Governo gialloblu-commissione Ue: suk aperto ancora un po’

da Internettuale

Purtroppo non è un braccio di ferro. È roba da suk, da bancarelle gestite da vucumprà. La prova di forza tra duellanti che sforzano i bicipiti per guadagnarsi la vittoria con il sudore è una manifestazione di potenza, di volontà, di spirito combattivo. È un traguardo al quale s’arriva dopo duri allenamenti e grossi sacrifici. Al mercato, nel suk, prevalgono furbizia e disonestà, inganno e ipocrisia, avidità e cupidigia. Tra sorrisi falsi e minacce fasulle compratori e venditori si esercitano in un tira e molla per concludere l’affare. C’è la diffusa convinzione che l’Europa sia contro l’Italia e che la realtà sia per davvero un braccio di ferro tra il governo gialloblu e la commissione Ue.

Il dato reale è che la commissione è composta da uomini eletti negli schieramenti che l’alleanza Lega-Cinquestelle ha mostrato per quello che sono e cioè vecchi, superati, ideologicamente arretrati. L’alternanza dei governi di centrodestra e di centrosinistra nei Paesi dell’Unione europea ha sostanzialmente mantenuto al potere per decenni un ceto politico partorito da una geopolitica fondata sulla contrapposizione Usa-Urss. Con la fine dell’Unione sovietica, s’è rotto il bipolarismo e la superpotenza statunitense è rimasta l’unica in campo. In attesa del momento nel quale la sfida sarà rilanciata da altre potenze (Cina, India…Europa), le istituzioni, nazionali e internazionali (Chiesa di Roma inclusa), lottano contro lo sgretolamento reinventandosi, elaborando nuovi schemi (politico-sociali e politico-economici) e dando spazio a nuovi modi di rappresentanza.

Non soltanto in Italia, dunque, stanno cambiando regole e regolatori. Il fatto che in tutti i Paesi si studino “miglioramenti” ai sistemi elettorali e ai poteri istituzionali denuncia le carenze delle formule fin qui applicate. Il dibattito sulla riforma del voto, che in Italia si vede di più perché sguaiato e rissoso, è in corso negli Stati Uniti d’America come nella Repubblica federale di Germania. L’antico schema presidenzialismo-parlamentarismo mostra tutte le crepe di un edificio un tempo solido. Le comunità nazionali di tutti i Paesi affrontano cambiamenti profondi e inevitabili. Una delle risposte più facili e più sentite dalle popolazioni è il cosiddetto populismo (un sostantivo usato a pene di segugio, ma che per economia espositiva lasciamo com’è).

Dalle prossime elezioni europee, ci si aspetta l’irruzione a Bruxelles e dintorni di schiere di europarlamentari estranei al centrodestra come al centrosinistra. La commissione Ue sarà, probabilmente, composta da persone poco o per niente vincolate ai vecchi carri.

Perché non è un onesto braccio di ferro? Perché i vecchi arnesi di regime (per usare un’espressione tranchant ma sintetica) sono avvezzi alla contrattazione, a volte perfino aperta ma più sovente sottobanco. La commissione Ue boccia la manovra di bilancio ma lascia spazio al suk: entro tre settimane i commissari si aspettano un documento “corretto”. Dopodiché si innescheranno vari meccanismi punitivi. Sul fronte delle istituzioni Ue, non c’è alcunché di definitivo: il compratore si allontana perché non gli sta bene l’ultimo prezzo e il venditore lo richiama rilanciandone uno più basso.

Dove il governo Salvini-Conte-Di Maio rischia di più è il terreno gestito dalla finanza internazionale in combutta con pezzi di finanza italiana. Fino ad oggi, i grossi calibri hanno sparato a salve o quasi.

Se ricordiamo che nel 2011 lo spread da 173 punti balzò a 528 determinando la fine del governo Berlusconi, i 300 punti di questi giorni fanno male, ma non uccidono. Per questo, da qui a maggio, accadrà di tutto e di più.

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