ATTACCO A SEBASTOPOLI

Unità di ricognizione tedesca a cavallo sulla steppa di Crimea

Sebastopoli fu la città più fortificata della storia moderna. Nel giugno 1942, i tedeschi la accerchiano da ormai 9 mesi. Più di 100.000 sovietici sono ancora nascosti dentro migliaia di bunker e trincee; un sistema difensivo articolatissimo disposto su 3 profonde linee che corrono per chilometri in modo concentrico fino al porto. L’assedio più violento dell’Operazione Barbarossa continua. Truppe tedesche si riversano in prima linea attraversando la città di Simferopoli (Foto), ad appena 80 Km dalla fortezza di Sebastopoli.

Trincea facente parte delle postazioni invernali tedesche durante il lungo assedio di Sebastopoli
Bombardieri tedeschi attaccano la città di Sebastopoli

Gli Stukas dell’VIII° Corpo Aereo del generale Von Richthofen bombardano senza sosta le difese di Sebastopoli. La caccia sovietica sopra la città è stata completamente annientata poche ore dopo l’inizio dei primi bombardamenti. Giorno e notte, con formazioni composte anche da 250 aerei alla volta, i tedeschi martellano Sebastopoli, colpendo migliaia di obiettivi con bombardieri in picchiata, bombardieri d’alta quota e cacciabombardieri. Mentre l’artiglieria tedesca spara ormai senza sosta con ogni genere di calibro, la Luftwaffe compie 25.000 sortite sganciando 125.000 bombe in appena 3 settimane. (Foto: Stukas in volo sopra Sebastopoli).

Vettura comando dell’11° Armata tedesca, con il generale Eric von Manstein a bordo, vittima del “Generale Fango”.

Il 3 giugno 1942 il generale comandante dell’11°Armata Eric von Manstein, a bordo di una motosilurante italiana, parte da Yalta per ispezionare coi suoi occhi la strada costiera dove affluiscono i rifornimenti del XXX° corpo d’armata che stringe d’assedio Sebastopoli da sud. La motosilurante fa rotta ad ovest fino all’altezza di Balaclava, quando viene mitragliata e da 2 aerei sovietici: ci sono morti a bordo. Fritz Nagel, il fedele accompagnatore di von Manstein in ogni battaglia sin dai primi giorni della guerra è gravemente ferito a una coscia. L’arteria femorale è recisa. Il sangue sgorga a fiotti. Il tenente Specht salta nudo in acqua e nuota fino alla costa, dove prende il primo motoscafo e raggiunge a folle velocità la motosilurante in fiamme, rimorchiandola fino a Yalta. Von Manstein in persona porta Nagel all’ospedale militare ma è troppo tardi. Due giorni dopo Von Manstein è al cimitero di Yalta accanto alla tomba del suo autista. Davanti alla bara, il generale pronuncia un discorso: “Molti anni di vita quotidiana e di grandi eventi vissuti insieme ci hanno fatto diventare amici. Il nostro vincolo di amicizia non sarà spezzato dalla pallottola che ti ha colpito. La mia gratitudine e il ricordo di tutti noi ti accompagneranno in eterno. E ora riposa in pace…Addio, tu che fosti il mio migliore camerata!”. Nel momento stesso in cui il futuro feldmaresciallo saluta il suo fedele amico al cimitero di Yalta, si alzano in volo gli Stukas per           sferrare il decisivo attacco aereo sulla città di Sebastopoli.

