Crimini di guerra antifascisti durante la guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola costituisce un argomento estremamente controverso. Nella storiografia accademica non ci si fa scrupoli a definire i combattenti del fronte popolare come i buoni ed i nazionalisti come i cattivi, nel nome dell’idea secondo la quale quella repubblicana era una guerra contro il ”fascismo”. In realtà la guerra dei repubblicani fu una guerra combattuta contro la Spagna.

La violenza rossa

Innumerevoli furono le atrocità dei ”buoni”: Chiese profanate, distrutte o trasformate in osterie, come la chiesa madrilena dei santi Giusto e Pastore. Opere d’arte simbolo della tradizione spagnola distrutte, come i quadri del Greco, di Tintoretto, del van der Veyden, del Velàsquez, di Ribeira, di Tiziano, distrutti perché di soggetto religioso. Preti crocifissi, suore stuprate, ufficiali dell’esercito ribelli scannati vivi nelle paseos (camere di tortura) e militanti di destra giustiziati in massa. Episodi atroci come il terribile Massacro di Paracuellos, dove furono massacrati a tradimento oltre 5 mila prigionieri inermi, in larga maggioranza civili e militari franchisti, tra le proteste della comunità internazionale.

Lo storico Stanley Payne riportò che ”Nei primi mesi dei combattimenti la maggior parte delle morti non provenivano dal combattimento sul campo di battaglia, ma dalle uccisioni di avversari politici avvenute in territorio controllato da forze Ostili. Il terrore rosso consisteva in azioni violente semi organizzate perpetrate da squadre paramilitari di sinistra.”

Payne afferma inoltre che, a differenza della repressione di destra (Anche detto ”Terrore Bianco”), che “è stata concentrata solamente contro gli elementi di opposizione più pericolosi“, gli attacchi repubblicani erano più irrazionaliuccidevano persone innocenti e lasciavano liberi d’agire gli elementi più pericolosi. Gli obiettivi del terrore rosso erano i membri del clero, la maggioranza dei quali erano estranei alla politica. “

Le atrocità perpetrate dai repubblicani sono trattate in varie opere come ”The ‘Red Terror’ and the Spanish Civil War: Revolutionary Violence in Madrid” di Julius Ruiz, opera molto dettagliata che descrive nel dettaglio le violenze repubblicane in spagna. Nell’opera si parla di oltre 50 mila uccisioni indiscriminate perpetrate dai comunisti, ma l’opera di documentazione si concentrerà sulle 8 mila fucilazioni avvenute nel solo distretto di Madrid. In Checas de Madrid il giornalista e scrittore César Vidal è arrivato al conteggio preciso di 110,965 vittime, di cui solamente 11,705 persone uccise solamente a Madrid.

Il persecuzione e lo sterminio dei cristiani di Spagna

Suor Josefina Sauleda Paulis, o quello che ne rimane. Del monastero domenicano di Barcellona, è stata torturata ed uccisa dai combattenti repubblicani.

Stanley Payne ha definito la persecuzione anti cristiana in spagna come la ”più ampia e violenta persecuzione del cattolicesimo nella storia occidentale, in qualche modo ancora più intensa di quella della rivoluzione francese. Vicente Cárcel Orti è uno dei massimi esperti sul tema delle persecuzioni contro i cattolici spagnoli da parte dei comunisti ed è anche l’autore di Mártires del siglo XX en España, che raccoglie tutte le biografie dei 1.523 martiri del XX secolo in Spagna elevati agli onori degli altari. Si tratta di undici santi e di 1.512 beati, canonizzati o beatificati nel periodo che va dalla prima cerimonia celebrata da Giovanni Paolo II nel 1987, all’ultima, svoltasi a Tarragona, il 13 ottobre 2013. In un’intervento all’osservatore Romano Orti ha spiegato:

In quei terribili anni molti ecclesiastici e consacrati furono assassinati semplicemente perché appartenevano alla Chiesa; e il martirio degli uomini e delle donne dell’Azione cattolica e di altri movimenti ecclesiali fu dovuto allo stesso motivo; ossia perché erano cattolici praticanti. Ma nessuno di loro fu coinvolto in lotte politiche o ideologiche, né vi prese parte. Quei martiri non impugnarono le armi contro nessuno, armi che tra l’altro non avevano.

È quindi ben documentato che la persecuzione iniziò molto prima della guerra civile e non fu la conseguenza di una presa di posizione previa della Chiesa che, solo a partire dal luglio del 1937, appoggiò apertamente una delle parti in conflitto perché nell’altra aveva smesso di esistere e si continuava a uccidere gli ecclesiastici e i cattolici praticanti.

