Il crescente fenomeno Hikikomori

Il termine Hikikomori è una “parola macedonia”, formata da “Hiku” (tirare) e “Komori” (Ritirarsi), letteralmente vuol dire proprio tirarsi in disparte, in Giapponese.
Questo fenomeno è, infatti, nato in Giappone verso la metà degli anni ’80, frutto di una società che va contaminandosi con la pseudo-cultura americana.
Non è stato classificato come una patologia, ma, secondo le modalità di trattamento, va trattato come tale. Questa condizione, porta l’individuo a rinchiudersi in un luogo, spesso la propria camera, per periodi di tempo lunghissimi, anche anni in alcuni casi. Abbandonano, così, ogni genere di relazione umana isolandosi da tutto e da tutti.

Spesso, gli Hikikomori, sono persone già affette da DPS (Disturbi Pervasivi dello Sviluppo), come autismo, l’Asperger o anche disturbi più comuni come depressione.
Si presenta, il più delle volte, a causa di un peggioramento di un altro problema a causa di traumi, o, anche, esclusione, competitività sociale, assenza del padre, ansiosità, troppa aspettativa verso il soggetto in questione e bullismo.

 

Un fenomeno “Made in Japan”

Il fenomeno nasce in Giappone per via della struttura della società giapponese. Qui il conformismo si fa sempre più pesante da quando si sta occidentalizzando.
Nell’impero del sol levante, la società tende a lasciare indietro  i “problematici”, tradendo lo stato sociale che ci immaginiamo di trovare in Giappone.
Con l’aspettativa alle stelle, l’assenza del padre, che in Giappone passa la maggior parte del tempo fuori da casa, e l’idea di una società ideale che non può lasciare spazio a devianze, i soggetti affetti da questa problematica tendono a voler compiere atti di anticonformismo estremo non prestandosi alla società in questione.

Basti pensare al sistema scolastico giapponese, ove, giunti ad un certo livello, sono i professori a decidere quale sarà il futuro del bambino. Ciò taglia fuori ogni genere di iniziativa.

La situazione famigliare-lavorativa tipica della società giapponese non aiuta di certo la questione, infatti i padri sono sempre fuori casa per lavoro, privando il figlio di una figura paterna, che tende a divenire, negli Hikikomori, una dipendenza dalla figura materna, soprattutto quando si rileva essere trtoppo protettiva. La stessa mole di lavoro tipica dei giapponesi è causa stessa del problema.

 

In occidente

A partire da non troppi anni fa, il fenomeno, ha iniziato a divampare nel mondo occidentale, ove non cessano di espandersi anche fenomeni come depressione, omosessualità ecc…
In Europa, il fenomeno dell’anticonformismo è in espansione, come la perdita dei valori, ciò conduce personalità problematiche a ripudiare la società stessa e a “non prestarsi” a questa.

L’Occidente, pur non essendo rigoroso come il Giappone, invoglia la propria gioventù al ripudiare tutto ciò che è tradizionale, quindi, secondo la loro logica, conforme. Ciò invoglia lo stesso popolo a rifiutare se stesso facendo avanzare fenomeni del genere.

Non è un caso che all’epoca del fascismo non v’erano nemmeno lontanamente fenomeni del genere. Questo poiché lo stato sociale prevedeva la trasmissione dei valori alla gioventù, la solidarietà verso il popolo più bisognoso e un’occupazione. Cose che stanno perdendosi man mano che l’America infetta la nostra cultura con valori come individualismo, progressismo e anticonformismo estremo.

Ancora oggi aiuterebbe uno stato sociale. Che motivi i giovani a fare attività sportive, a rispettare i propri valori, che fa socializzare e fraternizzare la gioventù come una comunità anti-individualista. Questo potrebbe essere la soluzione e l’anticorpo a fenomeni del genere.

Questo fenomeno può essere curato con diversi metodi, sia psicologici (senza uso di psicofarmaci) che psichiatrici (con l’uso di psicofarmaci) fino a semplici incontri.
Diverse volte affrontare il problema si rileva questione di anni. Purtroppo, il semplice “cacciare il proprio figlio dalla camera con una ciabatta” si rileva controproducente. È un problema che prende persone, spesso, già problematiche. Se fosse così semplice affrontarlo, non ci sarebbero trai 2 e i 5 milioni di Hikikomori nel mondo.
Probabilmente, non ci sarebbero, nemmeno se l’America fosse restata al suo posto.

 

Giacomo