Chi ha guidato i cavalieri e come – la leadership militare nella guerra dei cent’anni

La Guerra dei Cent’Anni fu una delle guerre più lunghe del Medioevo: per oltre un secolo, le monarchie francesi e inglesi hanno combattuto per il controllo della nazione francese e dei territori della Francia settentrionale e occidentale.

Il successo nel corso in questo conflitto ha richiesto un comando forte.

Perciò chi erano gli uomini che guidavano le truppe della Guerra dei Cent’anni e come gestivano i loro affari?

– Il re: l’apice della struttura di comando.

All’inizio della guerra, nel 1337, la struttura di comando era pressoché la stessa.

All’apice c’era il re, che comandava gli uomini in pace come in guerra.

Aveva il diritto di convocare uomini per la guerra, guidarli in battaglia e punirli per non aver prestato servizio. La sua presenza sul campo di battaglia poteva essere un grande stimolo, come per gli inglesi ad Agincourt nel 1415. Tuttavia comportò anche dei rischi, come quando Giovanni II di Francia venne fatto prigioniero degli inglesi a Poitiers nel 1356.

Di conseguenza, l’intera struttura del comando militare ruotava attorno alla corte reale.

Fu da lì che la maggior parte dei comandanti fu reclutato. Qualunque fosse la sua posizione sociale, la scelta migliore per un uomo che guidasse l’esercito, doveva essere presa dalla corte.

– Alta nobiltà e alto comando.

Di conseguenza, i più alti comandanti erano generalmente reclutati dall’alta nobiltà. Questo fu anche il riflesso del pensiero sociale e politico nel 14 ° e 15 ° secolo. I nobili erano visti come una classe, il cui potere di comandare gli altri era dato da Dio.

Molti importanti comandanti erano uomini di sangue reale, fratelli o cugini del re come Giovanni di Gaunt.

Anche coloro che non condividevano i nonni con il re erano spesso legati a lui attraverso il matrimonio o relazioni più distanti, la nobiltà si era avviata lungo il percorso di consanguineità che avrebbe in seguito causato il caos alle linee reali.

Altri detenevano le loro posizioni perché erano troppo potenti per essere ignorati.

Un uomo come il duca di Borgogna, che possedeva così tanta terra e potenza da poter agire indipendentemente dalla corona francese, doveva essere assecondato e messo posizioni di rilievo.

In caso contrario, avrebbe potuto portare al tipo di attività ribelle che la Borgogna ha intrapreso.

– Nobiltà inferiore e soldati professionisti.

Sotto l’alta nobiltà v’era la nobiltà inferiore.

Grazie ai metodi di reclutamento feudali, al quale questi adempivano obbligatoriamente fornendo truppe, molti di loro muovevano a capo delle truppe in guerra già radicati in una gerarchia sociale che aveva preso le armi.

Per i francesi, questi uomini giocarono un ruolo vitale nell’organizzare e guidare la difesa del territorio, usando le loro autorità locali per raccogliere truppe e fortificare le città per resistere agli inglesi.

Entrambe le parti le usavano come una sorta classe ufficiale.

Essi guidavano i soldati in battaglia, e servivano come truppe d’assalto, compito che grazie all’equipaggiamento superiore potevano permettersi.

Era attraverso il servizio in questi ruoli che gli uomini potevano superare le loro origini, diventando famosi professionisti e venendo pagati per il loro lavoro svolto. Uomini come Bertrand du Guesclin e Sir Thomas Dagworth acquisirono importanza attraverso il merito più che per la nascita, diventando comandanti di eserciti reali.

Sebbene il pensiero originario sul comando militare fosse meno sofisticato di quello che è diventato, c’erano ancora libri e teorie popolai.

Il più importante era De Re Militari di Vegetius. Questa opera romana del IV secolo espose idee su come fare la guerra, ponendo grande enfasi sul comando, sul carattere morale e sul ruolo dell’esperienza nel fare soldati.

Per una mente moderna, un libro di 1000 anni potrebbe sembrare obsoleto, ma per gli studiosi medievali il suo antico retaggio ha dato legittimità alle sue idee.

La storia militare è stata anche studiata a scuola. In particolare, sono stati diffusi due libri del I secolo: la “Stratagemata di Frontino” e la “Memoria di Facta et Ditta” di Valerio Massimo.

Di nuovo, il fatto che queste fossero opere di e sugli antichi romani conferiva loro una certa importanza piuttosto che un senso di irrilevanza

I pensatori militari dell’epoca stavano iniziando a scrivere i propri libri, come il “Livre de Chevalerie” di Geoffroi de Charny.

Ma questi erano più preoccupati della cultura cavalleresca e del carattere morale dei cavalieri di quanto non lo fossero con gli aspetti pratici della guerra.

– Il cambiamento della visione di comando”

Sebbene il “De Re Militari” di Vegetius fosse vecchio di un millennio, la sua crescente popolarità stava portando a un cambiamento nel modo di pensare al comando militare.

La tradizionale mentalità medievale credeva che i condottieri fossero scelti da Dio, messi al loro posto nella società per il bene di tutti. Ma Vegetius vedeva una visione diversa. Per lui, le posizioni di comando dovrebbero essere concesse agli uomini in base ai loro meriti e alla loro esperienza. Non potevano semplicemente assumere una posizione di potere in un esercito.

Questo divenne parte di una più ampia discussione sulla natura della nobiltà.

Deve essere ereditato, o potrebbe essere concesso? Com’era il comportamento di un uomo collegato al suo nobile rango?

In pratica, l’importanza della guerra fece sì che la prospettiva di Vegetius diventasse più importante di quanto sarebbe stata in tempi di pace. Era necessaria un comando competente.

Il destino della nazione non poteva essere lasciato nelle mani di uomini non dotati, qualunque fosse il loro grado

Fu questo che permise a uomini come du Guesclin e Sir Robert Knolles di ottenere posizioni di rispetto e autorità nonostante i loro inizi relativamente umili.

Ma ancora, alla fine della guerra l’alta nobiltà stava assistendo a una rinascita, e in nessun momento gli eserciti erano guidati da gente comune.

– Le riforme di Carlo VII

Negli anni 1440, il re Carlo VII di Francia riformò il suo esercito, concentrandosi sul collocamento di uomini competenti al comando.

I risultati riflettevano un mix di pensiero vecchio e nuovo di comando, con la nobiltà ancora saldamente al comando, ma i nobili mediocri dovettero abdicare grandi impieghi di responsabilità.

Anche queste riforme limitate poterono essere raggiunte solo perché Carlo aveva uomini competenti di alto rango. Senza di loro, il comando sarebbe rimasto come sempre; legata e limitata dallo status sociale.

Fonte: Christopher Allmand (1989) – La guerra dei cent’anni: Inghilterra e Francia in guerra c.1300 – c.1450.

Nella prima foto: l’unità principale del Regno di Francia, la cavalleria e la fanteria pesante, vulnerabile contro i lunghi archi inglesi.

Nella seconda foto: l’unità principale del Regno d’Inghilterra, gli arceri, efficacissimi contro le lente truppe corazzate Francesi.

Traduzione di Giacomo Morini

dall’articolo nel seguente collegamento: http://www.warhistoryonline.com/medieval/led-knights-military-leadership-hundred-years-war-mm.html