La persecuzione cominciò con episodi isolati nel maggio del 1931, con l’incendio di chiese e di conventi, e terminò con il massacro di sacerdoti, religiosi e fedeli cattolici tra il 1936 il 1939. Perciò cade la tesi di quanti insistono nel dire che la persecuzione religiosa fu la risposta anticlericale al sollevamento militare del 18 luglio 1936.”

Combattenti repubblicani prendono in ”custodia” delle suore spagnole

Un sanguinoso preambolo dei massacri del 1936 fu la Rivolta delle Asturie, dove oltre 37 ecclesiastici furono massacrati e 58 chiese bruciate. Oltre  6,832 funzionari ecclesiastici furono massacrati dalle forze repubblicane ed un non precisato numero di cristiani praticanti è stato ucciso per le proprie convinzioni religiose, come Victoria Díez Bustos de Molina, insegnante e associata all’Istituzione Teresiana, uccisa e lanciata in una miniera assieme ad altri fedeli. Verrà beatificata il 24 Maggio 1962. Arthur Bryant nel suo ”Atrocità dei Comunisti in Spagna” parlerà di oltre 3 mila credenti massacrati.

Repressioni interne al Fronte Popolare

Gli scontri fratricidi interni al Fronte Popolare furono sanguinosi e costituiscono, assieme alla sanguinosa repressione anticristiana, un drammatico preludio di quello che sarebbe avvenuto in Spagna in caso di vittoria delle forze del ‘Fronte Popolare, quelle della ”parte giusta”. In Catalogna gli scontri toccarono il culmine nel Maggio del 1937 quando le milizie staliniste presero d’assalto le barricate degli anarcosindacalisti, sostenuti dai trotskisti e dagli indipendentisti catalani.

Scrive Pierluigi Romeo di Colloredo  ”Vero è che i plotoni d’esecuzione li ebbe anche Franco, ma è vero anche che i nazionalisti non massacrarono i loro alleati in purghe interne, come a Barcellona, quando vennero scannati trotzkisti del POUM ed anarchici delle FAI dagli uomini di Stalin, inclusi gli italiani Ercoli (Togliatti), Longo, Vidali, Barontini. Vero è che dalla supposta parte giusta c’era quell’André Marty che si guadagnò il soprannome di carnacero de Albacete per aver fatto fucilare cinquecento volontari delle Brigate Internazionali, gente andata in Spagna volontariamente per combattere il fascismo, con l’accusa di deviazionismo trotzkista.”Il macellaio di Albacete, uno dei comandanti antifascisti più famosi della storia, ha guadagnato la sua reputazione per la spietatezza che ha dimostrato verso i suoi compagni, sia coloro che erano accusati di essere trotskisti o anarchici, sia verso chi in battaglia non si comportava in modo esemplare. Quest’ultimo è il caso del Maggiore Gastone Delasalle, comandante del battaglione Marsigliese e fucilato per codardia di fronte al nemico- ”Vero è che Hitler non inviò in Spagna la Gestapo, e Stalin la NKVD ed il GRU sì.”

In base a recenti ricerche le squadre della morte repubblicane furono guidate in prevalenza da ufficiali dell’URSS. Secondo l’autore Donald RayfieldStalin, Yezhov e Beria diffidavano dei partecipanti sovietici nella guerra civile spagnola. I consiglieri militari come Vladimir Antonov-Ovseenko o i giornalisti come Koltsov erano sospettati di essere stati infettati dall’eresia Trotskysta, prevalente tra i repubblicani. Gli agenti inviati in Spagna erano perciò più attenti al rapimento e all’omicidio degli anti-Stalinisti tra i leader repubblicani e i comandanti della Brigata Internazionale, piuttosto che per la lotta contro Francisco Franco.

