COLONIALISMO ED IMMIGRAZIONE: PROPAGANDA TERZOMONDISTA

Nell’immaginario collettivo della sinistra immigrazionista ed anti italiana, la causa suprema dell’origine di tutti i mali è stato il colonialismo col mito del “bianco sfruttatore”. Ogni volta che un immigrato commette un crimine o che si parla d’immigrazione, la peggior feccia immigrazionista rispolvera il mito del colonialismo europeo per dare una sorta d’obbligo morale all’accoglienza,  non rendendosi conto di fare il gioco dei grandi sponsor del buisness immigrazionista: mafie,  oligarchie mondialiste, politici corrotti,  trafficanti di uomini e cooperative che lucrano sul buisness del traffico di uomini. La scusa del colonialismo a cui adducono gli anti italiani è una menzogna storica tipica dei comunisti e della sinistra.  La sinistra,  per adempiere alla sua funzione internazionalista,  giustifica il buisness dell’immigrazione per distruggere l’identità dei popoli bianchi d’europa. Il mito del colonialismo è sostanzialmente stupido per due motivi. Il primo è di Carattere attuale: l’immigrazione di massa non è una ”conseguenza del colonialismo” ma è un fenomeno venutosi a crearsi ed intensificarsi nel periodo successivo alle primavere arabe ed in particolare alla caduta di Gheddafi in Libia. Evento favorito dall’intervento occidentale del 2011 e sostenuto apertamente dalla sinistra italiana e dalle opposizioni antiberlusconiane che proprio non potevano tollerare gli ottimi rapporti tra il premier italiano Silvio Berlusconi ed il Rais libico,  con la conseguente solida Alleanza economica tra libia ed italia che proprio non andava giù a francesi,  inglesi e sinistre anti italiane.  Si raggiunsero così due scopi con la conseguente caduta del governo di Gheddaffi per mano dei “partigiani libici” sostenuti dai bombardamenti occidentali che hanno distrutto l’esercito libico : da un lato il vuoto di potere in Libia ha permesso a francesi ed alleati di impadronirsi del petrolio libico (che gheddaffi vendeva a prezzi scontati ad Eni per l’alleanza con Berlusconi, oltre al contrasto del traffico di esseri umani da parte delle forze di sicurezza libiche ) dall’altro il crollo del governo libico ha fatto cadere il paese Nelle mani di bande armate, terroristi e trafficanti di esseri umani.  Senza più un governo forte in grado di controllare il territorio e fermare i trafficanti di uomini l’emergenza migratoria ha assunto dal 2011 in poi dimensioni catastrofiche. Ong e trafficanti di uomini hanno potuto costituire delle rotte per far muovere intere popolazioni,  indisturbati e,  peggio,  benedetti dalla sinistra dei giornali e dei costumi.  È bastato mettere la lente d’ingrandimento sulle attività delle ONG immigrazioniste e sulle cooperative rosse per vedere come,  tra Luglio ed Agosto 2017,  gli sbarchi sono diminuiti del 75%. Importantissime sono state le rivelazioni delle indagini delle Procure Di Trapani sulle ONG nel Mediterraneo ,  il marcio venuto fuori con le inchieste di Mafia Capitale (da ricordare Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”) o il semplice studio delle rotte marine delle ONG immigrazioniste finanziate da oligarhi come George Soros.  I “salvataggi” nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia, sono in realtà veri e propri incontri organizzati con i trafficanti di esseri umani in acque territoriali libiche a poche miglia dalle coste nordafricane,  come si può vedere dallo studio delle rotte di Traffic Marine e dal video della procura che riprende la nave Iuventa dell’ONG Jugend Rettet intenta ad effettuare “consegne controllate ” di clandestini con i trafficanti. Questi sono fatti e bastano per smontare le menzogne immigrazioniste e terzomondiste della sinistra anti italiana. Fatti a cui la Sinistra si limita a rispondere citando il mito del colonialismo e del “bianco sfruttatore” per rispondere a tutto questo.

Smontato il mito terzomondista a livello d’attualità, lo si smonta a livello storico. Non è sostenibile attribuire ogni sventura del continente africano “all’uomo bianco”. Sostenere ciò, significa sostenere anni ed anni di propaganda hollywoodiana, tenendo ben presente che Hollywood è una roccaforte liberal e progressista impegnata da sempre impegnata a sostenere l’immigrazione come strumento di globalizzazione e multiculturalismo. L’idea che la povertà del continente Africano sia figlia del bianco sfruttatore è una conclusione dettata interamente da intenti ideologici che non hanno niente a che fare con la realtà storica.

