De Sivo: Lo storico bufalaro filoborbonico

di Maria Cipirano

dalla pagina facebook “Il bestiario neoborbonico”

Questo che pubblichiamo e’ un brano di una discussione tra la storica Maria Cipriano e un interlocutore che con molta presunzione e poca fantasia si firmava nientedimeno che ” Socrate ” facendo le lodi dello storico borbonico De Sivo:

Storico autorevole il De Sivo? Quello che scrisse che il Regno dei Borboni era il “sorriso del Signore”, e passò il resto della vita a dire peste e corna sul Regno d’Italia sperando che crollasse? Le calunnie dei defenestrati e degli sconfitti (e De Sivo era un ex alto funzionario borbonico la cui casa era stata assalita dalla folla inferocita) non risparmiavano nessuno, neanche il proprio stesso esercito, di cui invece Garibaldi riconobbe sempre il valore. Uno dei figli di Landi, dopo la tragica morte del padre che era stato già pienamente assolto assieme ad altri alti ufficiali da tutte le accuse, scrisse direttamente a Garibaldi per pregarlo in nome di tutto il parentado di fugare le infamità sui soldi che il padre avrebbe percepito, un’infamità cui aveva dato man forte la rivista gesuita “Civiltà cattolica”, dimenticando che le bugie portano dritti all’inferno. Ma era in gioco un Regno, e non si andava per il sottile.

Anche i sassi di Calatafimi sanno che Landi aveva ordini precisi di andare a Palermo e non poteva rischiare di farsi tagliare la strada, per cui, sapendosi circondato dagli insorti siciliani con cui l’esercito borbonico era in guerra da oltre un mese, non poteva certo bastargli la momentanea difficoltà dei garibaldini per sperare di uscir fuori da quella morsa. Gli insorti avevano saccheggiato anche i mulini per lasciarlo senza viveri. Si ritrovò anche senza munizioni, accerchiato dall’odio della popolazione, che a Partinico e negli altri paesi sparò dai balconi e dalle finestre sull’esercito di Francesco II

. Ai soldati borbonici era stato detto peraltro che i garibaldini erano quattro straccioni improvvisati che non sapevano combattere, ma proprio a Calatafimi s’accorsero che non era così, anzi la metà di loro erano veterani della 1a e 2a guerra d’indipendenza, e ciò convinse Landi a uscire da lì prima che fosse troppo tardi. La “camminata” verso Palermo fu peraltro un disastro: Garibaldi stesso dovette intervenire per limitare l’odio della popolazione che non voleva neanche seppellire i cadaveri dei borbonici linciati, per farli mangiare dai cani.