Il supporto sovietico

Carro armato T26 Sovietico fornito ai repubblicani e probabilmente catturato dai nazionalisti

Se ad aiutare la ribellione franchista un ruolo significativo fu giocato dall’Italia Fascista, altrettanto importante fu il ruolo giocato dall’URSS nel supporto del fronte repubblicano. Pierluigi Colloredo ricorda il grande supporto che la spagna repubblicana ricevette dal regime sovietico:

Non si può parlare di parte giusta quando Stalin fornì alla Spagna Repubblicana 47 milioni di rubli, raccolti tramite il Comintern, cui si aggiunsero altri 70 milioni forniti direttamente dal governo sovietico, negli anni delle purghe e del massacro dei kulaki. Secondo le stime del governo inglese, tra il luglio del 1936 e il dicembre 1938, l’Unione Sovietica fornì alla Spagna Repubblicana 250 aerei da combattimento, 1.400 autocarri, 731 carri armati , 1.230 pezzi d’artiglieria, senza contare l’armamento individuale, e senza contare le decine e decine di migliaia di tonnellate di rifornimenti e attrezzature militari di tutti i tipi sbarcate nel corso del conflitto dai piroscafi russi nei porti di Valencia, Alicante, Cartagena e Barcellona. No, decisamente chi aveva legami così stretti con la dittatura staliniana non poteva essere dalla parte giusta. Lo scopo di Stalin, tutt’altro che umanitario, era ovviamente di creare una repubblica “sorella” da utilizzare quale porto mediterraneo ed atlantico dell’Unione Sovietica. Il controllo del Mar Nero e della Spagna avrebbe fatto del Mediterraneo un mare sovietico.”

Alleanza con le forze secessioniste

Il Fronte Repubblicano non esitò a cercare alleanza con i gli indipendentisti baschi, i secessionisti galiziani ed i separatisti catalani. Alle elezioni del 1936 si presentò assieme ad una lunga lista di partiti secessionisti di Catalogna e  Galizia: Sinistra Repubblicana di Catalogna, Azione Catalana, Unione Socialista della Catalogna, Partito Galizianista e Partito Proletario Catalano. Questi partiti erano in maggioranza d’ispirazione progressista, libertaria, anarchica e trotskista. Proprio con gli anarcosindacalisti della catalogna il fronte repubblicano avrebbe avuto anche diversi scontri. Discorso a parte va fatto per i baschi. I movimenti nazionalisti baschi cercarono l’alleanza con la sinistra spagnola e supportarono la seconda repubblica, a patto che il governo repubblicano riconoscesse ai baschi l’autonomia e la libertà di culto negata dagli stessi comunisti agli spagnoli. Gli stessi baschi ebbero la fortuna che i primi ad entrare a Bilbao furono le camicie nere italiane alleate di Franco, che risparmiarono alle forze basche le operazioni di limpieza a cui i franchisti erano soliti sottoporre i territori liberati dalle forze comuniste.

Implicazioni politiche

Le truppe antifasciste si abbandonarono a massacri e spargimenti di sangue di membri del clero e militanti della destra nazionalista, per condurre la loro guerra non esitarono a collaborare con le forze secessioniste anti spagnole. Perchè le uccisioni dei militanti dei partiti di destra? Perchè l’alleanza con partiti secessionisti che volevano dividere la spagna malgrado la retorica ”dell’internazionalismo proletario senza barriere”? Perchè le uccisioni immotivate ed a sangue freddo di migliaia di membri del clero e la repressione contro i lughi di culto della naziona spagnola? Perchè la guerra dei comunisti fu una guerra condotta contro la Spagna, contro le sue tradizioni ed il suo folklore. Una guerra condotta contro il suo popolo e la sua integrità.

Detto ciò, vale la pena fare anche un paio di considerazioni sulla spagna franchista. Da un ottica nazional-rivoluzionaria come quella della Falange di Ledesma e De Rivera, il regime di franco può non piacere. Lo stesso Franco perseguitò dopo la fine della guerra i dissidenti della destra sociale nazionalrivoluzionaria che durante il conflitto avevano combattuto al fianco dei franchisti. Distrusse le istanze rivoluzionarie e sindacali della Falange di Jose Antonio Primo de Rivera, giungendone a perseguitare ed arrestare i capi, per trasformare nel dopoguerra la Spagna in una grigia e plumbea dittatura reazionaria legata a doppio filo con la Chiesa e gli USA, basandosi sul potere di un Insipido Movimnto Nazionale frutto dell’ammucchiata tra nazionalisti, carlisti, cattolici e confluiti dalla Falange. Ma, come ricorda Colloredo, ”è vero anche che una vittoria dei rojos non sarebbe stata una vittoria repubblicana, ma comunista, avrebbe aperto per la Spagna una stagione ben peggiore e che, al posto della grigia Spagna clericheggiante e feudale (come la definì Anfuso) del Caudillo, si sarebbe avuta con tutta probabilità una Spagna rosso sangue (ben più di quanto non fosse il sangue versato dai nacionales, che non fu certo poco).”