Eric von Manstein
Mortaio “Gamma” tedesco da 420 mm contro Sebastopoli

Mentre le squadriglie di Stukas attaccano i loro obiettivi, le artiglierie tedesche di ogni calibro cominciano il tiro sulle postazioni sovietiche di Sebastopoli. Gli artiglieri tedeschi prendono di mira le batterie sovietiche nelle loro postazioni corazzate, spianano trincee e reticolati, bombardano con la massima precisione le feritoie e le cupole corazzate. Il primo, grande bombardamento della fase finale dell’assedio, comincia il 3 giugno 1942, e dura giorno e notte ininterrottamente per 5 giorni. Il martellamento delle artiglierie tedesche è rivolto contro le tre linee difensive concentriche che si sviluppano intorno a Sebastopoli. Queste linee sono munite di migliaia di bunker in cemento armato, cannoni e batterie: 350 Km di trincee e centinaia di chilometri di camminamenti e tunnel sotterranei, reticolati, campi minati e postazioni lanciarazzi e di mortaio, alcune scavate nella roccia e sulle scogliere completano questo formidabile apparato difensivo. In tre settimane, oltre alle bombe della Luftwaffe, i tedeschi riversano sulla città 30.000 tonnellate di proiettili. Mai nella Seconda guerra mondiale, si é vista una tale concentrazione di artiglierie tedesche come a Sebastopoli. (Foto: lo Schwerer Gustav, Il più grande cannone ferroviario della storia, calibro 800 mm, spara su Sebastopoli).

 

Il lanciarazzi “Nebelwerfer”.

Al micidiale bombardamento di Sebastopoli da parte dell’artiglieria tedesca, partecipano per la prima volta in modo massiccio i lanciarazzi “Nebelwerfer”. Due reggimenti lanciarazzi più altri 2 gruppi lanciarazzi vengono concentrati intorno alla città agli ordini del colonnello Niemann. Sono 21 batterie con 576 bocche da fuoco, fra cui quelle del 1° reggimento pesante con missili dirompenti e caricati ad olio infiammabile, calibro 280 e 320 mm, particolarmente efficaci contro le fortificazioni. Le sole bocche da fuoco del 1° reggimento vomitano ogni secondo 324 missili, che cadono a tappeto su settori ben limitati delle fortificazioni campali nemiche. Il potere dirompente dei razzi provoca uno spostamento d’aria che fa scoppiare i vasi sanguigni ai soldati nemici, e abbatte il morale delle truppe sovietiche come soltanto gli Stukas sanno fare.

Il mortaio “Gamma”.

Per l’assedio della piazzaforte più potente del mondo, i tedeschi schierano, oltre alle artiglierie convenzionali, alcune superarmi. Si tratta di obici con calibro enorme, costruiti appositamente per smantellare le più pesanti opere fortificate, e che nessun’altro belligerante al mondo possiede. Al terzo posto per grandezza di calibro, in questa classifica di veri e propri “mostri” dell’artiglieria, c’è il mortaio “Gamma”. Risalente alla Prima guerra mondiale, il pezzo fu riesumato per testare nuove granate penetranti anti-bunker. Calibro 420 mm, il “Gamma Mörser” fu aggiornato e modificato, per essere schierato contro la linea Maginot prima, e nell’assedio di Sebastopoli poi. Dotato di 235 serventi, una volta posto in batteria, il “Gamma” iniziò il martellamento delle opere fortificate della città con granate perforanti anti-bunker da 1 tonnellata.

Il super-mortaio “Thor” calibro 600 mm bombarda Sebastopoli. Durante la guerra, furono prodotti 7 esemplari di questo mortaio (il Karl Morser): questo fu il più pesante semovente d’artiglieria mai prodotto nella storia.

 

Karl Morser “Thor” contro Sebastopoli.

Il mortaio “Gamma”, terzo nella classifica dei “mostri” dell’artiglieria tedesca a Sebastopoli, era piccolo a confronto del mortaio “Karl”, calibro 600 mm: quest’ultimo infatti pesava ben 124 tonnellate ed è a tutt’oggi il più pesante semovente d’artiglieria mai prodotto. Se il “Gamma” sparava speciali granate anti-bunker da una tonnellata, il “Karl” sparava proiettili dirompenti di 2,2 tonnellate in grado di sfondare le più spesse corazze di acciaio e cemento armato. Il “Karl”, prodotto in alcuni esemplari durante la Seconda guerra mondiale (l’esemplare usato dai tedeschi a Sebastopoli portava il nome di “Thor”), era praticamente un mostro che non aveva più alcuna somiglianza con un mortaio tradizionale. La massiccia bocca da fuoco, lunga 5 metri e il possente meccanismo dell’affusto mobile assomigliavano più a una fabbrica con un sinistro fumaiolo mozzo. Anche il mortaio “Karl” fece piovere le sue mega granate sulle fortificazioni della città, con effetti devastanti. (Foto: il “Karl” durante il bombardamento di Sebastopoli).

