Coraggio e sangue: I martiri triestini del 1953

Trieste, 5 Novembre 1953.
La popolazione triestina insorge contro l’esercito di occupazione anglo-americano.

Due giorni prima, 3 Novembre, gli americani avevano rimosso il tricolore che i triestini avevano innalzato sul Municipio, per commemorare l’arrivo dei Bersaglieri italiani nel 1918, e che il sindaco Bartoli si era rifiutato di rimuovere nonostante l’ordine del governo militare alleato. Si erano formati cortei di protesta in città, dispersi dalla polizia civile alleata, ma che ripresero il giorno successivo, 4 Novembre, in occasione della commemorazione della Vittoria al Sacrario di Redipuglia cui la cittadinanza partecipò in massa. Gli scontri tra gli italiani e la polizia alleata si verificarono in diversi punti della città.

Il 5 Novembre, alla riapertura delle scuole, i coraggiosi studenti di Trieste entrarono in sciopero e, formato un corteo, si diressero verso Piazza Sant’Antonio, dove si scontrarono con la polizia militare inglese che, in assetto antisommossa, disperderà il corteo manganellando e mettendo in fuga i ragazzi che, in parte, troveranno rifugio nella Chiesa di Sant’Antonio.

Gli scontri proseguirono nel pomeriggio e la tensione esplose fino alla tragedia: la polizia, al comando di ufficiali inglesi, aprì il fuoco ad altezza d’uomo ed uccise due persone. La popolazione reagì dando l’assalto alle sedi anglo-americane ed incendiando gli automezzi della polizia. Il 6 Novembre gli incidenti proseguirono ed una grande folla si radunò in Piazza Unità per dare l’assalto alla prefettura, dopo aver innalzato il tricolore sul Comune e sul palazzo del Lloyd Triestino. Intervennero truppe inglesi in assetto da guerra, mentre gli americani si barricarono nelle caserme da loro occupate. La manifestazione italiana venne repressa nel sangue, con gli inglesi che spararono di nuovo ad altezza d’uomo uccidendo altre 4 persone. Al termine degli scontri si conteranno 6 caduti (più lo studente ventenne Stelio Orciuolo che morirà un anno dopo per i postumi di una manganellata), 153 feriti (di cui 82 da arma da fuoco) e decine di arresti e condanne.

L’Italia intera fu in lutto, cortei e manifestazioni si susseguirono in tutte le città e il governo italiano inviò una nota di protesta ai governi inglese e americano. Quest’ultimo prenderà le distanze, affermando che la polizia civile triestina agì sotto l’esclusivo comando britannico.

I caduti dei moti triestini del 1953 erano tutti aderenti alla Lega Nazionale. Questi i loro nomi:

– Francesco Paglia (Trieste 1929), universitario, ex bersagliere volontario della Repubblica Sociale Italiana

– Leonardo “Nardino” Manzi, nato a Fiume, studente, esule fiumano, di anni 15

– Saverio Montano, nativo di Bari

– Erminio Bassa (Trieste 1902), portuale

– Antonio Zavadil (Trieste 1889), portuale

– Pietro Addobbati, di anni 14, figlio di esuli zaratini

Nel 2004 verrà loro concessa la medaglia d’oro alla memoria con la seguente motivazione:

“MEDAGLIA D’ORO AI CADUTI DEL 1953”

“Animato da profonda passione e spirito patriottico partecipava ad una manifestazione per il ricongiungimento di Trieste al Territorio nazionale, perdendo la vita in violenti scontri di piazza. Nobile esempio di elette virtù civiche e amor patrio, spinti sino all’estremo sacrificio”

5/6 novembre 1953 – Trieste

Onore eterno ai Martiri triestini del Novembre 1953.

Alessio Melita