Innanzitutto, alcune ovvie considerazioni. I primi a arrivare in Africa non furono gli “europei” o “i bianchi sfruttatori”, vedasi ad esempio la conquista islamica del settimo secolo. Gli arabi si spinsero fino al sahel ed al golfo di guinea conquistando tutto il nord africa. Quindi, si può parlare di “colonialismo arabo”? No, vorrebbe dire impiegare la medesima retorica anti europea, retorica dettata da esigenze ideologiche e non da una visione dei fatti oggettiva. L’espansionismo arabo è arrivato pure in europa, ha soggiogato la spagna, l’impero bizantino, la grecia e tutti i balcani. Come collocarlo dunque?

Altri esempi: Come collocare l’avanzate degli eserciti mongoli dell’orda d’oro? Eserciti che devastarono il medioriente arrivando ad un passo dallo sterminio degli arabi, che distrussero stati europei storici come la rus di kiev e travolsero il granducato di moscovia arrivando ad un passo dall’invadere l’europa, gli stessi arabi rischiarono l’annientamento salvo poi fermare l’orda mongola nella battaglia di ayn jalut grazie agli sforzi dei mamelucchi d’egitto. Come si collocano le invasioni dei longobardi sulla penisola italica, o i movimenti migratori delle popolazioni barbare che fecero crollare l’Impero Romano? Dovrebbero stare tutti a recriminare per ogni singolo episodio, bello o brutto che sia, tutti i discendenti di popolazioni invase o oppresse, o oppure ci si decide a prendere la storia per quello che è senza strumentalizzarla per i propro fini ideologici? Ma la cosa più grave è che recriminazioni storiche di questo tipo non vengono nemmeno lanciate dai governi dei paesi da cui partono i flusso migratori dall’africa (“ecco, per vendicarci del colonialismo vi manderemo tutti i nostri giovani più forti ed in grado di lavorare in europa consegnandoli nelle mani dei trafficanti di uomini e dello sfruttamento del caporalato”) ma sono tormentoni ripetuti dagli stessi anti italiani e dai peggiori reietti della sinistra immigrazionista. Non si vuole capire che certi scontri tra popoli sono quelli che hanno forgiato il carattere delle varie civiltà della specie umana che si sono succedute col passare del tempo, dettandone i cicli, i luoghi ed i tempi d’espansione. La stessa espansione in africa e nell’atlantico fu dettata da motivazioni prettamente economiche. Ovvero il tentativo di aprirsi sbocchi commerciali alternativi ad ovest, una risposta al dominio ottomano del mediterraneo a seguito del’espansione islamica. Altro punto su cui la propaganda hollywodiana e la sinistra immigrazionista hanno battuto forte è la schiavitù. Chi insiste attribuendo la tratta degli schiavi e lo sfruttamento dell’africa totalmente ai bianchi per giustificare il proprio terzomondismo preferisce dimenticare 2 fatti importanti: 1) La schiavitù persisteva già in africa 2) Gli stessi arabi furono tra i primi ad attuare il commercio di schiavi. Gli schiavi costituivano gli strati sociali più bassi della società africana. Buona parte della popolazione africana negli stati africani pre coloniali viveva in condizioni di schiavitù, che potevano essere più o meno dure a seconda della zona. A dispetto del mito del paradiso dove gli indigeni vivevano in pace prima dell’arrivo del bianco sfruttatore, la vita sociale negli stati pre africani si basava sullo sfruttamento e la prevaricazione delle tribù più forti su quelle più deboli. Gli intermediari che vendevano agli schiavisti stranieri gli schiavi erano in molti casi potenti del posto che catturavano altri nativi per rivenderli agli stranieri. Le popolazioni bantu presenti in Somalia non sono autoctone: discendono dagli schiavi provenienti dal centro e sud Africa deportati nel Corno d’Africa nel XIX secolo. Oggi in Somalia si contano circa 700.000 bantu su una popolazione di 11 milioni di abitanti, principalmente dediti allo stile di vita che avevano nelle loro zone di origini, sedentario e agricolo. Persistono forme di discriminazione nei loro confronti. Durante l’ultima guerra civile, molti bantu sono stati espulsi dalle loro terre, soprattutto nella regione del basso Jubal. I re del Dahomey, per esempio, entrarono nel commercio degli schiavi iniziando a vendere i prigionieri di guerra (che in precedenza venivano giustiziati nella cerimonia nota come Tradizione Annuale). I regni africani mantennero in gran parte dell’Africa questo ruolo di intermediari. Spesso la caccia agli schiavi era severamente vietata ai mercanti che ne avrebbero curato il trasporto verso i mercati della costa o oltremare: nessun capo locale vedeva di buon occhio un’armata straniera sul proprio territorio. Con l’aumentare del volume d’affari legato al commercio degli schiavi, molti regni africani giunsero a basare la propria economia in gran parte su questo traffico. Questo fu per esempio il caso di Dahomey. Nel 1849 re Gezo del Dahomey disse: ” La tratta è il principio che guida il mio popolo. È la fonte della nostra gloria e della nostra ricchezza. Una madre on può far altro che cantare la ninna nanna al proprio bambino sulle note del trionfo dei nemici vinti e ridotti a schiavi.

