Compostezza e consapevolezza.

di Francesco Di Marte

Nessun seguace della Tradizione romana ha pensato, nemmeno per un solo attimo, che l’incendio di Notre-Dame non fosse nient’altro che una tragedia.

Un evento tragico per motivi simbolici, artistici, storici, portatore di significati sottili e palesi che ci parlano di distruzione ad ogni livello.

Gli unici ad esultare, pare accertato, sono stati alcuni musulmani, e pur rilevando l’esiguo numero di costoro, ciò non ci meraviglia, conoscendo l’odio di cui sono capaci tutte le cosiddette religioni rivelate, semmai ci fa riflettere sul fatto che ci sono cittadini “europei” (che a questo punto appare paradossale che siano qui tra noi) che esultano per l’incendio di uno dei più alti simboli d’Europa.

Non dimentichiamo però che i primi ad incendiare, distruggere, radere al suolo e saccheggiare dei Templi, sono stati proprio i cristiani, che oggi vedono distrutta una delle opere più belle legate al loro culto, senza minimamente pensare ai dolori ed alle atrocità, agli stermini, commessi in nome di Cristo, in Europa, nelle Americhe ed in ogni altro luogo nel quale le popolazioni autoctone furono investite da un’ombra distruttrice che, paradossalmente, si presentava recitando parole sconnesse che parlavano di “amore e fratellanza”.

L’evidenza mostrata dall’incendio di Notre-Dame, ci consente una riflessione profonda, utile alla comprensione del quadro generale: esiste un mondo dualistico, fatto di bene e male, nel quale il male è rappresentato da chi non segue il tuo Dio (meglio sarebbe parlare di demone), per cui l’incendio di un luogo sacro pagano si celebra come una vittoria, mentre il proprio incendio rappresenta una tragedia.

Ma questo è il loro modo di pensare, non il nostro.

Il principio di conquista che le religioni monolatriche, con alti e bassi, hanno da sempre osservato, assomiglia al fratello laico, l’universalismo globalista, il mondialismo apolide a guida usurocratica, con ciò dimostrando che né le religioni del libro né le ideologie sono il nostro nemico, il quale semmai è posto ad un livello superiore, dal quale esse vengono utilizzate per raggiungere il fine del loro Ente, l’Ente nemico di Roma e di tutti i popoli del mondo.

Che bruci una cattedrale così bella e simbolica, dimostra che le gerarchie degli “agiti” cambiano, e che in questo momento vi sono forze che non tutelano più la Chiesa, l’agente secolarizzato ormai destinato ad una lenta ma inesorabile scomparsa, lasciando il posto al più agguerrito e tonico mondo musulmano, oltre che al materialismo consumista globalizzato a guida bancaria.

Secondo questa prospettiva, appare evidente che, senza voler rinnegare una parte della nostra storia, non possiamo non capire che un mondo volge alla fine, e l’unica possibilità di sopravvivenza e successiva rinascita, sta nel dedicarsi a ciò che è perenne ed inestinguibile, unico faro possibile per la futura umanità italiana ed europea.

Abbracciare qualsiasi altra via, socialista o identitaria, mondialista o sovranista, significa scegliere una delle tanti armi del nemico, a volte, volontariamente e malignamente, mostrate come soluzioni, come tradizioni, invece che come trappole.

I Fati troveranno la via, se saranno evocati da uomini svegli e consapevoli, degni della loro benevolenza.