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Da Predappio al re: l’oscena paranoia dell’antifascismo che teme i morti

Roma, 18 di – Ci deve essere qualcosa di psicanalitico, se non addirittura di metafisico, dietro i problemi che hanno gli antifascisti con i morti. L’ultima polemica riguarda Vittorio Emanuele III, la cui salma è da poco rientrata in Italia. Figura complessa, quella del sovrano che ha legato la sua sorte ai destini di Benito Mussolini, dal quale si è fatto prima nominare imperatore, salvo poi tradirlo ignominiosamente. Eppure, come abbiamo ricordato, prima di quegli eventi infausti il re aveva dato anche prove di sé in senso totalmente differente. Ma di questo discutono e discuteranno gli storici. Fatto sta che stiamo parlando di un uomo morto 70 anni fa: che male potranno mai fare all’Italia di oggi quelle ossa? Tanto più che la proposta di portarle al Pantheon sembra più una boutade che altro.

Eppure, quel corpo fa paura. Eppure, per l’ennesima volta, dobbiamo ascoltare le varie autorità morali, a cui fanno da cassa di risonanza i vari semicolti del web, pontificare sui destini di un cadavere. Certo, questo è ancora nulla, rispetto a ciò che è accaduto e continua ad accadere alle spoglie mortali di Benito Mussolini. Recentemente abbiamo dovuto addirittura vedere una troupe montare un salotto televisivo nella cripta della famiglia del Duce, spacciando l’affetto popolare verso una tomba come un pericolo eversivo. Gli eredi dei Mussolini hanno minacciato denunce alla trasmissione del servizio pubblico che ha osato tale profanazione. Per tutta risposta, l’Usigrai ha diramato una nota che definire grottesca è dire poco mentre sul sito del Fatto quotidiano abbiamo letto una cosa così: “Sarebbe il caso che un Prefetto, un Questore, e anche un Sindaco, fedeli alla Repubblica, emettessero un provvedimento che, in ossequio alla legge che vieta l’ostentazione di simboli e di qualunque altra apologia del fascismo, chiudessero quella cripta (che sorge all’interno di un luogo pubblico ed è stata costruita per concessione pubblica), vietandone la visita a chi non fosse strettamente legato da dimostrabili vincoli di parentela con Mussolini”.

Cosa passa nella testa di una persona che chiede la chiusura di una cripta familiare? Quali meccanismi profondi si mettono in moto nella testa di chi ragiona in questo modo? È difficile capirlo senza ricorrere ad analisi cliniche per cui, tuttavia, servirebbero degli specialisti. Una delle caratteristiche fondamentali della civiltà è il rispetto per i morti, la degna sepoltura reclamata da Antigone per il fratello Polinice: la tomba è cultura, il corpo lasciato esposto alle fiere e alle intemperie è natura, barbarie selvaggia. Tutte le grandi civiltà hanno istituito un rapporto simbolico importante con la morte. La nostra no. Sarà per questo che ha paura dei morti: non sapendone pensare la condizione in senso autentico, è come se essi fossero sempre vivi, sempre ritornanti. Revenant, fantasmi… Dei fantasmi di cui si ha tanto più paura nella misura in cui si è creato un sistema in perpetua crisi di legittimazione. Poiché non sanno come giustificare se stessi, si sentono minacciati da qualsiasi cosa. E allora persino le tombe possono diventare postazioni nemiche o centrali eversive. Hanno paura, è chiaro. Persino della loro ombra.

Fonte: http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/da-predappio-al-re-loscena-paranoia-dellantifascismo-che-teme-i-morti-77176/

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