Il demone della moderazione e della servitù.

di Francesco Di Marte

Lega e 5 Stelle hanno tuonato per anni contro l’euro (proposte varie di uscita o di referendum) e l’UE.

Ipocritamente, con sagace tattica, hanno parlato di sovranità monetaria e signoraggio bancario-monetario in poche e sconosciute occasioni, giusto per tenere contenti i Bagnai ed i Borghi e qualche altro “consapevole”, anche loro pronti ad intrupparsi immediatamente, dimenticando anni di discorsi, teorie, idee e proposte.

Pubblicamente, con un analfabetismo preoccupante (che forse indica malafede), accettano tutti gli schemi fantasiosi e svianti che sostengono il dominio della tecno-finanza: lo spread che sale, i mercati che si preoccupano e tutto il resto di menzogne che coprono la vera realtà.

Nel momento in cui si apprestavano a diventare forze di governo, hanno tolto ogni riferimento contrario all’euro ed alla UE. Si sono limitati a dire di voler ridiscutere i trattati.

Neanche questo è servito per farsi accettare nelle stanze del potere (cioè del sottopotere e del sotto sotto potere).

Il servo si fa un bel bagno per farsi accettare in casa del padrone, ma questi gli dice, senza giri di parole: “puzzi lo stesso, tu puzzi dentro, hai voglia a lavarti e profumarti”.

Il servo quindi ragiona e pensa ad ulteriori forme di asservimento da mostrare al fine di ottenere finalmente accoglienza.

Un rivoluzionario assalterebbe il palazzo se il suo nemico fornisse delle così ghiotte occasioni. Il servo, che mai ha pensato di assaltare il palazzo, ma semmai di farsi accogliere, cincischia gaudente perchè appare, agli occhi del popolo sprovveduto, il difensore della Patria.

L’occasione per creare condizioni di ribellione e rivolta contro il Sistema sembrava (ed in effetti lo era) unica ed irripetibile.

Di Maio ha parlato di messa in stato d’accusa di Mattarella ed ha invitato il popolo a “scendere in piazza” con un richiamo al tricolore dai toni patriottici. Salvini, in perfetto stile democristiano, ha smorzato i toni e fa l’attendista. Di Maio quindi, sentitosi isolato e redarguito dal socio più furbo e smaliziato, è rientrato nei ranghi.

Non sono diversi da Mastella o Renzi, anzi sono peggiori.

Mastella e Renzi non fingono, sono schiavi dichiarati.

Loro, i rivoluzionari della minchia, sono schiavi mascherati.