Buon anno del Centenario!

di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

Ma proviamo a sapere almeno di cosa parliamo

Oggi entra il 19, l’anno del Centenario.
Il Centenario della fondazione dell’Associazione degli Arditi, il Centenario della fondazione dei Fasci di combattimento, il Centenario dell’Impresa di Fiume.
Le commemorazioni si sprecheranno; tra ubriacature, proclami e interpretazioni approssimative, sarà necessario tenere dritta la barra. Perché non si può mummificare tutto e neppure è consentito strumentalizzarlo, deformandolo, al solo fine di giustificare le proprie sbandate odierne. Sarà quindi indispensabile sottolineare che si trattò non del nazionalismo (o del sovranismo come si dice ora), ma dell’avvento del nazionalismo rivoluzionario, il che non è un dettaglio. La valenza rivoluzionaria sia spirituale, sia sociale, sia esistenziale, del nazionalismo, che venne considerato da Mussolini come il superamento del classismo che definì reazionario, va enfatizzata, con tutto quello che apportò come processo storico.

Il 1919 segnò il passaggio dalle trincee inter-europee alle trincee nazionali. I guerrieri che si erano combattuti con eroismo, una volta tornati nelle proprie terre, si ritrovarono alle prese con pacifisti, borsisti neri, usurai, canaglia di ogni tipo, e si schierarono su due fronti. Combatterono la Sovversione con un forte tributo di sangue ma al tempo stesso la Reazione in tutte le sue forme. L’internazionale dei nazionalismi sbocciò in quell’anno facendo fronte agli internazionalismi dell’odio e dell’oro. E spesso vinse.
Di qui le rivoluzioni nazionali e l’acquisizione di una coscienza d’identità europea che poi sarebbe fiorita sul Fronte dell’Est e avrebbe consegnato ai posteri un’avanguardia di prim’ordine.
Europa Nazione fu il suo motto e divenne il suo verbo e ancora una volta essa andò avanti, oltrepassando tutti gli internazionalismi contro cui incrociò ancora le spade.

Bisogna essere consapevoli di tutto ciò e recuperarne lo spirito aggiornandone la lettera, perché il 2019 sarà un anno pieno di sfide che non sono elettorali se non in minima parte.
Sfide internazionali che segneranno il futuro dei nostri popoli, sfide europee che determineranno il futuro del populismo, sfide italiane il cui esito ci dirà se abbiamo ancora un senso, come popolo, come nazione e come nostra vocazione d’avanguardia.

Il 2019 dovrà essere l’anno di consolidamento della minoranza rivoluzionaria e di un notevole avanzamento di quella rivoluzione culturale che ci dovrà consentire di avere un ruolo significativo negli eventi politici. A quello che fino ad oggi è soltanto un dissenso popolare diffuso, fondato sulla delusione e sulla reminiscenza del buonsenso, serve come il pane un’avanguardia politica che ancora manca.
A tutti serve quanto prima una nuova coniugazione del verbo per approdare a qualcosa che possiamo definire come sovranismo europeo di spirito ardito e di matrice ghibellina.

Buon 2019! A noi.