Il super-cannone da 800 mm “Schwerer Gustav”, il più grande cannone ferroviario della storia, è pronto a smantellare le difese della piazzaforte di Sebastopoli

Esisteva un’arma tedesca più grande perfino dei mortai “Gamma” e “Karl”, che venne schierata a Sebastopoli tra lo stupore del mondo intero: Il “re dei cannoni”, ovvero lo ” Schwerer Gustav”. Questo mostruoso cannone ferroviario, calibro 800 mm, pesava ben 1344 tonnellate, e raggiunse la Crimea all’inizio del 1942. Il suo compito era quello di spazzar via anche i bunker sovietici più impenetrabili, situati alle maggiori profondità, sotto decine di metri di roccia e cemento. 2500 operai adattarono la linea ferroviaria esistente costruendo un binario doppio fino a Bakciserai, dove il convoglio ferroviario dello “Schwerer Gustav”, lungo un chilometro e mezzo arrivò a marzo 1942. Questo cannone era lungo quasi 50 metri e la sua bocca da fuoco ne misurava 32,5: questa vomitava proiettili perforanti da 7,2 tonnellate a 38 Km di distanza, oppure proiettili da 4,5 tonnellate fino a 47 Km di distanza. Tra serventi, servizi di guardia, difesa contraerea e manutenzione, il cannone impegnava un contingente di 4120 uomini: le operazioni di tiro richiedevano la presenza di un generale e di 1500 serventi. La potenza apocalittica di questa mostruosa arma si abbatté sui punti nevralgici delle linee difensive di Sebastopoli: i forti “Stalin”, “Molotov” e “Siberia”; che vennero fatti a pezzi…Anche il forte “Maxim Gorki” venne danneggiato. Un proiettile dello “Schwerer Gustav” inoltre, sfondò 30 metri di roccia e cemento, distruggendo un deposito di munizioni nella baia di Severnaja.

Nel marzo 1942 arriva in Crimea uno spaventoso convoglio ferroviario lungo un chilometro e mezzo, con 30 vagoni e più di 4000 uomini al seguito. Trasporta il cannone più grande del mondo, arrivato apposta dalla Germania per distruggere Sebastopoli.
Con la canna alla massima elevazione, lo “Schwerer Gustav” raggiungeva un’altezza di 50 metri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Migliaia di soldati sovietici periscono nei bunker a causa del fuoco pesante tedesco.

Il bombardamento delle tre linee difensive di Sebastopoli continua giorno e notte. Il 18° reggimento Flak viene schierato per abbattere le difese sovietiche: diverrà famoso durante il bombardamento della città. Le batterie da 88 mm tempestano, con il loro tiro teso, le opere fortificate che affiorano per chilometri sul terreno. Impiegati in primissima linea come i mortai da trincea, i pezzi da 88 mm distruggono a tiro diretto i bunker e le postazioni blindate, centrando cupole e feritoie. Il 18° reggimento Flak sparerà sulle fortificazioni campali di Sebastopoli ben 181.787 proiettili. I sovietici cadono a migliaia, dilaniati dai proiettili perforanti che sfondano i bunker o colpiti dalle schegge delle granate dirompenti che esplodono a pochi metri sopra le loro teste. L’assedio continua…

Torrida estate d’assedio per gli uomini dell’11° armata. E’ l’ora del bollettino di guerra radiofonico. I soldati tedeschi pensano ai loro camerati, impegnati su tutti I fronti delmondo.

