Il flagello della “signorinetta”

Proponiamo un articolo tratto da Critica del Costume edito da Il Cinabro, utile per approfondire alcuni aspetti legati al mondo femminile. Il titolo, in sè, già rivela una delle insidiose trappole in cui noi donne spesso incappiamo. La sua lettura vuole essere un semplice strumento di riflessione e approdimento affinchè cadano le grottesche maschere imposte dalla società borghese che la donna stessa accetta di indossare per paura di rimanerne isolata. Solo quando la donna comprenderà il suo reale ruolo e la smetterà di cedere ai compromessi e ai ricatti della società moderna, accompagnata dall’uomo in questo percorso di rettificazione, allora sarà in grado di svelare il suo vero volto e non più una cosmetica femminilità.

di Julius Evola

La “signorinetta” è purtroppo un fenomeno tipicamente nostrano. In altri paesi difficilmente si trova qualcosa di simile. Se si vuole, vi si troverà di peggio – ad esempio, il tipo impossibile della ragazza anglosassone con  la sua costruita impertinente “dignità”, o quello quasi neutro della “compagna”, o ancora quello diciamo così “semi-professionale” di conio parigino. Ma la “signorinetta” è difficile trovarla altrove come in Italia. Essa è il prodotto tipico di una certa borghesia che non è né carne né pesce, che ha perso i contatti con la parte ancora sana del popolo non avendo simultaneamente nulla in comune con una classe davvero superiore.

La “signorinetta” è, in larga misura , “prodotto di cultura”. Sue caratteristiche fondamentali sono l’artificialità, la convenzionalità, la mancanza di spontaneità e di vera personalità. Come “materia prima” essa, appunto, non è nulla più che una piccola borghese coi relativi scrupoli e pregiudizi derivati da norme osservate non per effettivo convincimento ma solo in vista delle convenienze e del giudizio altrui. Ma questa “materia prima” non è ancora la ”signorinetta”. Può corrispondere al tipo di una certa “figlia di famiglia”soprattutto delle regioni meridionali. La “signorinetta” sorge invece attraverso una speciale elaborazione di tale materia prima nel senso di una artificializzazione che distorce o ridicolizza perfino quel che vi è di rispettabile in un autentico, tranquillo tipo borghese.

La “signorinetta” è la borghese modernizzata e divenuta pura facciata messa li a nascondere un vuoto interiore assoluto: è un tipo, la cui fatuità, vanità ed ostentazione si compongono curiosamente con le limitazioni interne e la mediocrità derivanti appunto dalla materia prima” di cui si è detto or ora. In modo crudo, siffatti tipi di ragazze potrebbero esser davvero definiti: ocherelle in funzione di “demi-vierges”. Voi infatti vedete circolare ragazze del genere tutte pitturate ed esibizionisticamnete attrezzate come in altri paesi non lo sono nemmeno le “professioniste”, le vedete sulle spiagge quasi nude e in ogni sorta di pose da ragazzaccio, mentre basta poco per accorgersi che tutto questo – salvo eccezioni rare – si riduce ad una pura, stupida montatura. E le vedete andar per via con  un’affettata aria di distacco e quasi di sovranità, come se il semplice esser donne dovesse significare chi sa che, giacchè, oltre a tale qualità nella sua forma più primitiva, difficilmente si saprebbe dire che cosa in essa possa giustificare un simile contegno. Il tipo è standardizzato, “in serie”. Ha tratti analoghi nelle varie città. Lo si  riconosce perfino da un dato modo di parlare, con speciali inflessioni, modo manierato e scipito proprio come lo stesso epiteto di “signorinettta”. Gran parte hanno, nella mentalità della “signorinetta”, il cinema e la canzone a ballo, a parte una certa categoria di romanzi “a successo”, letti unicamente perché tali. Un tale tipo è artificiale e vuoto non solo di fronte agli altri (ed essenzialmente di fronte all’uomo, centro esclusivo, anche quando è occultato, dei suoi interessi), ma innanzitutto di fronte a se stesso. Piccola borghese nell’animo, appunto sulla base del cinema e dell’”amore no”, “illusione, dolce chimera sei tu”, “amore con madonna illusione”, come “madonna illusione”; “sognare fino all’alba di domani” e simili, la signorinetta si crea un falso sentimentalismo un retorico mondo di sogni e di fantasie privo di qualsiasi rapporto non solo con un sentire e vero profondo, ma soprattutto con la sua effettiva condotta. Infatti, a parte il dominio stereotipo del flirt, la “signorinetta” in concreto resta quasi sempre la banale ragazza in cerca del “buon partito”. Questa è l’ultima ratio del suo conformismo, dietro le false spoglie sentimentalistiche e divaganti e dietro le apparenze di una ostentata, cosmetica femminilità. Essa resta quasi sempre la cosiddetta “ragazza per bene” che fa della sua persona l’oggetto di una ragionata speculazione, lo spogliarsi per essa significando quanto, per un uomo, trovare un posto con un buon stipendio, e quindi “sistemarsi”.

Qui non occorre fermarsi a rilevare che soprattutto in vista di relazioni leali e sinceri fra uomo e donna, tali da garantire una effettiva, salda comunanza di vita, tutto ciò appare come sfasato. Il tipo della “signorinetta” che trascura di formarsi una sua propria personalità e spesso anche di assicurarsi una occupazione pratica tale da garantirle una certa autonomia economica epperò anche una certa indipendenza morale e sessuale – un tale tipo, il cui capitale è unicamente costituito dal suo essere di sesso femminile, come ragazza brillante, vana e fatua entro i limiti di certe norme conformistiche, non saprebbe nemmeno essere un saldo elemento per un vivere a due, specie in tempi, come quelli attuali, lontani come sono dal “piede di casa” ottocentesco. Si tratta dunque di un tipo anfibio e quasi diremmo parassitario, nel quale si assommano i difetti sia della dianzi accennata borghesia, sia di una certa vuota modernità.

Come il fenomeno si sia prodotto, non è facile precisarlo: in ogni caso per gradi, per contagio e mimetismo rispetto ad un certo figurino. E il grave è che su di un tale tipo la stessa grande crisi dell’ultima guerra poco ha potuto. Laddove già la prima guerra mondiale dell’Europa centrale seppe propiziare il formarsi di un nuovo tipo femminile, semplificato e sincero sotto ogni punto di vista gradevole, da noi, dopo il fenomeno del “signoraggio” e tutto quello che più o meno riporta al livello de La Pelle di Malaparte, con strascichi di corruzione spicciola e banale, dopo tutto ciò, le cose sono tornate più o meno come prima e il tipo della “signorinetta” è ripullulato spesso nella maggiorata edizione delle cosiddette “”gagarelle”. Che pensare a tale riguardo? Certo, di tutto quello che accade nel dominio  femminile, in ultima  analisi, è sempre l’uomo il responsabile. Gli uomini dovrebbero darsi ad un organizzato sabotaggio: creare un ambiente tale da render la vita impossibile ad un simile tipo, da costringerlo a scomparire ovvero a rientrare, senza false spoglie, nel suo luogo proprio, cioè nel ceto borghese più anodino: in attesa che si definisca – gli Dei volendolo – una nuova figura femminile, sincera, intensiva e coraggiosa, formata secondo una nuova spontaneità, capace davvero di una sua vita interiore, epperò anche tale da rettificare varie cose che nel dominio dei rapporti fra i sessi da noi non sono per nulla in ordine.