Il partito dei Presidenti

di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

 

L’intrigo Napolitano-Mattarella

Quel è il gioco di Napolitano e Mattarella?

L’ipotesi che il centrodestra presentandosi in Parlamento  possa raccogliere voti da diversi deputati grillini consapevoli che, con nuove elezioni, non si ritroverebbero di nuovo lì loro personalmente, sembra verosimile. Tanto verosimile che il Presidente exoterico (e con lui di certo anche l’esoterico) non ha voluto nemmeno che ci provasse e insiste nell’evitarlo.

A cosa puntano i Presidenti?

Sul piano strettamente nazionale al logorio di Berlusconi e Renzi e allo sfaldamento del centrodestra. Presentando infatti un governo tecnico pro tempore, qualora Forza Italia si dimostrasse disposta a un balneare, si creerebbero i presupposti per uno sfilacciamento di Salvini da Berlusconi. Questo potrebbe comportare perfino un esecutivo Cinque Stelle – Lega ma con una Lega molto meno forte rispetto ad oggi. Nel caso poi di un’elezione anticipata e abbastanza ravvicinata che il Quirinale farebbe in modo di facilitare, il divorzio tra Salvini e Berlusconi renderebbe difficile il ripetersi dell’attuale alleanza elettorale di maggioranza.

Con il centrodestra diviso non sarebbe allora impossibile una chiara maggioranza 5 Stelle se questi raggiungessero il 40% perché il vantaggio di dodici punti sul secondo schieramento, altra condizione per centrare la maggioranza assoluta, diventerebbe possibile.

Più probabilmente però per formare una maggioranza i 5 Stelle dovrebbero accordarsi con una sinistra (e centrosinistra) derenzizzata. Così si avrebbe un governo a guida Quirinale dove si eserciterebbe la centralità democratica.

Diciamo che il gioco sui nervi del partito del Colle punta a dividere e imperare, con lo strumento pentastellato che viene considerato imprescindibile.

Intanto che si gioca, piano B – o forse piano A – le condizioni socioeconomiche del Paese peggiorerebbero e si creerebbero le condizioni per una Troika tecnousuraia.

Ma per chi corre il partito del Quirinale? Si fa presto a dire Bruxelles che non significa nulla visto che è ancora soltanto un luogo di confronto. La domanda è se corra per Londra, per Washington o per affermare un ruolo italiano in Europa.

Proprio quando s’iniziano a prospettare riforme nell’Eurozona, quando si profilano un esercito europeo e una linea di politica estera, proprio quando sul tappeto c’è la questione dell’immigrazione, viene il sospetto che il partito dei Presidenti intenda utilizzare l’Italia come elemento di attrito, di ostacolo al rinnovamento europeo e che, servendo gli interessi Wasp, sia ben disposto a far retrocedere l’Italia nel Terzo Mondo e fuori da ogni rilevanza storica.

In un momento di trasformazione e di riequilibrio l’Italia potrebbe trovare una centralità non solo geografica per imporre dialettica e sintesi tra poli diversi (francotedesco e Visegrad, rigore del nord e flessibilità del sud) e assumere un ruolo primario nella direttrice eurafricana.

Ma il partito dei Presidenti sembra procedere nella direzione della schiavitù europea. Che non significa, come sbraitano oggi i qualunquisti più o meno neri, la schiavitù nostra nei confronti dell’Europa ma la schiavitù dell’Europa nei confronti degli angloamericani.

Il partito del Quirinale sembra deciso a continuare la missione del 25 aprile e a minare con ogni mezzo l’emancipazione europea utilizzando gli italiani come carne da macello. Nella sua retorica scomoderà l’Europa in modo d’alimentare la rissa e da incanalare il populismo nell’inconcludenza.