E sempre, a fior di labbra, un canto

da No Reporter

L’Europa Nazione sfidò le utopie sessantottine

Le fonti della saggezza sono riposte in questo nostro Occidente, volgendosi magari a Nord da dove sarebbero scese le genti arie. Così la pensava, dopo lungo peregrinare in Oriente (si pensi a Siddharta, libro fra i più letti al mondo)  lo scrittore Hermann Hesse. E di questo mito – o certezza – si nutriva e ci nutriva Adriano Romualdi con il convincimento di una inesorabile riscossa europea. Con alti roghi accesi nella notte gelida a forma di ruota e di svastica, nel celebrare il solstizio d’inverno, si rinnovava la morte e la rinascita del Sole, la vittoria sulle tenebre. Quel Juppiter Sol Invictis per i Romani che di quelle genti erano eredi. Contro la cappa mefitica, stesa a immondo sudario sul corpo straziato e umiliato d’Europa, la speranza di un presto ritrovarsi a chiedere e saldare il conto (Berlino, aprile ’45, quale Finis Europae) e la fierezza di essere fra coloro che, mantenutisi saldi fra le rovine, avrebbero colto il premio più ambito per un guerriero…                                                                                                               

‘Un Panzerfaust sulla spalla si scrive la storia…’, il crepuscolo degli dei, mentre gli ultimi difensori cercavano scampo nei cunicoli della metropolitana. Difensori con la divisa delle Waffen SS, molte le nazionalità, portatori del sogno grande di un nuovo ordine europeo. Un mito per noi, pochi soli felici. Intanto le piazze si riempivano di coetanei, illusi, che bastasse inneggiare al Che inforestatosi nella jungla boliviana, a Ho-chi- minh emerso dalle risaie dell’Indocina, al faccione del Grande Timoniere con il libretto rosso di massime becere e banali, ai volti l’uno dagli occhi mongoli con in testa un tumore e rientrato in Russia in vagone piombato l’altro di un georgiano dai folti baffi la volontà crudele da ex seminarista… Miti fragili ed estranei e finiti nella pattumiera della storia (e lo scrivo senza stizza rivalsa sciocco anticomunismo che il cuore e la mente di milioni di uomini vi si rivolsero fidenti).                                                  
E noi a sognare lottare. Un’Europa – le nostre radici – di trecento milioni di anime, oggi assopite e asservite, l’Europa-Nazione, l’Europa delle Patrie, strade d’Europa e, nel cammino tortuoso imperfetto confuso, un orizzonte più alto più nobile. E contro, oggi, l’Europa che si manifesta quale potere finanziario delle banche un parlamento privo di carisma egoismi commerciali sudditanza oltre Atlantico… Un mito, forse, la certezza. Una generazione ‘di uccisori di serpenti’ (Nietzsche docet), rullo di tamburi  dispiegate al vento le bandiere serrate le file. E sempre, a fior di labbra, un canto…