Esempio di retorica anti italiana: Quando i neri erano i meridionali.

Il video di Andrea Pennacchi (“Quandi i meridionali erano i neri”) è girato parecchio su Facebook negli ultimi giorni e rappresenta al meglio la retorica della sinistra. Il video è condiviso da gente che vorrebbe combattere il razzismo, i luoghi comuni e gli stereotipi. E quale modo migliore per farlo se non creando l’immagine del polentone nordista che parla in dialetto veneto e spara battute razziste su neri e meridionali? Combattere i pregiudizi e gli stereotipi creando uno stereotipo. Il video, che è diventato virale sui profili di sinistra e sulle pagine meridionaliste/neoborboniche, pare segnare una certa americanizzazione della retorica della sinistra. È risaputo infatti che nell’ultimo periodo la sinistra ha cavalcato parecchio l’allarme razzismo con denunce di attacchi “xenofobi” che a seguito del clamore mediatico si sono dimostrati essere delle bufale, tacendo invece i crimini compiuti da immigrati stranieri o le aggressioni della sinistra antagonista contro i partiti di destra. Malgrado ciò i risultati elettorali non hanno mai premiato questa strategia comunicativa, segnando invece la costante crescita di consensi della lega e delle forze populiste. Si segna quindi un punto di svolta nella retorica della sinistra: non essendo in grado di far passare il messaggio del multiculturalismo e del globalismo in una comunità nazionale che pur con tutti i suoi difetti si sta dimostrando unita attorno ai propri leader, la sinistra cerca di distruggere la comunità nazionale dal suo interno acuendo i contrasti tra i suoi componenti. Non essendo in grado di penetrare il tessuto culturale italiano dall’esterno innalzando il ruolo dello straniero quale Salvatore della società occidentale grazie ai doni della società multiculturale ed accogliente, la sinistra agisce dall’interno. Attua un azione più subdola e pericolosa ovvero l’esasperazione dei particolarismi nazionali con una retorica volta a creare odi e rancori reciproci tra gli stessi italiani. Vedendo che la caccia “al razzista” non funziona, allora si da il via alla caccia tra italiani, mettendo quelli del nord contro quelli del sud (o viceversa). Il fine è sempre lo stesso, distruggere l’unità degli italiani, solo che si agisce dall’interno. Vedendo che il veicolamento del messaggio della società senza frontiere sta fallendo, la sinistra si americanizza ed arriva a creare una retorica rivolta alle “minoranze oppresse”. Proprio come in America i democratici fanno leva sul risentimento delle minoranze etniche (ispanici, afroamericani, nativi) contro i bianchi wasp. In Italia è anche più grave questa retorica poiché si cerca di dividere una comunità nazionale accomunata da una storia millenaria che affonda le sue origini dai tempi dell’impero romano e delle regioni italiche augustee. La retorica volta all’esasperazione dei particolarismi rappresenta la fase terminale di una sinistra incapace di far breccia tra gli italiani. È un arma a doppio taglio, oltre che fare in modo di minare una comunità nazionale e l’Unione attorno ai suoi leader, cerca di fare in modo che i meridionali si sentano vicini agli immigrati in quanto “classe discriminata dall’uomo del nord razzista e borghese”. In secondo luogo, si coltiva nella gente nel nord un recondito senso di colpa che deve portarli a solidarizzare con gli immigrati in virtù delle “discriminazioni e degli insulti contro i meridionali”, esemplificato da quel “ci dovremmo vergognare” detto verso la fine del video. Un quadro di propaganda anti italiana condito alla fine con le solite frecciatine a salvini ed alla lega.

Alessio Melita


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