 

Il bombardamento tedesco concentrato di tutte le armi su Sebastopoli, continua. La più grande piazzaforte del mondo conta su tre sistemi difensivi concentrici, scaglionati in profondità, che proteggono la fortezza centrale vera e propria. La prima linea fortificata, larga da 2 a 3 Km, è costituita da 4 ordini di trincee scaglionate in profondità, intersecate da reticolati e sbarramenti. Negli intervalli tra i 4 ordini di trincee sorgono bunker in cemento armato e centri di comando. Il terreno di questa prima linea fortificata, è ricoperto di mine anticarro e antiuomo. La seconda linea difensiva è la più poderosa, ed è larga un chilometro e mezzo. Di questa linea fanno anche parte una quindicina di forti, come il “Maxim Gorki” coi suoi pesanti torrioni d’acciaio muniti di pezzi da 305 mm. Il gemello del “Maxim Gorki” è il “Maxim Gorki II”, posto sul versante sud della cinta fortificata, munito anch’esso di artiglierie. La terza linea fortificata protegge invece il perimetro cittadino con un vero e proprio labirinto di trincee, tunnel, casematte, nidi di mitragliatrice, postazioni di mortai e batterie di cannoni. Una volta sfondate le tre linee difensive, la lotta in città dovrà svolgersi strada per strada, casa per casa; assaltando ogni singola postazione fino alle scogliere a picco sul mare, disseminate di ulteriori nidi di resistenza.

Briefing di comando da una postazione dominante sul fronte di Sebastopoli.

 

Soldati Sovietici.

I sovietici sono pronti ad affrontare il violento attacco tedesco. Essi difendono Sebastopoli con 7 divisioni di fanteria, una divisione di cavalleria appiedata, 2 brigate autonome di fucilieri, 3 brigate della marina militare, 2 reggimenti di fanteria della marina e una serie di battaglioni corazzati e formazioni autonome per un totale di 106.000 uomini. Inoltre, incardinati nelle difese della piazzaforte, ci sono 10 reggimenti d’artiglieria, 2 reparti lanciagranate, 1 reggimento anticarro e 45 gruppi d’artiglieria di marina: in totale 600 cannoni e 2000 mortai. Sebastopoli va schiacciata assolutamente, perché la campagna estiva di Russia del 1942 possa continuare. Ad Hitler serve il petrolio del Caucaso per proseguire la guerra. Il “Gruppo Armate Sud” e milioni di soldati tedeschi attendono l’esito di Sebastopoli. L’11°Armata tedesca, appoggiata da ingenti forze aeree e di artiglieria che nel frattempo stanno letteralmente arando col ferro e col fuoco la piazzaforte, attaccherà con 7 divisioni di fanteria, appoggiate da 2 divisioni rumene: in totale 203.000 uomini.

Unità tedesca sul fronte di Sebastopoli.

La notte tra il 6 e il 7 giugno 1942 trascorre calda e afosa.Alle prime luci dell’alba si alza dal mare una leggera brezza che trasporta verso le linee tedesche la polvere del terreno sconvolto dalle esplosioni e il fumo denso dei depositi sovietici in fiamme. L’artiglieria tedesca, a quel punto, aumenta ancora l’intensità del tiro: milioni di proiettili vengono riversati sulle linee difensive della piazzaforte. Manstein ha dato l’ordine: alle 3.50 la fanteria tedesca parte all’attacco. Protette dall’ombrello di fuoco alzato dall’artiglieria e dalla Luftwaffe, squadre speciali della fanteria e guastatori del genio assaltano la prima delle tre linee difensive concentriche che difendono la fortezza di Sebastopoli. L’attacco più violento viene sferrato nel settore nord dal 54° corpo d’armata tedesco. Da occidente e da sud invece, il 30° corpo d’armata, appoggiato da unità romene, avanza verso le posizioni di partenza per l’attacco principale che avrà inizio pochi giorni più tardi.

Unità tedesca d’assalto a Sebastopoli.

