri di Dumas. Piccolo di statura, con una capigliatura generosa ed arruffata, portava un paio baffi all’insù. Aveva le maniere di un gran signore, nonostante vestisse costantemente in maniera trasandata. Un santo a metà strada tra il sacro ed il profano, un figlio della Natura. Desiderava vivere all’aria aperta, si nutriva di frutta e verdura. Praticava frequentemente il nudismo ed amava prendere il sole integralmente, sfoggiando un’abbronzatura atomica su di un fisico paragonabile a quello degli atleti ellenici. Lo chiamavano “concubino del sole”. Quando era in volo, si portava un fedele compagno di viaggio, ossia un teschio con un fez nero. A bordo del suo aeromobile si trovava sempre un servizio da tè in porcellana, con tanto di biscotti, segno inequivocabile del suo spiccato dandismo. Faceva uno smodato uso di “polvere ravvivante”, una pratica diffusa tra i piloti di tutte le nazioni. Serve a sopportare lo stress accumulato durante le difficili e pericolose ore di volo. In azioni di guerra abbatté sette velivoli nemici, guadagnandosi tre medaglie d’argento al Valor Militare. Stravagante oltre ogni limite, girava costantemente a torso nudo per i campi di aviazione, sia in estate che in inverno. Possedeva un’aquila addestrata con la quale dormiva appollaiato e semi nudo. Preferiva dormire all’aria aperta, invece di riposare nell’alloggio ufficiali. Nonostante le temperature proibitive, volava sempre in abiti succinti, vestendo un fez in testa, invece del tipico caschetto di cuoio. In volo leggeva Petrarca, Shakespeare, Leopardi, oppure l’Orlando Furioso. Dopo l’atterraggio, recensiva le sue letture, invece di fare un’attenta e minuziosa descrizione di ciò che aveva visto. Si dichiara apertamente bisessuale, senza temere alcuna conseguenza in un ambiente esclusivamente maschile che comunque gli perdona tutto. Durante una pericolosissima missione aerea, veniva ferito ed abbattuto, cadendo prigioniero degli austriaci. Al termine del primo conflitto mondiale, in una Fiume abbandonata a sé stessa, dove le donne si appuntano la coccarda italiana tricolore alle vesti per vedersela strappare via dalle odiose guardie al servizio della Vittoria Mutilata, da uomo libero e da anarchico, risponde alla chiamata del Comandante giungendo a Ronchi per sottrarre al nemico con la minaccia delle armi un gruppo di autocarri utili al trasferimento delle truppe verso Fiume.

D’Annunzio giunge a Ronchi e trova Keller a capo di un manipolo di granatieri pronti a tutto. A Fiume tutto è lecito, è la città dell’anticonformismo per eccellenza, ma Keller non passa affatto inosservato. Diventa un prediletto di D’Annunzio che lo adora anche per la sua cultura enciclopedica. È Keller l’unico a poter dare del tu al Comandante. Viene subito nominato Segretario d’Azione a capo dell’Ufficio Colpi di Mano, ossia un’istituzione tutta particolare con il compito di sottrarre con ogni mezzo le vettovaglie e le munizioni del Regio Esercito che vengono poi portate a Fiume che in quel momento soffre di una tremenda carenza poiché i suoi nemici la assediano, tentando di costringerla alla resa affamandola, privandola di ogni bene essenziale di sopravvivenza. Contravvenendo ad ogni regola e suscitando ogni tipo di sdegno e di ira tra gli ufficiali più reazionari, per formare la guardia personale di D’Annunzio, Keller va a scovare presso i cantieri navali deserti i soldati più indisciplinati, addirittura sprovvisti di documenti. Un manipolo di reietti che il Comando Supremo ha rifiutato, poiché sono senza credenziali. Passano il loro tempo a cantare sulle cime delle gru portuali, a lanciarsi nudi in mare dalle prue della navi immobilizzate agli ormeggi. Li radunò, li passò in rassegna e li trovò fierissimi, definendoli i migliori soldati. Nacque così il nuovo ordine militare della Disperata. Questi nuovi soldati marciano per la città a torso nudo, intonando canti di guerra. Non hanno obbligo di divisa. Sono spregiudicati e determinati. Allievi della morte, così vengono definiti. Durante l’esperienza fiumana, insieme alla rosa a cinque petali, sceglie il simbolo ariano del sole, la svastica, come vessillo per la sua associazione yoga, un gruppo di esoterici naturalisti. “Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione”, ecco come si descrivono essi stessi. Fondano perfino una rivista dove esaltano notevolmente il genio della razza italica, aristocratico ed individualista, esortando chiunque a rifiutare la corruzione delle idee considerate aliene per la nostra cultura, ossia quelle democratiche e borghesi, divulgate dalle civilizzazioni negative tipo quella ebraica, francese ed inglese, ormai largamente infiltrate in Italia. Keller professa l’annientamento dei valori della Rivoluzione Francese che hanno imbruttito la stirpe italica, l’hanno resa una massa informe priva di sentimenti, schiava del materialismo. Si auspica una rinascita epica attraverso la creazione di una Società dell’Artigianato, della Terra e del Mare, che liberi dalla schiavitù dell’industrializzazione. Vorrebbe addirittura l’abolizione del denaro in una società dell’amore libero, priva da ogni influenza religiosa. Nell’immediato post fallimento dell’esperimento fiumano, mosso da un profondo sentimento di patriottismo infantile, si alza in volo su Roma per lanciare tre messaggi: uno sul Vaticano, uno su Montecitorio ed uno sul Quirinale. Quello più significativo, composto da un pitale con dentro un mazzo di rape e carote, finirà proprio su Montecitorio con un messaggio scritto sopra: “Al Parlamento e al Governo che si regge con la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro valore”. Aderì al fascismo non mancando di riservargli fortissime critiche. Partecipò alla Marcia su Roma, forse più per il suo innato spirito avventuriero, più che per un reale aderimento ai valori del nuovo movimento. Dopo svariati risvolti molto irrequieti dei suoi ultimi anni di vita, tra cui un impiego presso l’ambasciata italiana a Berlino, un servizio attivo in Libia ed una parentesi come cercatore d’oro in Perù, visse l’ultimo periodo in estrema povertà, sorretto solo dagli amici più intimi rimasti al suo fianco. Morì a fianco di Vittorio Montiglio, anch’egli decorato al Valor Militare con la più alta onorificenza, per poi finire sul Colle delle Arche per desiderio dello stesso D’Annunzio che lo volle accanto a sé per l’eterno riposo.

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