DITTATURA MORALE DEL POLITICAMENTE CORRETTO E POLARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’.

Introduzione

Col passare degli anni si sta assistendo ad un processo graduale ma inesorabile che sta inasprendo le barriere già esistenti e che potenzialmente potrebbe portare a livelli di scontro, ideologico e non solo, sempre maggiori. Questo è dovuto alla dittatura morale del politicamente corretto. Non sto parlando di repressione giudiziaria o di leggi liberticide, che comunque esistono, bensì della direzione che sta prendendo sempre di più il cosiddetto “senso comune” e la cosiddetta “opinione pubblica ufficiale”.
Dittatura morale del politicamente corretto: conseguenze pratiche nella vita quotidiana

Si tralascino questioni come il professare ideologie fasciste o Nazionalsocialiste e ci si concentri su ciò che è considerato “corretto” dire su questioni di mera attualità. Esprimere in certi contesti, lavorativi o anche “sociali”, opinioni tipiche anche solo di un partito come la Lega, significa l’essere bollati come “razzisti” o come “analfabeti funzionali”, parola magica usata dai filo-governativi per definire in modo dispregiativo chi la pensa diversamente da loro. Lo stesso discorso vale, ovviamente amplificato, se le posizioni ideologiche sono considerate più radicali e più vicine a fascismo o Nazionalsocialismo; persino se si dichiara di essere vicini alle idee di Forza Italia si viene visti con sospetto. Al contrario, ideologie vicine al radicalismo di estrema sinistra sono decisamente più accettate dal senso comune, anche quando sfociano nella vera e propria apologia della violenza verso le autorità e/o verso gli avversari politici.

I mass media, l’apparato educativo e molti contesti lavorativi, specie quelli “aziendali post laurea”, spingono implicitamente o esplicitamente alla demonizzazione di qualunque idea che sia lontana dall’ideologia progressista dominante, nelle sue varie forme. Questo crea, fra le altre cose, anche potenziali problemi sociali a chi ha un’ideologia lontana da quella progressista e si trova, per motivi di studio o lavoro o persino di “giro di amicizie storico”, a passare la maggior parte del tempo con persone che professano o affermano di professare l’ideologia progressista. Quando certi discorsi entrano nel vivo le alternative sono dire la propria e litigare, con conseguenze potenziali sgradite (in un ambiente di lavoro progressista un anti-progressista potrebbe essere dapprima isolato e successivamente lasciato a casa alla prima occasione), o non affrontare il discorso trovandosi isolato oppure, peggio ancora, dissimulando ciò che è per farsi accettare per ciò che non è da ciò che è normale.

Unica soluzione possibile dal punto di vista di un dissidente: crearsi il proprio giro di simili.

Queste dinamiche creano oggettivamente problemi. Alcuni dissidenti, raggiunta l’età post-formazione scolastica, finiscono per rinunciare ad una parte di sé stessi per non restare socialmente isolati dai contesti “ordinari”, lavoro in primis, ma anche relazioni personali, di amicizia o sentimentali, le quali nascono perlopiù da contatti storici in ambito formativo e, successivamente, lavorativo. Il loro atteggiamento non è condivisibile e questa strategia non è una soluzione al problema, corrisponde al mettere la testa sotto la sabbia. L’unica possibile soluzione è cavalcare la polarizzazione, rispondere alle barriere che vengono create creandone altre a sua volta, rispondere all’esclusione sociale del sistema con la rinuncia sociale al sistema. Ricostruire un giro di amicizie/conoscenze che sostituisca buona parte di quello “storico”, diventato ormai un santuario del politicamente corretto. Il tutto a prescindere dalla scelta se fare o meno militanza politica.

Crearsi il proprio giro ed il proprio ambiente alternativo al mondo che ci disprezza. Cercare il dialogo con certe categorie di persone è una perdita di tempo, laddove non si possono costruire ponti è necessario costruire muri.

  

Due semplici regole da seguire. Non cedere al ricatto morale e cavalca la polarizzazione.

1) Se ti “accusano” di essere estremista, non hai alcun modo di “difenderti”. Per loro lo resti. E loro ti ostacoleranno isolandoti e/o spingendo gli altri ad isolarti sotto la minaccia di bollare anche loro come “estremisti”. Fanno leva sul fatto che la preoccupazione principale di molti è quella di essere “bollata come estremista”.

2) Se il sistema ti rifiuta non corrergli dietro, fattene una ragione e rifiutalo. È preferibile passare il tuo tempo coi tuoi simili o affini piuttosto che essere isolato sia dal sistema che dai tuoi simili e affini.

Con il passare degli anni la polarizzazione della società basata sulle diverse concezioni del mondo sarà sempre più forte; che piaccia o no, ci si ritroverà perlopiù a frequentare persone ideologicamente affini dato che un confronto verbale pacifico con la controparte sarà sempre meno possibile.

Certo, la vita non è solo ideologia politica, ci sono tante altri argomenti di conversazione ed interessi vari sui quali trovare dei punti in comune, e può dispiacere trovarsi nella condizione di rompere i rapporti con persone su molte cose affini ma dall’ideologia politica incompatibile. Non è una regola assoluta, ma la tendenza è questa e lo sarà sempre di più. Bisogna esserne consapevoli, saper scegliere il proprio polo e cavalcare la polarizzazione. L’alternativa è l’isolamento.

Sergio Di Volpe