Elezioni politiche 2018 e voto utile: prospettive dal punto di vista dei dissidenti identitari.

Introduzione.
Sabato 4 marzo ci saranno le elezioni politiche dalle quali si formeranno le nuove camere.
Come sempre in questi casi, nel cosiddetto “mondo identitario”, a livello partitico, associazionistico, gravitante o anche semplicemente “digitale” si discute su quale sia la scelta ottimale, astenersi o votare e, in quest’ultimo caso, per chi votare. In questo articolo cercherò di spiegare in breve le diverse argomentazioni interne al mondo identitario alla base di tali scelte ed esporre il mio punto di vista. Chi scrive è un dissidente identitario privo di tessere politiche e quindi lo fa da un punto di vista assolutamente asettico e a titolo personale. La categoria minoritaria dei militanti di partiti politici o gruppi che si presentano alle elezioni è esclusa dall’analisi dato che si suppone votino per il proprio gruppo di appartenenza.
I dissidenti identitari astensionisti.
Essi sono la categoria di persone che non votano perché non si riconoscono univocamente nel programma di alcun partito che si presenti alle elezioni, quelle che non votano perché non riconoscono ideologicamente il sistema democratico e non vogliono legittimarlo, quelle che dicono “il tuo voto non conta niente, destra e sinistra sono uguali, se votare servisse a qualcosa non ce lo farebbero fare” e argomentazioni di questa tipologia. Personalmente non condivido questo modo di pensare per due ragioni: la prima è che, ammesso e non concesso che il voto sia a prescindere inutile, non è che il non-voto è più utile. Non vi sono quorum e a livello legale anche un eventuale astensionismo del 90% non sarebbe ostativo alla formazione di un eventuale nuovo governo da chi ha la maggioranza assoluta delle preferenze del 10% dei votanti. La seconda è che, dal punto di vista di un qualunque elettore, compreso un dissidente identitario, non è vero dire che “un governo vale l’altro”. Dal punto di vista di un dissidente identitario, ad esempio, è chiarissimo che gli ultimi governi tecnici, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, sono stati peggiori del già discutibilissimo governo Berlusconi. Come è chiarissimo che un governo PD o M5S sarebbe sicuramente peggio di un governo di centrodestra a guida Salvini o, persino a guida Berlusconi. Come è chiarissimo che sarebbe meglio che in parlamento ci siano dei deputati di Casapound al posto di deputati del PD. Quindi, con tutto il rispetto per le loro argomentazioni, non condivido con loro.

I dissidenti identitari votanti: cosa votano e perché.
Essi sono la categoria che, nonostante magari non si riconoscano completamente nel programma di alcun partito che si presenti alle elezioni, fanno le loro valutazioni e decidono di mettere la fatidica croce.
Per capire le loro motivazioni bisogna contestualizzare e dare un’occhiata ai sondaggi recenti. Gli ultimi disponibili danno il M5S come primo partito al 28%, seguito dal PD al 22%, Forza Italia al 17%, Lega al 14%, Liberi e Uguali al 6%, FDI al 5%, seguiti dai vari + Europa, i partiti della cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra (Noi con l’Italia / UDC), i partiti ausiliari del PD ed un 2,1% di “altri” nei quali è inclusa Casapound.
A livello di Coalizioni, la prima si prevede che sarà quella di centrodestra (data al 37%), seguita da M5S, che corre da solo, e coalizione di centrosinistra, a pari merito al 28% circa. Seguono Liberi e Uguali e “altri”.
Per avere i numeri nelle camere per governare serve il 40% dei voti. Attualmente nessuno ha questi numeri, stando ai sondaggi, e quindi da più parti, ambito dissidente identitario compreso, c’è il sospetto che PD e alleati (28% circa) facciano il cosiddetto “inciucio” con Forza Italia e la “quarta gamba” del centrodestra (circa 20% complessivo). L’incognita principale è la coalizione di Centrodestra, che racchiude in sé due “blocchi”: Forza Italia + NCD / UDC (20% complessivo circa) e Lega / FDI (19% complessivo circa).