L’attacco tedesco ha avuto inizio. Nel settore nord, nella valle del Belbek e nella gola di Kamishli, i genieri tedeschi aprono dei varchi negli estesi campi minati della prima linea difensiva nemica, larga dai 2 ai 3 km, per consentire il rapido accesso dei semoventi. I colpi dell’artiglieria tedesca caduti sui campi minati, hanno fatto deflagrare a catena le mine sovietiche: raffiche di esplosioni hanno alzato nel cielo una cortina di fumo nero, rendendo l’aria irrespirabile. L’artiglieria tedesca ha devastato le posizioni nemiche, diroccato bunker e trincee, fatto strage dei difensori. Ora i sovietici superstiti si difendono con la forza della disperazione: ogni buca va presa d’assalto e neutralizzata con le bombe a mano. I tedeschi conquistano le prime posizioni campali combattendo corpo a corpo col nemico. (Unità tedesca d’assalto a Sebastopoli).

Unità tedesca d’assalto a Sebastopoli

L’attacco tedesco contro la piazzaforte di Sebastopoli è in pieno svolgimento. Sfondata, dopo inauditi combattimenti la prima cinta difensiva che protegge la cittá, i tedeschi si trovano ora ad affrontare la seconda, quella piú massiccia, larga un chilometro, dove sono incastonati i grandi forti in cemento armato. Nel settore nord, alla 22° divisione di fanteria della Sassonia, spetta il duro compito di conquistare il forte “Stalin”. Questa massiccia fortezza è già stata devastata dal pesante fuoco dell’artiglieria, ed è ormai ridotta ad un cumulo di macerie, ma all’interno la resistenza é tutt’altro che finita. Il primo attacco, compiuto il 9 giugno, fallisce. Il 13 giugno, i tedeschi attaccano di nuovo. I russi rispondono al fuoco da ogni buco. La feritoia di un bunker del forte, viene centrata dall’artiglieria tedesca e 30 sovietici all’interno rimangono uccisi: i 10 superstiti turano la feritoia slabbrata coi cadaveri dei loro compagni. I tedeschi incendiano i cadaveri coi lanciafiamme e riempono il bunker di bombe a mano. Solo nel tardo pomeriggio 4 superstiti si arrendono, dopo che il loro commissario politico si è suicidato. Nel corso di questi accaniti combattimenti, i tedeschi subiscono gravi perdite.

L’assalto tedesco alla seconda delle 3 cinte difensive che difendono Sebastopoli, continua violentissimo in mezzo al caldo torrido, fino al 17 giugno. Il campo di battaglia, coperto di cadaveri in putrefazione su cui si librano giganteschi sciami di mosche, emana un fetore nauseabondo. La 132° divisione bavarese, schierata accanto alla 22° divisione sassone che ha preso d’assalto il forte “Stalin”, subisce perdite talmente gravi che deve essere momentaneamente ritirata dal fronte. La situazione dei reparti tedeschi all’assalto della seconda cinta difensiva, è critica. Le perdite continuano ad aumentare, mentre le riserve e le munizioni scarseggiano. Il grosso della Wehrmacht è schierato più a est, per la grande offensiva estiva del 1942. Alcuni comandanti tedeschi propongono di sospendere l’attacco a Sebastopoli. Ma Manstein, Il 17 giugno, ordina invece una nuova, violenta offensiva con i già dissanguati reggimenti tedeschi presenti sul campo. Il nuovo attacco si concentra sui fortini principali, come il grande “Maxim Gorki”.

