«Sapere aude!»

“Dispotismo illuminato”: questa locuzione potrebbe, ad un primo sguardo superficiale, risultare contraddittoria. Il termine dispotismo infatti, ai giorni nostri –ma già nel XVIII secolo – assume facilmente una valenza fortemente negativa, ritraendo una tirannide feroce ed opprimente, come ci suggerisce il Guerci.

Tuttavia, se facciamo uno sforzo semantico ed andiamo a ricercare le radici della parola, ripercorrendo indietro la linea del tempo fino al mondo antico, ci rendiamo conto che inizialmente, la parola “despota” era semplicemente un sinonimo di monarca. Può allora sorgerci il dubbio che gli illuministi volessero utilizzare un arcaismo e richiamare alla memoria l’antichità? Questo è alquanto improbabile, dal momento che è ben nota la tendenza razionalistica del secolo dei Lumi, la quale comincia già dal secolo precedente; ne è un chiaro esempio il celebre motto della Royal Society, una brillante accademia inglese fondata col supporto del Re Carlo II:”nullius in verba – in the words of no one”. Queste parole esprimono perfettamente l’idea che è alla base dell’illuminismo, ma il cui seme era già stato gettato precedentemente da Cartesio: non ci sono tesi “autorevoli”, delle quali non si può dubitare. Ogni teoria deve essere esposta in modo convincente, e soprattutto dimostrata attraverso esperimenti. Solo allora può essere accettata come valida.

Allora, dopo questa riflessione circa la definizione di dispotismo illuminato, non ci resta che fornire l’unica motivazione che può essere ritenuta veritiera:”In realtà, se esso si caratterizza per una più alacre attività riformatrice e per un parziale mutamento delle basi teoriche che fanno da supporto a tale attività, chiara è la linea della continuità con intenti e metodi riconducibili ad un orientamento assolutistico esistente prima del Settecento.”, per citare nuovamente la fonte del Guerci.
Dunque il “dispotismo illuminato” non è una forma di governo, un regime politico innovativo, bensì si tratta semplicemente di un modus operandi caratteristico dei governanti europei del XVIII secolo, che proseguirono il percorso tracciato il secolo prima dai sovrani assoluti.
Allora, parafrasando, è possibile affermare che le monarchie del passato erano illuminate dalla luce divina, quelle del Settecento dal Lume della ragione.
Con un’ironia mal celata, sorgerebbe spontaneo domandarsi se tutta questa luce che ha sempre illuminato i governanti si sia mai veramente ampliata sull’ombra in cui si trova il popolo!

Ora che abbiamo definito il fenomeno del dispotismo illuminato, possiamo addentrarci nell’analisi e darne un giudizio sui risultati.
Indubbiamente in ogni singolo Paese questo governo produsse degli effetti differenti ed ogni caso andrebbe analizzato singolarmente, tuttavia non è azzardato affermare che, in linea di massima, “i fili che collegano questi e tanti altri simili elementi sono più numerosi e più solidi di quanto non appaia in un primo momento, che la circolazione delle idee è più intensa di quello che avremmo potuto sospettare, che le speranze e le aspettative si volgono verso una medesima direzione, che effettivamente assistiamo all’emergere dell’Europa dei lumi…” (Venturi, Utopia e riforma dell’Illuminismo).

Insomma, per entrare un po’ più nel pratico, è bene fornire alcuni esempi concreti degli effetti prodotti dall’Illuminismo nell’assetto sociale e politico europeo.
Certamente i sovrani illuminati si impegnarono nella difesa dei diritti civili dei sudditi, rendendoli così moderni cittadini, liberi ed uguali davanti alla legge. Molti governanti attuarono diverse riforme di stampo economico, per liberalizzare il mercato, ma anche e soprattutto in ambito giuridico, ispirati dall’opera Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, abolendo per esempio la tortura e la pena di morte in favore della pena di morte.
“L’illuminismo contribuì anche alla nascita di importanti nuovi fattori quali l’«opinione pubblica», che interveniva nel processo di manipolazione sociale e politica controllato dalla monarchia.” (Outram)
Questo ci dimostra che, per quanto i sovrani si sforzarono di modernizzare il modo di detenere il potere, la natura critica che era alla base della filosofia illuminista era comunque difficile da conciliare con un potere assoluto. Probabilmente, se questo tentativo fosse andato completamente a buon fine, anche in un solo Paese d’Europa, il risultato sarebbe stata una grandiosa rivoluzione, l’attuazione di un potere realmente legittimo, realmente meritato, realmente interessato al bene della collettività. Si tratta forse di un’utopia, di una visione onirica che ha ammaliato le fervide menti degli illuministi ed infiammato gli animi di un popolo che era da troppo tempo assopito. E di tutto quel fuoco, oggi forse non ci resta altro che cenere.