Il primo “blocco” è quello che si ritiene più propenso all’inciucio, il secondo gruppo quello più propenso, nonostante le smentite di rito, ad aprire potenzialmente a forze più “radicali” o comunque a votare nella loro stessa direzione sui temi principali dal punto di vista identitario: stop immigrazione, prima gli italiani, no Ius Soli e no Legge Mancino.
Rispetto alle scorse elezioni vi è un soggetto politico come Casapound che ha la concreta possibilità di entrare in parlamento. Nonostante i sondaggi lo diano nettamente al di sotto dello sbarramento del 3% (intorno all’1,5%) vi è una possibilità che riesca ad invertire il pronostico.
Detto questo, per i motivi di cui sopra, i punti “stop immigrazione, prima gli Italiani, no Ius Soli e no Legge Mancino”, un dissidente identitario votante tende a scegliere fra due possibilità, finalizzate al raggiungimento della situazione dei due punti di “optimum verosimile”, ovvero la situazione, fra quelle verosimili, che sarebbe la migliore o la “meno peggio” se si vuole.
1) Una coalizione di centrodestra vincente e con primo partito Lega.
2) Una presenza in parlamento di una forza come Casapound Italia, con il programma in assoluto più vicino a certe istanze e priva di “alleanze strambe” come quelle a cui è soggetta la Lega per scelte strategiche interne.
In tal senso un dissidente identitario, se vota, tenderà a votare, con convinzione o col naso tappato, o Lega o Casapound.
L’ideale sarebbero i punti 1) e 2) si verifichino contemporaneamente. Il “post voto” sarebbe comunque un’incognita, data la tendenza al trasformismo tipica della politica italiana e data la presenza di soggetti notoriamente poco affidabili politicamente come Forza Italia e la “quarta gamba”, ma ogni altra prospettiva sarebbe decisamente peggiore. Un eventuale governo tecnico, o addirittura un governo che sia composto da un’alleanza di forze come quelle della coalizione di centrosinistra a guida PD, M5S e Liberi e Uguali, porterebbe quasi sicuramente ad un aumento della discriminazione anti-italiana a favore degli allogeni, ad una legge più larga sulla cittadinanza, al proseguimento dell’accoglienza indiscriminata dei “presunti profughi” e, non ultimo, ad un’ulteriore stretta sui reati d’opinione e sulla repressione giudiziaria nei confronti dei dissidenti.
Punto di vista personale: Casapound al Parlamento e Lega al Senato.
Personalmente, pur non condividendo tutto di loro, voterò Casapound al Parlamento e Lega Nord al Senato, seguendo la logica dell’optimum verosimile. Ritengo che sia importante mandare in parlamento gente come i membri di Casapound, che si ritengono, fino a prova contraria, più ideologizzati e meno disposti a compromessi dei leghisti. I sondaggi li danno molto al di sotto del 3%, ma la loro attendibilità è tutta da verificare. Sulla Brexit e sulle ultime presidenziali Statunitensi, per esempio, il risultato è stato diverso da quanto era indicato dai sondaggi. Nel caso entrassero in parlamento, voterebbero nella direzione “giusta” e, in un contesto trasformista come quello della politica italiana, i loro voti potrebbero essere in qualche caso decisivi.
Diversa la questione per quanto riguarda il Senato. Lì Casapound ha possibilità decisamente scarse di entrare, e loro stessi nei vari hashtag sui social network, scrivono “direzione parlamento”. Del resto chi ha fra i 18 e i 25 anni rappresenta una discreta parte del loro elettorato, ed essi non possono votare al Senato. Che superino o meno il 3%, penso che prendano più alla Camera che al Senato. Quindi al Senato ripiegherò sulla Lega.

In ogni caso penso che per un dissidente identitario sia preferibile votare, Casapound, Lega, o anche Fratelli d’Italia, piuttosto che non votare. Anche se ritiene la democrazia un sistema sbagliato, anche se ha riserve ideologiche e/o antipatie personali. Si tratta di una croce su una scheda il 4 Marzo, e poi, nel peggiore dei casi “nemici come prima”.

Sergio Di Volpe