Baia di Servernaya

Continua l’assalto tedesco alle pesanti linee fortificate che circondano la città di Sebastopoli. Mentre a nord, sul settore destro è in corso l’epico assalto al forte “Maxim Gorki”, la 24° divisione della Sassonia conquista i forti “GPU”, “Molotov” e “Ceca”. Sul fianco sinistro della 24°, la 22° divisione di fanteria di Brema riesce a sfondare la seconda cinta difensiva, conquistando il 17 giugno il forte “Siberia”. I cannoni semoventi tedeschi, penetrati nel varco aperto dai genieri, fanno a pezzi i fortini, spazzano i reticolati e le trincee e permettono alla fanteria di dilagare. La 22° divisione riesce ad espugnare dopo violenti scontri anche i forti “Volga” e “Urali”, raggiungendo il 19 giugno la baia di Severnaia. Questa baia, sbarra a nord l’accesso all’area urbana di Sebastopoli. Mentre le difese sovietiche vengono sfondate nel settore nord, anche da est le divisioni 50° di fanteria del Mecklemburgo e la 4° alpina rumena, presa l’altura di Gajtani, raggiungono la baia di Severnaja. Sebastopoli si profila finalmente davanti agli occhi del 54° corpo d’armata, che ha chiuso il cerchio da nord. Ora si attendono notizie da sud, dove il 30° Corpo d’armata è duramente impegnato contro la sezione difensiva più larga e profonda della piazzaforte.

Il tanto conteso caposaldo del “Monte della Cappella”, situato nella seconda cinta difensiva di Sebastopoli. La posizione viene conquistata, dopo sanguinosi combattimenti dalla 72° divisione di fanteria tedesca.

Dopo la conquista delle alture di Sapun, costata la vita al comandante del 1° battaglione del 391° reggimento, tenente Bittlingmeier; i tedeschi passano al setaccio ogni bunker, ogni trincea, ogni galleria, ogni buca scavata nella roccia. I sovietici resistono nelle loro postazioni fino alla morte.

Le difese campali di Sebastopoli; le più potenti del mondo, stanno cedendo. Da tutti i lati, l’11 armata di Manstein stringe la città in una morsa fatale. Il 18 giugno, un reparto esploratori agli ordini del maggiore Baake, conquista il caposaldo sovietico della “Punta dell’Aquila”. Sul fronte meridionale, la 170° divisione tedesca, dopo aver occupato le alture di Sapun, si getta in discesa verso l’area urbana. Un reggimento della divisione prende d’assalto il vecchio cimitero inglese della guerra di Crimea, trasformato dai sovietici in macabro fortilizio munito di artiglierie. Il 20 giugno, con l’appoggio dei semoventi, cade il forte “Lenin”, all’estremità orientale della baia di Severnaja. La 24° divisione tedesca conquista, dopo accaniti combattimenti, anche il forte “Nord” e la famigerata batteria “Constantinovskj”, sulla stretta lingua di terra Severnaja-Kossa. ll porto di Sebastopoli è virtualmente chiuso. Tutte le fortezze della seconda cinta difensiva sono cadute, e i tedeschi si preparano ad entrare in città. Nella notte del 26 giugno l’alto comando sovietico, nel disperato tentativo di fermare l’avanzata tedesca, fa sbarcare a Sebastopoli la 142° brigata autonoma fucilieri. Questa brigata, sacrificata inutilmente, sbarcherà solo per assistere alla caduta definitiva della città.

Il 1° battaglione del 391° reggimento di fanteria tedesco, agli ordini del tenente Bittlingmeier, prende d’assalto le alture di Sapun, uno dei punti nevralgici della seconda linea difensiva di Sebastopoli. Le alture erano situate a sud-est della città. Raggiunta e conquistata la vetta dopo accaniti combattimenti, il tenente Bittlingmeier cade tragicamente, colpito a morte dai sovietici.

La Wehrmacht è ora di fronte ai sobborghi di Sebastopoli. L’area urbana è circondata dalla terza cinta fortificata: l’ultima. A nord, l’area portuale è naturalmente difesa dalla baia di Severnaja. Le divisioni di fanteria 22° e 24° tedesche ricevono l’ordine di dare l’assalto finale. L’artiglieria e la Luftwaffe continuano a devastare la città: sono 8 mesi che la piazzaforte viene sconvolta giorno e notte dalle bombe. Il 22° reggimento d’artiglieria tedesco arriva a sparare il suo 100.000° proiettile. La Wehrmacht si schiera per l’attacco finale. E’ la mezzanotte del 27 giugno 1942. Al chiaro di luna, le truppe d’assalto attraversano alla massima velocità la baia di Severnaja a bordo di mezzi da sbarco. Quando i sovietici si accorgono della manovra e danno l’allarme, è ormai troppo tardi. Le prime squadre d’assalto tedesche si trovano già ai piedi della “Fortezza E”, che cade in breve tempo. I battaglioni arrivano al margine dell’area urbana, attraversando l’ultimo grande fossato anticarro. Arriva l’alba del 27 giugno: gli Stukas si alzano in volo per l’ennesima volta e aprono la strada alla fanteria. Sebastopoli brucia…

