E se cominciassimo a prendere sul serio il Movimento 5 Stelle?

Diciamolo: in questi anni a volte prendere in giro i grillini è stato inevitabile. Congiuntivi sbagliati, proposte assurde, eletti improbabili, gaffe imbarazzanti, giri di valzer su praticamente ogni argomento ideologico importante… Il tiro al bersaglio è stato costante, con i risultati che vediamo oggi scorrendo i risultati delle elezioni: movimento abbondantemente sopra al 30%, Meridione quasi conquistato manu militari, loro centralità ineludibile. Ed è francamente difficile immaginare che adesso Di Maio & company restino chiusi nel loro splendido isolamento, rifiutando qualsiasi vicinanza “contaminante” con altri partiti e intestardendosi su un esecutivo monocolore per cui non ci sono i numeri.

Quello snobismo verso gli incolti, i goffi, gli inesperti grillini è stata una pessima idea, da qualsiasi parte sia venuto. Una fetta grandissima di popolazione italiana vi ha visto solo la reazione di difesa delle élite del passato, peraltro non sempre a torto. Resta il fatto che questi parvenu hanno creato qualcosa che funziona, qualcosa che sa parlare alla gente, qualcosa che sa intercettare un malessere che altri a malapena avvertono, qualcosa che finora ha cannibalizzato ogni istanza innovativa reale. Certo, lo hanno fatto con la visibilità di Grillo, con gli stratagemmi della Casaleggio & associati, con l’aiutino di una serie di poteri forti che da tempo corteggiano il movimento, ma l’hanno fatto, se non lo si riconosce non li si potrà mai battere. Le stesse reazioni al voto sullo stile de “gli italiani hanno quello che si meritano”, “andiamo via dall’Italia” etc non sono certo un modo politico serio di affrontare la questione.

Anche le mosse delle ultime settimane, sbertucciate dai giornaloni liberali ancora fermi all’irresistibile carisma di Gentiloni che esisteva solo fra le élite stufe di Renzi, ha in realtà avuto un suo senso specifico. Salire al Colle con una lista precompilata di ministri in pectore, per quanto abbia innervosito il Quirinale, è servito a monopolizzare l’agenda politica nazionale e, soprattutto, a imporre preventivamente l’idea, nel proprio elettorato di riferimento, di una vittoria già acquisita, che solo le manovre del Palazzo avrebbero potuto sottrarre loro. È stata una mossa astuta: prevedendo il grande risultato, ma anche l’impossibilità di formare un governo da soli, hanno avvertito gli italiani del fatto che ogni possibile esecutivo a trazione non grillina sarebbe stato da considerare come un escamotage antidemocratico. Tenerli fuori dal governo, ora, sarà davvero difficile.

Anche tenerli dentro, tuttavia, non sarà facile. L’ipotesi del governo iperpopulista M5S+Lega reggerà? È l’orrenda ipotesi comunistoide M5S+Pd+Leu? Quanto al “governo del presidente” con tutti dentro, sembra di ancor più difficile realizzazione. Resta tuttavia più che confermata la tendenza del Paese reale a farsi beffe del Paese giornalistico e sfiduciare nell’urna il Paese legale. Che i veicoli di questa rabbia, i megafoni di questa insofferenza incompresa, siano in realtà indegni di tanta fiducia e si ammantino di una radicalità solo verbale, è verissimo. Ma in questa fase tutto ciò non fa nessunissima differenza e bisognerà pur prenderne atto.

Fonte: Il Primato Nazionale