Entriamo nella Terza Repubblica, ma siamo mai usciti dalla Prima?

di Alessio Valente

di Giovani a Destra

Il giorno dopo, è sempre tempo di riflessioni, analisi e interpretazioni. I dati ormai sono più che certi, mancando solamente un pugno di sezioni all’appello e il risultato, ormai evidente, lascia trasparire la sua storicità. Una profondissima e lacerante sconfitta per il Partito Democratico, considerato fino ad ora il partito nazionale, ma anche per la sinistra tutta, con la percentuale deludente di Liberi e Uguali e +Europa di Bonino che non sfonda neanche il tre percento.

Altro dato fondamentale: il sorpasso, questo davvero storico, della Lega su Forza Italia. Le sorti della coalizione di centro-destra, da sempre a guida Berlusconi, non saranno più le stesse e gli equilibri interni cambiano radicalmente.

Non è solo questione di pesi e contrappesi però, perché questo risultato sdogana anche la Lega a livello nazionale e proietta il partito verso una rappresentanza che va da nord a sud e non più limitata a livello locale. Senz’altro un risultato che spingerà a riformulare definizioni e percezioni di cosa rappresenti il partito nato agli albori degli anni novanta dall’unione di diversi movimenti autonomisti.

Nulla di nuovo sul fronte pentastellato, inoltre, che, come previsto, si è nutrito dei voti dei delusi dal centro-sinistra e dai soliti insofferenti a tutta la classe politica. Il movimento si conferma come contenitore del voto di protesta e di un voto che appare come una “sfiducia” da parte dell’elettorato al partito di governo uscente.

Grande festa per gli esponenti, ma resta il nodo rappresentato dal fatto che questo nuovo terzo polo, non avendo una linea univoca sui temi fondamentali non può scendere a patti con nessuno per consentire un governo della nazione, rischiando oltretutto una spaccatura interna causata dalla divergenza di vedute dei propri eletti.

Il vero vincitore, dunque, è l’ingovernabilità. Molti gli sconfitti e tanti altri i vittoriosi ma nessuno, a quanto pare e a conferma di ciò che si percepiva già da tempo, ha una maggioranza abbastanza solida per formare un esecutivo.

Diversi sono i fattori che hanno portato a questa aspettata impasse parlamentare: dalla legge elettorale, alla frammentazione, alla novità rappresentata da tre forze pesanti che battagliano per conquistare seggi. Una riflessione che può essere stimolata, e che forse è centrale, è quella riguardo a quale Repubblica stiamo vivendo: se un ritorno alla prima o un’evoluzione della seconda.

Il bipolarismo, in Italia, ha avuto vita breve o forse non è mai nato, implodendo da subito sotto il peso delle forze centrifughe interne ai due poli.

L’esperienza del Pdl e quella più recente del Pd sono molto eloquenti e non lasciano spazio a molte interpretazioni. La frammentazione partitica tanto paventata è arrivata e, a quanto pare, è stata accolta dai cittadini. Circa il dieci percento dei cittadini, infatti, ha espresso la propria preferenza per i partiti minori e fuori coalizione, confermando che il paese vuole tornare al vecchio principio della rappresentanza a scapito della governabilità.

L’unica differenza, però, è che nella prima Repubblica, per quanto i governi fossero estremamente precari e in equilibrio labile, il sistema parlamentare aveva trovato una sorta di stabilità interna fornendo sempre un contesto “bloccato” entro cui muoversi: dall’egemonia Dc, al centro-sinistra organico, fino al famoso pentapartito.

I partiti dovranno decidere presto, dunque, come muoversi e come garantire che il voto dei cittadini non si disperda in mille rivoli, ma ciò appare molto difficoltoso alla luce dei diversi temi emersi negli ultimi come immigrazione e rapporto con l’Europa. Temi su cui, a quante pare, il concerto fra i vari partiti appare estremamente improbabile, se non addirittura impossibile.

Resterà da chiedersi, allora, come si potrà uscire da questo cul-de-sac istituzionale senza rivedere la legge elettorale, ma soprattutto senza sacrificare in larga parte quel principio di rappresentatività che ha ispirato tutti i sistemi proporzionali che nella storia si sono susseguiti. Per ora, la partita è nelle mani del Presidente della Repubblica: la sua azione risulterà probabilmente decisiva