Francesco Crispi: Patriota e Statista Italiano

“In Italia non è il trionfo delle idee che conduce al potere. Vi conducono le basse manovre a Montecitorio, gli indegni intrighi al Quirinale. Ne segue, che l’uomo onesto il quale ha fede nella virtù, che non intriga e non sa intrigare, è sempre vinto dai mediocri e dai corruttori.” A distanza di quasi 150 anni, le parole di Francesco Crispi riecheggiano nei secoli. Forse la sua stessa parentesi politica è l’esemplificazione del suo pensiero, un quadro che fornisce benissimo l’idea di come fosse la politica nell’Italia post Unitaria. I primi anni sono infatti segnati dalla lotta in Sud Italia contro i borbone,le rivolte siciliane contro il governo di Napoli, l’adesione degli ideali repubblicani e mazziniani, la Spedizione dei Mille e l’Unità d’italia. Ma con l’ingresso nella politica che conta Crispi dovette abbandonare gli idealismi della giovinezza, sopratutto dopo la Catastrofe dell’Aspromonte dove gli stessi bersaglieri italiani respinsero una spedizione Garibaldina volta a conquistare Roma (il neonato governo italiano voleva evitare una guerra contro la Francia di Napoleone III). Seguì l’adesione al pensiero monarchico

«La monarchia ci unisce e la repubblica ci dividerebbe»

Crispi divenne così sostenitore dell’espansionismo coloniale italiano vedendo nella conquista di Un grande impero coloniale italiano l’unica via per costruire la futura superpotenza italiana nel mediterraneo. Per poter rivaleggiare con gli immensi imperi coloniali di Francia ed Inghilterra Crispi dovette ricorrere all’alleanza sul continente col nemico di sempre, l’impero asburgico. Questo significò dover rinunciare, almeno per il momento, alle aspirazioni irredentste dei nazionalisti italiani, ma anche una svolta più autoritaria e bellicosa della politica dello stato italiano.

Il nodo legato all’irredentismo fu molto delicato per crispi. Lui, patriota e nazionalista, era chiamato a dover mediare tra le necessità dello stato e quelle ideologiche. L’alleanza con l’Austria era necessaria, ma era ancora vivo negli italiani il ricordo delle guerre d’indipendenza e della repressione asburgica. Crispi fu chiamato a mediare tra le posizioni irredentiste e le necessità politiche, negli anni in cui la persecuzione asburgica contro gli italiani nelle terre irridente fu durissima e questo esasperava ancora di più gli animi degli irredentisti.

“Si vuole intanto osservare che in Italia l’alleanza con l’Austria non è simpatica, essendo purtroppo recenti i ricordi delle lotte nazionali e del malgoverno imperiale. Necessario quindi che l’Austria faccia dimenticare il suo passato, e che negli atti di Governo eviti di ferire il sentimento di nazionalità, che è ancor vivo negli Italiani.”

La ferrea volontà di difendere le istituzioni si fece sentire ancora di più nel contrasto con i movimenti irredentsti più radicali che mettevano in pericolo la fragile alleanza con Vienna

“Questo – disse – non è ordine, né questo è il modo di amar la Patria; questo è il disordine, questo è il modo di mettere in pericolo le istituzioni. Ebbene, finché io sarò a questo posto, non permetterò che queste istituzioni siano da voi poste in pericolo; le difenderò con tutti i mezzi che la legge mi dà e, se è necessario, anche con la mia persona”.

Ed in merito alla necessità della scomoda alleanza con Vienna disse

“L’alleanza con l’Austria, che io solo potevo difendere, avrebbe contro di sé un maggior numero di nemici …. e non so se nel 1892 io o il mio successore avremmo la forza necessaria a rinnovarla”.

Gli anni del governo furono travagliati, segnati da vittorie e sconfitte politiche, ma anche da numerose inchieste e scandali. Crispi fu Una figura storica complessa che ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dello stato italiano. Ostracizzato dal secondo dopoguerra in poi poiché accusato col suo nazionalismo di essere fondatore del fascismo, Solo recentemente alcuni studi hanno rivalutato i meriti di Crispi, posizionando la sua figura di statista tra luci e ombre, a pieno titolo fra i protagonisti del Risorgimento dell’Italia post-unitaria.

Lo storico Giorgio Scichilone ha detto di Crispi: «Non gli sarebbero mancate infatti le virtù necessarie: passione patriottica e prospettiva politica, unite a una non comune ambizione, ostinazione e cinismo. Perciò tralasciando la retorica, alla fine questo di Crispi si può dire: il suo apporto all’edificazione dello Stato italiano fu decisivo, e ciò è quanto gli deve essere riconosciuto al netto dell’esaltazione o degli ostracismi contemporanei e storiografici»

Si ricordino le sue ultime parole sul letto di morte «Prima di chiudere gli occhi alla vita, vorrei avere il supremo conforto di sapere la Patria, adorata e difesa da tutti i suoi figli.»

Alessio Melita