Altri regni africani che trassero grandi benefici dalla tratta degli schiavi furono quello Oyo (yoruba), Congo, Benin, Bambara, Khasso, Fouta Djallon e Kaabu. L’accresciuta importanza economica del traffico degli schiavi fece sì che non fosse più sufficiente vendere criminali o prigionieri di guerra occasionali. Alcuni regni (per esempio Bambara e Khasso) arrivarono a intraprendere guerre appositamente per fare prigionieri da vendere agli europei. La penetrazione della logica dello schiavismo nelle culture dell’Africa occidentale è ben esemplificata dalla reazione del re di Bonny (Nigeria) alla notizia che il Parlamento britannico aveva reso illegale la tratta (nel 1807): egli sostenne che la tratta era prevista dai profeti e dai sacerdoti, e in ultima analisi voluta da Dio. Alcuni mercanti riuscirono ad accumulare ricchezze enormi; lo schiavista zanzibari Tippu Tip, per esempio, alla sua morte era uno dei possidenti più ricchi di Zanzibar, con sette piantagioni e oltre diecimila schiavi alle sue dipendenze. Alla faccia degli africani sfruttati!!! Arabi ed europei si inserirono in sistemi schiavistici pre esistenti. La tratta di schiavi portata a termine dagli arabi fu particolarmente feroce e costò la vita a milioni di persone. Due furono le vie principali: quella sub sahariana e quella orientale attraverso l’oceano indiano. Vi sono molte testimonianze a riguardo della crudeltà di questa tratta. Durante le razzie ai villaggi si contavano spesso più morti che prigionieri. Secondo David Livingstone, ogni anno 80.000 africani morivano sulle vie carovaniere prima di raggiungere i mercati sulla costa dell’Oceano Indiano.
Egli scrisse: « È impossibile esagerare il male della tratta. Abbiamo incontrato una donna uccisa dal padrone arabo perché non era in grado di camminare oltre. Abbiamo visto una donna legata ad un albero e lì lasciata morire. Abbiamo incontrato i corpi di uomini morti per fame » Eppure, nella cultura terzomondista non si parla mai di tutto ciò. Sarebbe troppo politicamente scorretto far vedere che le vittime dell’uomo bianco sono state carnefici forse anche peggiori? Sarebbe troppo brutto ricordare che furono proprio gli europei ad abolire la schiavitù in africa? Un istituzione di due mila anni in cui gli europei si sono inseriti per nemmeno tre secoli, abolendola per giunta. In conclusione, la complessa parentesi del colonialismo non può essere sfruttate per legittimare propaganda terzomondista o il buisness immigrazionista. Sia chiaro: questo lungo articolo NON VUOLE NEGARE che durante il colonialismo siano stati commessi crimini dagli europei, unite a situazioni di sfruttamento inaccettabili ai danni di popolazioni più deboli ed arretrate. Ma sono state commesse atrocità che non si bilanciano regalando migliaia dia disperati al traffico di esseri umani o distorcendo il significato degli eventi storici utilizzando il retaggio storico per i propri fini ideologici. Non si bilanciano gli orrori del colonialismo privando l’africa delle sue forze migliori in grado di rimettere a posto il continente e farlo uscire dalla sua situazione di millenaria arretratezza, perchè il drenaggio di manodopera a basso costo a cui stiamo assistendo dall’africa fino all’europa avrà conseguenze catastrofiche a livello economico e sociale. Si impari dagli errori del colonialismo e li si usi per trarre lezioni affinchè l’identità e la cultura di ogni popolo siano rispettati nella rispettiva terra. Prima ancora del diritto ad emigrare, va affermato il diritto di vivere dignitosamente nel proprio paese. Quest’obbiettivo potrà essere raggiunto con una cooperazione tra i paesi più avanzati e quelli arretrati. Non con speculazioni storiche, retorica buonista o disastrose politiche d’accoglienza indiscriminata tanto care alla sinistra.

Alessio Melita