Dopo la conquista delle alture di Sapun, costata la vita al comandante del 1° battaglione del 391° reggimento, tenente Bittlingmeier; i tedeschi passano al setaccio ogni bunker, ogni trincea, ogni galleria, ogni buca scavata nella roccia. I sovietici resistono nelle loro postazioni fino alla morte.

 

Le difese campali di Sebastopoli; le più potenti del mondo, stanno cedendo. Da tutti i lati, l’11 armata di Manstein stringe la città in una morsa fatale. Il 18 giugno, un reparto esploratori agli ordini del maggiore Baake, conquista il caposaldo sovietico della “Punta dell’Aquila”. Sul fronte meridionale, la 170° divisione tedesca, dopo aver occupato le alture di Sapun, si getta in discesa verso l’area urbana. Un reggimento della divisione prende d’assalto il vecchio cimitero inglese della guerra di Crimea, trasformato dai sovietici in macabro fortilizio munito di artiglierie. Il 20 giugno, con l’appoggio dei semoventi, cade il forte “Lenin”, all’estremità orientale della baia di Severnaja. La 24° divisione tedesca conquista, dopo accaniti combattimenti, anche il forte “Nord” e la famigerata batteria “Constantinovskj”, sulla stretta lingua di terra Severnaja-Kossa. ll porto di Sebastopoli è virtualmente chiuso. Tutte le fortezze della seconda cinta difensiva sono cadute, e i tedeschi si preparano ad entrare in città. Nella notte del 26 giugno l’alto comando sovietico, nel disperato tentativo di fermare l’avanzata tedesca, fa sbarcare a Sebastopoli la 142° brigata autonoma fucilieri. Questa brigata, sacrificata inutilmente, sbarcherà solo per assistere alla caduta definitiva della città.

Unità sovietica durante l’attacco tedesco a Sebastopoli.

La Wehrmacht è ora di fronte ai sobborghi di Sebastopoli. L’area urbana è circondata dalla terza cinta fortificata: l’ultima. A nord, l’area portuale è naturalmente difesa dalla baia di Severnaja. Le divisioni di fanteria 22° e 24° tedesche ricevono l’ordine di dare l’assalto finale. L’artiglieria e la Luftwaffe continuano a devastare la città: sono 8 mesi che la piazzaforte viene sconvolta giorno e notte dalle bombe. Il 22° reggimento d’artiglieria tedesco arriva a sparare il suo 100.000° proiettile. La Wehrmacht si schiera per l’attacco finale. E’ la mezzanotte del 27 giugno 1942. Al chiaro di luna, le truppe d’assalto attraversano alla massima velocità la baia di Severnaja a bordo di mezzi da sbarco. Quando i sovietici si accorgono della manovra e danno l’allarme, è ormai troppo tardi. Le prime squadre d’assalto tedesche si trovano già ai piedi della “Fortezza E”, che cade in breve tempo. I battaglioni arrivano al margine dell’area urbana, attraversando l’ultimo grande fossato anticarro. Arriva l’alba del 27 giugno: gli Stukas si alzano in volo per l’ennesima volta e aprono la strada alla fanteria. Sebastopoli brucia…

Sebastopoli distrutta e infiamme.

