Il giuramento di Perasto, “TI CON NU, NU CON TI”.

Era il 23 Agosto 1797, a circa 3 mesi dalla caduta di Venezia sotto l’impero Austriaco, dopo quattro secoli di gloria, a Perasto, venne sepolto il Gonfalone.
Fù qui, che il Conte Giuseppe Viscovich pronunciò in quell’ultimo solenne momento, il giuramento di Perasto. “TI CON NU, NU CON TI”.

Ma chi erano i Guerrieri di Perasto? facciamo un salto indietro. Perasto É una cittadina situata nell’attuale Montenegro, all’epoca della Serenissima contava quasi 2000 abitanti, Allora a Perasto vi erano quattro cantieri navali e una flotta di circa cento navi, senza contare palazzi, chiese (ne aveva 19, di cui diciassette cattoliche e due ortodosse), fortezze e torri difensive. Nel 1368 dopo aver prestato spontaneo aiuto alla flotta Veneziana, Perasto viene intitolata come “Fedelissima Gonfaloniera”. Per decreto speciale del Senato la città ebbe l’onore e il dovere di custodire il gonfalone di guerra della flotta veneta. I dodici Gonfalonieri, eletti di volta in volta dal Consiglio degli Anziani della comunità, che in corso di battaglia costituivano la guardia personale del doge e avevano il compito di difendere il vessillo sulla nave ammiraglia, provenivano esclusivamente da Perasto. Con il trattato di Campoformido Stipulato il 17 ottobre del 1797 da Napoleone e Fancesco II D’Asburgo, Venezia veniva ceduta all’Impero Austriaco, sancì così la fine della Serenissima. Fù così, che il 23 Agosto a Perasto poco prima dell’arrivo delle truppe Asburgiche… “l’intera comunità cittadina di Perasto si radunò davanti all’abitazione del Capitano di Perasto, conte Giuseppe Viscovich, nonche il luogo dove era custodito il Gonfalone. Tutti si recarono a Piazza San Nicolò, dove si trovava la Chiesa principale. Qui giunti, il Capitano le staccò dalle rispettive picche, mentre, contemporaneamente, la Bandiera di San Marco veniva ammainata dal Castello. Le insegne vennero poste in un bacile d’argento ed affidate al Luogotenente che le portò all’interno della chiesa, dove vennero depositate sopra l’Altare maggiore. Il capitano della Guardia pronunciò, davanti alla folla inginocchiata, un commovente ed intenso discorso, passato alla storia come il Giuramento di Perasto e conosciuto anche come “Ti con nu, nu con ti”:

“In questo amaro momento che lacera il nostro cuore; in questo ultimo sfogo d’amore e di fede al Veneto Serenissimo Dominio, ci sia di conforto, o Cittadini, il Gonfalone della Serenissima Repubblica, ché la nostra condotta presente e passata giustamente ci assegna questo atto fatale, per noi virtuoso e doveroso.
Sapranno da noi i nostri figli, e la Storia del giorno farà sapere a tutta Europa, che Perasto ha degnamente sostenuto fino all’ultimo l’onore del Veneto Gonfalone, onorandolo con questo atto solenne e deponendolo bagnato del nostro universale amarissimo pianto.
Sfoghiamoci, Cittadini, sfoghiamoci pure; ma in questi nostri ultimi sentimenti, con i quali sigilliamo la gloriosa carriera corsa sotto il Serenissimo Veneto Governo, rivolgiamoci a questa insegna e in essa consacriamo il nostro dolore.
Per trecentosettantasette anni la nostra fede e il nostro valore la hanno custodita per Terra e per Mare, ovunque ci abbiano chiamato i suoi nemici, che sono stati anche quelli della Religione. Per trecentosettantasette anni le nostre sostanze, il nostro sangue, le nostre vite sone sempre state dedicate a Te, San Marco; e felicissimi sempre ci siamo reputati di essere Tu con noi e noi con Te; e sempre con Te siamo stati illustri e vittoriosi sul Mare.
Nessuno con Te ci ha visto fuggire; nessuno, con Te, ci ha visto vinti o impauriti! Se il tempo presente, infelicissimo per imprevidenza, per dissennatezza, per illegali arbitrii, per vizi che offendono la Natura e il Diritto delle Genti, non Ti avesse tolto dall’Italia, per Te in perpetuo sarebbero state le nostre sostanze, il sangue, la nostra vita; piuttosto che vederTi vinto e disonorato dai Tuoi, il nostro coraggio e la nostra fede si sarebbero sepolte sotto di Te! Ora che altro non resta da fare per Te, il nostro cuore Ti sia tomba onoratissima e il più puro e grande elogio, Tuo elogio, siano le nostre lacrime”.

Il Conte Giuseppe Viscovich fù il primo a baciare e a bagnare con le sue lacrime la gloriosa bandiera e quando tutti i cittadini resero omaggio, il Gonfalone di San Marco, intriso di lacrime, fu chiusa in una cassetta e posta al sicuro, nascosta in un ripostiglio sotto l’altare maggiore.

Kalki