DUE CASI PARALLELI DI SUICIDI DI STATO

In questi giorni, tra il bollettino meteo che ci avverte del caldo rovente, le ferie che coinvolgono migliaia di famiglie, il sole, il mare, le partenze, il traffico ed altri aspetti tipici della stagione estiva, due notizie di cronaca si innalzano in mezzo alle altre come due pesanti macigni, per la loro elevata tragicità.

È possibile cogliere delle somiglianze tra questi due avvenimenti, e quindi trattarli parallelamente.

Il primo caso ha avuto luogo in Umbria, ad Umbertide. Venerdì 4 agosto un imprenditore di 61 anni si è impiccato all’interno della sua azienda metalmeccanica, lasciando un biglietto in cui spiegava le motivazioni di un gesto tanto estremo: non riusciva più a pagare i suoi 130 operai. Nella lettera, l’uomo ha raccontato che in seguito all’ennesimo rifiuto di credito da parte della banca, non aveva più alternative. Proprio il giorno precedente era stato indetto uno sciopero da parte dei suoi dipendenti per protestare contro il ritardo nel pagamento degli stipendi. La mattina in cui si è tolto la vita, Gabriele Bartolini avrebbe dovuto firmare un accordo con i sindacati.

Ci trasferiamo ora invece a Ferrara, per osservare da vicino anche il secondo caso. Nella stessa infelice giornata, un antiquario di 77 anni si è suicidato dopo aver dato fuoco alla casa e sparato alla moglie e al figlio. La motivazione di questo gesto estremo è una grave condizione finanziaria ed un avviso di pignoramento, la cui proroga sarebbe scaduta proprio il 5 agosto. Una vera tragedia, dalla forte potenza simbolica: l’azione dell’uomo può infatti essere soggetta a diverse interpretazioni ed anche contestazioni; tuttavia in quell’atto si può cogliere la disperazione di quell’uomo, ed un singolo caso diventa così emblema della situazione attuale. Per chi avesse letto “La roba”, di Giovanni Verga, questo tristissimo episodio potrebbe in qualche modo ricordare le ultime parole del protagonista, in fin di vita:”Roba mia, vientene con me!”. Infatti non solo Galeazzo Bartolucci si è privato della vita, ma ha deciso di rimanere con la moglie ed il figlio sin alla fine…ed oltre. Non da ultimo, aggiungiamo che si è opposto con ogni mezzo allo sfratto, preferendo perdere la vita piuttosto che vedersi strappata la propria abitazione. Riflettiamo infatti, sarebbe forse stato un gesto più altruista lasciare una signora di quell’età ed il figlio, anch’egli disoccupato, senza denaro, senza una casa, insomma senza speranze? A noi non è dato rispondere, non possiamo fornire un giudizio né un’opinione, possiamo solo concederci il silenzio e riflettere sull’accaduto.
In conclusione, le cause dei due decessi vanno ricercate nell’attuale crisi economica che, tra gli innumerevoli danni, provoca la lenta agonia della produzione italiana, sottoposta alla concorrenza sleale del terzo mondo, alla pressione fiscale più alta d’Europa ed al cappio di una finanza usuraia nemica della reale economia. Si spera che questi due uomini non siano morti invano, ma abbiano lanciato un forte messaggio, in cui tutti possiamo cogliere un significato più ampio, affinché questi due episodi servano come esempio per il futuro.

Camilla