Idee, proposte e finalità dell’Internazionale Cristiana oggi

In questi giorni a Roma, nel centro conferenze dell’hotel Ergife si svolge senza troppa pubblicità la conferenza mondiale su xenofobia, razzismo e populismo nazionalista nel contesto della migrazione globale.

Apre questa tre giorni il rappresentante dell’ONU per l’Europa meridionale, che insieme a vescovi e rappresentanti delle varie chiese cristiane vedrà partecipare, oltre all’unicef, le maggiori organizzazioni non governative (caritas, mediterranean Hope, ecc…), figurano anche vari professori universitari, capi di organizzazioni internazionali e perfino un ex giudice del tribunale dell’aia.

Il tutto si concluderà con la consegna, in udienza privata, dei risultati dei lavori della tre giorni alla persona del Papa.

L’obiettivo di tale conferenza?

È ben spiegato dal teologo Olav Tveit e da gli altri convitati alla presentazione dei lavori: “Unire gli sforzi di tutte le organizzazioni e chiese cristiane per arrestare l’avanzata dei nazionalismi populisti e realizzare le vere finalità del cristianesimo, cioè la creazione di un umanesimo globale” e ancora si sente “grazie all’immigrazione oggi l’Italia non è più una unità razziale ben definita ma un insieme di razze e culture”.

Dal pubblico alcuni rappresentanti rilanciano: uno dice “è necessario fare di più, penetrare nei partiti ed influenzare le decisioni dei governi”, mentre monsignor Farrell spiega “dobbiamo evitare che i popoli si rinchiudano nell’identitarismo”.

Mentre l’arcivescova di Svezia, Jackelen, va ben oltre e invita tutti a guardare oltre e vedere le profonde origini del razzismo: il vero nemico, dice, è il patriarcato radice di ogni tipo di discriminazione, razziale come di genere).

Ecco come vengono investiti i soldi dell’8×1000, ecco il fronte che si oppone ideologicamente alla libertà e alla tradizione dei popoli.

Per ben capire il tenore di tale conferenza credo sia interessante citare la parabola delle galline a conclusione dell’intervento antirazzista del teologo africano Kenneth Mtata:

“mia madre aveva delle galline, ma alcune galline erano aggressive verso le altre e le nuove venute, allora mia madre appena aveva ospiti, prendeva le galline razziste e ci faceva un buon pasto per tutti”.

Romano