E’ la mattina del 27 giugno 1942 a Sebastopoli. la Wehrmacht, sbarcata nella notte da nord e sfondate le ultime linee difensive nemiche, dilaga all’interno della città. Il comando sovietico crolla nel panico e nel caos. Gli scontri sono accaniti: In molti punti i sovietici obbediscono agli ordini di Stalin di combattere fino alla morte. Sulla ripida sponda nord della città, un migliaio di donne, bambini e soldati sovietici si sono rifugiati in una galleria, barricandovisi. Il commissario politico al comando della postazione si rifiuta di aprire. Mentre i guastatori del genio tedesco si preparano ad entrare, il commissario fa saltare in aria la galleria con tutti i civili, i militari e sé stesso all’interno: muoiono nell’esplosione anche 12 guastatori tedeschi. Gli scontri continuano per giorni lungo le strade e nelle case mentre ormai, anche da sud, i tedeschi investono le ultime linee difensive sovietiche, spingendosi verso capo Khersones, la punta occidentale della piazzaforte. La caduta di Sebastopoli è ormai questione di ore. (Foto: la città e il porto di Sebastopoli).

I tedeschi entrano a Sebastopoli: la città è ridotta un cumulo di macerie.

Il 3 luglio 1942, dopo oltre 8 mesi di violento assedio, di fronte agli occhi attoniti del mondo intero, la più formidabile piazzaforte del mondo cade definitivamente in mano tedesca. L’ultima resistenza nemica viene infranta il 4 luglio sulla penisola di capo Kersones, a occidente della città. A Sebastopoli subentra finalmente il silenzio. L’Armata Rossa ha perso 2 intere armate con almeno 115.000 uomini, abbandonando sul campo 1380 cannoni e mortai. Il bottino di guerra catturato dai tedeschi è giudicato incalcolabile. I combattimenti sono stati così violenti, che sui 95.000 sovietici fatti prigionieri dai tedeschi, ben 2/3 risultano feriti. Ma le perdite sono state immani anche per la Wehrmacht, che in 8 mesi ha lasciato sul campo oltre 17.000 morti e 18.000 feriti. La Crimea ora è completamente in mano tedesca e l’attenzione del mondo si sposta più a est, dove nel frattempo è iniziata l’ “Operazione Blu”; l’offensiva estiva tedesca del 1942 voluta da Hitler, che porterà i tedeschi fin sulle montagne del Caucaso e a Stalingrado. I venti di guerra soffiano ora in direzione del fiume Don.

L’artiglieria d’assalto tedesca, che ha brillantemente supportato la Wehrmacht nel leggendario assalto alle pesanti linee fortificate che difendevano Sebastopoli, sta per entrare in città.

La battaglia di Sebastopoli rappresenta, in prospettiva, un momento chiave della Seconda guerra mondiale. Mai le potenze dell’Asse si sono trovate così in vantaggio come in quel luglio 1942, e l’Urss così vicina al tracollo definitivo. L’Armata Rossa è sull’orlo dell’abisso. In appena due mesi, con le grandi sconfitte subite a Kharkov, in Crimea e nella “Operazione Blu”; sul solo fronte meridionale i russi hanno perso 1.200.000 uomini. Il 1942 sarà apocalittico per la Russia: il 56% dei soldati dell’Armata Rossa cadrà in battaglia o verrà fatto prigioniero dai tedeschi, mentre il 77% rimarrà ferito e mutilato. L’Armata Rossa nel 1942 subirà il 133% di perdite, venendo praticamente distrutta per intero, più un terzo. Nel 1942 l’Unione Sovietica soffre la perdita di 7 milioni di caduti, feriti e prigionieri. L’Armata Rossa, in appena 18 mesi di guerra, ha già subito circa 12 milioni di perdite, pari al 259% del suo organico iniziale. Fu un bagno di sangue di proporzioni mai più viste nella storia. Dopo Sebastopoli, il fronte meridionale russo crolla e il “Gruppo Armate Sud” tedesco dilaga fino al Caucaso e a Stalingrado.

KEN

Prigionieri Sovietici
Sebastopoli dopo la caduta.