Il popolo non vota, lotta!

di Giancarlo Ferrara

da No Reporter

In Francia il movimento dei “gilets jaunes” è alla terza settimana di mobilitazione.
Il movimento nato come un coacervo sociale, apparentemente spontaneo, contro la tassa sui carburanti e la svolta “ecologica” del Governo francese, ha assunto in breve tempo le caratteristiche di unìonda insurrezionale e di critica radicale, di cui ad oggi è difficile predire gli sviluppi.

Il movimento, trasversale nella sua composizione politica ma anche nei ceti sociali che rappresenta, pur partendo dalla protesta delle zone rurali provate dalla crisi economica, ha ,soprattutto a Parigi ma non solo, coinvolto anche i giovani che sono stati i protagonisti dei duri scontri con la polizia nei due ultimi sabati nel centro della Capitale francese.
Movimento apartitico e che guarda con sospetto ai sindacati,ha assunto in pochi giorni un ruolo di interlocuzione diretta con il Governo e soprattutto con l’odiato Macron che è il Presidente più impopolare della Storia repubblicana e che rischia seriamente di non essere rieletto.
I partiti, anche quelli di opposizione, chiusi nei loro schemi parlamentaristi, non riescono ad influire sulla protesta sempre più dura e non colgono il fatto che i loro schemi di interpretazione della realtà in tutta Europa sono seriamente in crisi, forse per la prima volta dal dopoguerra ad oggi.
La piazza è apertamente extraparlamentare e rifiuta la mediazione e la delega ai partiti, con una determinazione ed una radicalità che non si vedeva da decenni in Europa, scavalcando persino i partiti sovranisti e della sinistra comunista.
Neanche lo spettro dell’uso della forza per prendersi la piazza, agitato come spauracchio dal Governo e da tutti i partiti, sembra turbare più di tanto i “gilets jaunes” che non la condannano a priori come forma di lotta politica : ed anche questa è una novità non da poco.
Gli schemi di questi ultimi anni servono a poco, se si vuole capire che la “pentola a pressione” in Europa sta per scoppiare e che settori popolari sempre più consistenti sono esasperati per la mancanza di una visione del mondo e della comunità che non offre altra chiave di lettura che l’esclusione sociale ed un futuro di povertà diffusa oltre al deserto esistenziale.
La gioventù europea, soprattutto, chiamata a scegliere tra la disoccupazione e la futilità dell’intrattenimento fine a se stesso, sta riscoprendo il gusto di contestare il Potere, seppure in modo confuso, ma consapevole che rappresenta l’unico modo di sfuggire all’asfissia.
Gli Stati nazionali sono ormai un contenitore stretto ed angusto per l’Europa e la sua gioventù che chiede spazio per non restare impigliata nella palude della democrazia liberale.
Vedremo nelle prossime settimane se da Parigi partirà una salutare ventata di rivolta che si espanderà ad altri paesi europei: una cosa è certa , una miccia è stata accesa a Parigi. Come nel 1968.

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