IL FUTURO APPARTIENE A NOI

di Camilla Acampora

Oggi si parla spesso di “millenials”, per indicare la generazione di cui faccio parte anche io. Questo termine anglosassone, estraneo ai vocabolari della lingua italiana, si sta velocemente diffondendo sulla bocca di tutti. Ma che cosa significa, di preciso, questa parola?
Solamente coloro che sono nati dal 2000 in avanti possono definirsi “millenials” a tutti gli effetti? Il nuovo millennio ha introdotto un passaggio generazionale così preciso e netto, oppure questo vocabolo funge solo da generalizzazione per indicare, banalmente, tutti i giovani d’oggi?
Onestamente, non sono sicura di poter fornire una risposta certa. Mi piacerebbe conoscere la persona che per prima ha coniato questo termine, e vorrei domandarle che cosa intendesse realmente. Sono dell’idea che il significato sia stato distorto, o comunque che possa essere soggetto ad interpretazioni erronee; probabilmente, questa parola non aveva in origine quella valenza negativa che oggi, almeno a me, sembra intrinseca nel vocabolo.
Riflettiamo un istante… anche soltanto a leggere la parola “millenials”, mi compare nella mente la figura di un indefinito uomo maturo, esperto, che la pronuncia con aria sprezzante contro noi “ragazzini”.

E’ proprio vero, siamo solo dei ragazzini. Spesso non ce ne rendiamo conto, in questo mondo così adulto, impegnato nel lavoro e nella costante ricerca di denaro, perdiamo troppo facilmente la purezza, l’innocenza, ed anche l’ingenuità, che sono caratteristiche proprie della giovinezza. Così spendiamo la nostra primavera, in un mondo d’autunno che sta perdendo i colori.
Ci rifugiamo dunque sul web, dove costruiamo un personaggio che rappresenti in qualche modo la parte migliore di noi stessi, o quello che vorremmo essere; i nostri punti di riferimento sono anch’essi delle maschere, delle icone su uno schermo, così lontane ed irraggiungibili. Non riusciamo più a trovare dei modelli di riferimento, in questa società multitasking e del “tutto e subito”, dove riteniamo felice chi è più ricco e più celebre, finché non leggiamo sul giornale un articolo dell’ennesima morte per overdose.
Trovo estremamente dannoso questo eccessivo culto della personalità che caratterizza i nostri giorni. La diffusa idolatria per un qualunque personaggio dello spettacolo, è un chiaro indice della nostra debolezza interiore e della grave mancanza di autostima che ci porta ad ammirare spasmodicamente colui che sembra possedere ciò che noi non abbiamo.

La nostra è una generazione insicura, fragile, che invia continuamente disperate richieste d’aiuto, senza sapere bene dove indirizzarle. Indubbiamente, l’adolescenza è sempre stata una fase critica della vita, lo dice la mia famiglia, ed io ci credo. Tuttavia, sostengo fermamente che abbiamo il diritto, anzi, oserei dire il dovere di viverla al meglio. Sarebbe bene comprendere quanto sia bella, seppur fugace, la primavera della nostra esistenza. Io ed i miei coetanei stiamo attraversando un periodo straordinariamente formativo della nostra personalità; dovremmo assumerci pienamente la responsabilità di ogni nostra scelta e fare pace con il mondo, abbandonando quell’immaturo atteggiamento di ostilità che ci porta a puntare il dito contro tutto e contro tutti, senza mai farci un attento esame di coscienza. Lasciamo ad ogni età e ad ogni generazione i propri pesi e le proprie responsabilità, e non prendiamocela con i nostri predecessori se non sono stati in grado di lasciarci un mondo all’altezza dei nostri desideri.
Accogliamo piuttosto il pensiero che noi siamo il sogno per cui i nostri antenati hanno vissuto, siamo noi l’idea per cui si sono battuti, donando anche la vita per lasciarci un’eredità che non deve andare perduta. Rendiamoci sempre degni e non deludiamo i sacrifici per la nostra Libertà!

Stacchiamoci un istante dallo schermo dei nostri telefoni o dal monitor dei nostri computer, osserviamo quel che ci circonda. Non ci riempie il cuore la Bellezza del mondo? Non dovremmo forse ritenerci fortunati di aver ricevuto da Dio grandi doni quali la Vita, la salute, l’amore? Eppure, potrebbe bastare così poco per essere felici…
Gli oggetti tecnologici fanno parte dello straordinario progresso che caratterizza i nostri giorni, e certamente è giusto godere dei benefici che possono portarci. Dovremmo però ricordare che la funzione di un social network, ad esempio, è meramente comunicativa e consente di accorciare le distanze formando un mirabile tessuto connettivo, ma non avrà mai e poi mai funzione sostitutiva ai rapporti sociali.

Io credo che la nostra generazione abbia una grandissima necessità di forza; e se al momento non è presente una figura di rilievo in grado di incoraggiarci, è bene che ognuno di noi ritrovi dentro di sé l’energia sufficiente ad affrontare qualunque difficoltà. Forse, se cambiassimo il nostro modo di guardare le cose, se abbandonassimo questo squallido individualismo che è la prima causa del decadimento sociale, ci renderemo conto che in verità attorno a noi sono numerosissime le persone positive che possono insegnarci qualcosa. Con grande umiltà, dovremmo accettare i consigli ed i suggerimenti di chiunque e non precluderci alcun tipo di esperienza che possa contribuire alla nostra formazione personale.

Ammetto di avere un rapporto piuttosto conflittuale con la generazione di cui faccio parte. Da un lato, non mi sento di appartenervi completamente; non sempre comprendo i problemi che affliggono i miei coetanei, e talvolta li trovo fin troppo superficiali. Sotto certi aspetti, concordo con gli adulti che definiscono la nostra come la generazione del caos.
Ci terrei a ricordare, però, che il disordine sociale in cui siamo nati, è l’eredità che loro stessi ci hanno lasciato. Tuttavia, nel mio cuore puro da adolescente non c’è posto per il rancore, dunque accetto le condizioni in cui mi trovo e cerco di apprezzarne gli aspetti positivi, impegnandomi per difenderli e tutelarli.
Non abbandoniamoci ad una passiva rassegnazione, e ricordiamoci sempre che ciascuno è artefice del proprio destino; perché una cosa è certa: il domani appartiene a noi!