Il lato oscuro dell’arcobaleno: la scomoda testimonianza della “figlia di due lesbiche”

da Il Primato Nazionale

“The other side of the rainbow”. No, nessun remake del capolavoro dei Pink Floyd (che, di lato oscuro parlava, ma della luna): semmai la rivelazione della parte, volutamente occulta, di quel mondo tutto “Peace and Love”.

Strumentalizzazione a firma Lgbt. Spillette, t-shirt, borse: persino muri metropolitani (tanto amati dal “coloratissimo” Pisapia) e marchi famosi declinati al volere del mood imperante. Quello arcobaleno, ovviamente: ultima frontiera della sovversione e perversione sessuale e familiare. Ed è proprio su questo punto, che sia allaccia il video-rivelazione di una testimone “scomoda”. Lei è Millie Fontana, vittima della follia di una pseudo famiglia composta da due (altrettanto pseudo) madri. Una storia toccante ma, ancor prima, terrificante per le ripercussioni psicologiche cui la ragazza ha dovuto far fronte. E fin dalla tenera infanzia.

Millie racconta della sua vita all’interno di una coppia lesbica. Vita all’insegna della menzogna (le dissero che lei, un padre non l’avesse mai avuto) e degli enormi scompensi affettivi. Perché, stando all’insegnamento freudiano, l’identificazione nelle figure rispettivamente della madre e del padre, rappresentano imprescindibili tappe nello sviluppo psico-affettivo di ogni bambino. La privazione arbitraria, egoistica, di una di queste due figure, può ingenerare traumi permanenti.

“Mi chiamo Millie Fontana, ho 23 anni e sono figlia di due lesbiche, concepita tramite donatore. Questa è una testimonianza che, di sicuro, è non udita perché nessuno vuole sentir parlare dell’altro lato dell’arcobaleno, il lato non adatto per crescere dei bambini felici, perché crescono con l’idea sbagliata di come una struttura familiare dovrebbe essere. Crescendo volevo un padre… sentivo dentro di me che mi mancasse un padre prima ancora che potessi concepire quello che significava un padre. Mi è stato mentito durante tutta la scuola. Mi è stato detto che non avessi un padre o forse non sapevano chi lui fosse. E la mia stabilità comportamentale ed emotiva ha sofferto molto a causa di questo. Nessuno nella lobby Lgbt vuole ascoltare qualcuno come me perché “Love is love”, giusto? Noi non esistiamo per loro. Crescendo mi guardavo allo specchio e pensavo: ‘Da dove ho preso questi occhi verdi? Da dove ho preso questi aspetti della mia personalità o certi talenti che nessuno nella mia famiglia aveva?’ La risposta a questa domanda è piuttosto semplice: mio padre! Intendere chi fosse mio padre, a 11 anni, è stata la sola volta probabilmente in cui sono stata una bambina stabile. Capii per la prima volta chi io fossi, lo guardai nei suoi occhi e pensai che quella fosse la parte mancante di me stessa. E se io non avessi incontrato mio padre, non sarei stata qui con voi, perché la mia reazione emozionale a non avere lui nella mia vita persino per una tale giovane età, sarebbe stata devastante e mi avrebbe fatto regredire nel mio sviluppo. C’è un gran parlare dell’uguaglianza da parte delle lobby Lgbt. Ma mi chiedo quale sia la loro definizione di uguaglianza, perché per me uguaglianza significa dire la verità, essere rispettati per quello che si è per intero e non solo in base a quello che i genitori decidono che tu debba sapere. Uguaglianza non significa che, siccome gli studi su famiglie gay volontarie e sui loro figli dimostrerebbero un esito positivo, questo debba valere per tutti. E’ completamente irrealistico. Io considero questa una forma di gender discriminazione. E’ davvero curioso il modo in cui le lobby gay parlano dell’omofobia. Ho racconti di amici gay che mi spiegano che altri gay li chiamano omofobi, perché preferiscono che i bambini crescano con una madre e con un padre. E’ totalmente ridicolo! Perché in realtà in ogni relazione tra persone dello stesso sesso, ci vuole una terza persona per “produrre” un bambino. Perché come società dovremmo ignorare questa verità? Io non sono qui grazie a due donne. La scienza viene sostituita dai desideri di alcuni adulti. Mia madre mi ha fatto una domanda. Cosa sarebbe successo se io e la mia partner potevamo sposarci? Se avessimo potuto avere quell’ambiente familiare stabile come tutti gli altri? Ho risposto con un’altra domanda: che tipo di terapia mi avrebbero somministrato gli psicologi per i miei comportamenti dovuti alla mancanza di un padre, se l’assenza del padre fosse stata considerata una forma di discriminazione? Nessuna risposta. L’evoluzione non è stata fatta da un’agenda politica che sta silenziando anche una parte della comunità Lgbt. Sono una piccola minoranza estremista che sta spingendo all’estinzione del genere stesso. Io non vedo ‘gender equality’. Io vedo l’intenzione di sbarazzarsi del genere umano tutto”.

Parole che fanno riflettere, specie quando vertono su quell’estremismo che taccia di omofobia che vi si oppone. Che le contingenze della vita portino, talvolta, a crescere senza una delle due figure genitoriali è inconfutabile. Ma privare, egoisticamente e per puro capriccio, un bambino del padre o della madre è inqualificabile violenza: psicologica e morale.