Certificati di “antifascismo” per attività pubbliche: come reagire nel binario della “politica regolare”

In questi giorni circolano tramite i social network links nei quali, con toni sarcastici, si critica Casapound Pesaro di avere firmato una sorta di “certificato antifascista”, che sarebbe un documento nel quale un’organizzazione che vuole usufruire di spazi pubblici dichiara di riconoscersi nei principi democratici, rispettare la costituzione italiana ed impegnarsi a non violare le vigenti leggi in materia di ricostruzione del partito fascista, istigazione all’odio, alla discriminazione, alla violenza, apologia di dittature ecc. Questa forma di “certificazione democratica” è parte del regolamento comunale di alcune città. In pratica, è necessario firmarla per chiunque voglia fare attività politica usufruendo di spazi pubblici. Personalmente trovo ingiusta questa tipologia di certificazione, e sicuramente è stata creata con l’obiettivo di limitare l’agibilità politica di certi soggetti politici ritenuti scomodi. Tuttavia è indubbio che chi ha scelto di fare politica in modo regolare e classico non ha scelta se non quella di fare buon viso a cattivo gioco. Con i termini “regolare e classico” intendo chiunque faccia politica nella forma organizzata, un partito (o un’associazione culturale) regolarmente registrato, con statuto, presidente, membri, simpatizzanti, sedi, attività di varia tipologia anche pubbliche, eventuale presentazione di proprie liste alle elezioni ecc. Qualunque ideologia si abbia, dal momento che si decide di fare politica in modo “regolare”, con chiunque, si deve mettere in conto che non si può dire pubblicamente al 100% tutto ciò che si pensa né esprimersi con un certo linguaggio, per il semplice motivo che poi magari si rovina il lavoro di settimane e mesi per un’uscita evitabile o per puntare i piedi su questioni morali.

Per questa ragione ritengo qualunque critica a CP Pesaro di avere firmato questa “certificazione” errata, non tanto a livello “morale”, qualche “fascista intransigente” potrebbe storcere il naso a questo livello, quanto a livello “pratico”. Chi vuole portare avanti ad oltranza il binario della cosiddetta “politica regolare” a mio avviso fa bene a non farsi ostacolare da “vincoli morali” di questo tipo e a non dare peso ad eventuali critiche “interne” da parte di individui che si ritengono moralmente intransigenti.

Nessuno è obbligato ad essere attivo nel campo della “politica regolare”, ed ognuno ha il diritto di avere anche le proprie perplessità riguardo questo binario. Tuttavia è a mio avviso preferibile non creare ulteriori ostacoli a chi la fa. Non ce ne viene in tasca niente. Lasciamoli lavorare secondo le loro strategie, tenendo conto che saremo anche noi, quelli non attivi nella “politica regolare”, a trarre vantaggi dai loro eventuali risultati. Sia risultati in piccolo, come il poter partecipare ad eventi di nostro interesse, sia in grande, qualora questi gruppi politici regolari riuscissero ad ottenere risultati politici significativi.

Sergio Di Volpe