 

Conclusioni

Rivediamo oggi la medesima retorica antinazionale ed antifascista imporsi con prepotenza nella retorica del secessionismo catalano, un secessionismo di chi vuole difendere ”la propria identità” ma poi si fa paladino dell’accoglienza degli immigrati stranieri. Il governo di Madrid è accusato di essere ”franchista” e ”fascista”, lo stesso governo di Madrid guidato da quel tale Rajoy, un semplice cristiano conservatore (e ciò non toglie che sia un incapace vista la sua gestione della crisi catalana). L’unità della nazione spagnola, così come quella di tutte le nazioni, è sacra ed inviolabile. Si conclude quest’articolo con le parole del grande Colloredo, tratte dal suo Frecce Nere!!! Le camice nere in spagna 1936-1939.

”In Spagna, dopo tre anni di guerra civile di incredibile ferocia, ha vinto la legalità, quella di fatto, se non di diritto, il principio di ordine e di moralità contrapposto a quanto simboleggiato dalla paradossale somma di tre rivoluzioni opposte ed inconciliabili tra di loro: quella socialista, la comunista e l’anarchica. Si deve concordare con Giovanni Artieri quando ricorda come, annegata nelle sue stesse illusioni, la repubblica borghese, democratica e cattolica, non durò neppure tanto da contare qualcosa nella catastrofe che aveva essa stessa preparato. Franco vinse, prosegue Artieri, perché la sua insurrezione proveniva dalle radici stesse dello spirito religioso spagnolo, della cultura spagnola, dell’anima immortale della Spagna. I nazionali partirono dalle province da dove mossero in cinque secoli, i re e gli eroi della Reconquista: i Ferdinando, gli Alfonso, il Cid, sino ai sovrani che strapparono ai mori il Paese. I suoi soldati venivano dalle regioni di maggiore castiza. I nacionales erano tutto ciò che in bene ed in male è più profondamente spagnolo. I loro avversari erano tutto ciò che la Spagna non era e non era mai stata, e che non volle diventare: uno schema di nuda civiltà di estrazione slava e deterministica, costituita dalla camicia di forza del sistema economico marxista, del gerarchismo sorretto dalle varie Cekas, dalla polizia politica e dai plotoni di esecuzione. Anche Franco ebbe polizia segreta e plotoni d’esecuzione. Ma nell’ordine, e non nel caos.

Nel diario di Nenni, si legge:

Mi rammarico di non essere riuscito a sfondare le difese di Saragozza per poter fare pulizia del clero di quella città ed incendiare la grande Basilica della Madonna del Pilar.

In queste scempiaggini sta la ragione vera della sconfitta dei repubblicani e degli internazionali, morale prima che militare: il fatto che della Spagna ne capivano quanto di Marte. La mancanza di una minima conoscenza della psicologia e della storia spagnola nelle parole esemplari del socialista romagnolo è peggio che un’espressione di fanatismo, o meglio, una smargiassata, è una stupidaggine. Per gli aragonesi la Virgen del Pilar è il simbolo della loro religione, della loro storia, del loro orgoglio: è una Madonna guerriera, la Capitana; e ancor oggi cantano, come nel 1808 le truppe di Palafox e i civili assediati in Saragozza dai francesi, dai polacchi, dagli italiani del generale Verdier, le parole di Agustina Domenech, cantata da Byron nel Childe Arold e disegnata dal Goya, descritta da un ufficiale polacco come bellissima, mentre da sola puntava il cannone, intorno al quale era caduto suo marito con gli altri serventi, sulle colonne francesi :

La Virgen del Pilar dice

que no quiere ser francesa,

que quiere ser la Capitana

de la tropa aragonesa.

Un orgullo singular

tienen los aragoneses

un orgullo singular

porque tienen por Patrona

a la Virgen del Pilar.

Non potevano vincere, non dovevano vincere. Non vinsero. 

[…]

L’Italia non si impadronì delle Baleari, come gli inglesi e i francesi avevano temuto. Era ciò che Galeazzo Ciano, che era stato il maggior fautore dell’intervento italiano in Spagna, aveva detto:

Nessuno crederà che in Spagna noi non vogliamo nulla.

Aggiungendo, parlando con l’ambasciatore Cantalupo,

Anche questa volta gli italiani saranno molto più idealisti di quanto tutti sospettano: non caveremo nulla dalla Spagna e ci contenteremo di raggiungere i fini generali che ci siamo proposti: impedire che, bolscevizzandosi la Spagna, abbia inizio la bolscevizzazione del Mediterraneo.

Era la verità.”

Alessio Melita