Il primo nemico delle femministe? La Femminilità.

Camilla Acampora

Questo articolo, scritto da una donna, è dedicato a tutte le femministe e ai sostenitori di questa pseudo battaglia sociale. Forse, in principio, tale lotta poteva anche contenere una scintilla di liceità e condivisibilità; è possibile che, tanti anni fa, alcune donne abbiano realmente avvertito un senso di ingiusta inferiorità nei confronti dell’universo maschile, e perciò abbiano deciso di protestare per i loro diritti. Difatti, io ho sempre sostenuto che non ci siano conquiste, non esistano diritti umani che non si siano ottenuti attraverso battaglie e sofferenze e sangue. Ora non ho intenzione di trattare il femminismo dal punto di vista storico, desidero invece soffermarmi sul contesto attuale. Che cosa è andato storto? Come ha potuto una lotta sociale per la parità dei diritti degradarsi tanto, fino a raggiungere il declino morale di oggi? Facciamo un passo indietro. Per poter instaurare un rapporto col lettore, e raggiungere insieme una qualche conclusione, credo sia necessario partire da presupposti condivisi. L’uomo e la donna sono due figure antitetiche, opposte e complementari; questo ci è stato insegnato dalla natura e dalla storia e c’è già chi vorrebbe opporsi a questa tesi inconfutabile, difendendo a spada tratta gli ideali di “uguaglianza”, sotto cui si celano l’omologazione e l’annullamento delle diversità. Mi rivolgo direttamente a queste “femministe”, e mi chiedo se siano così piene di sé da voler indebolire il sesso maschile, svilirlo sino ad annientarlo per dare potere alle altre donne e sentirsi finalmente superiori, oppure, in fin dei conti, sono solamente delle povere disgraziate, nate in un corpo così delicato e femmineo, inadatto alla loro anima rozza ed incapaci di volersi bene. Forse avrebbero preferito nascere uomini, appartenenti al “sesso forte”, ed allora incanalano questa invidia in un odio distruttivo e nichilista. Le grandi battaglie per i diritti femminili si sono ridotte ad una violenza contro la lingua italiana. Perché mai noi donne dovremmo desiderare essere “Ministre” o “Sindache”, quando delle soavi parole come “Arte”, “Musica”, “Poesia”, “Grazia”, “Bellezza”… sono declinate al femminile? Ma a queste donne che oggi manifestano sull’altare della patria mostrando le proprie nudità senza vergogna, oppure si infervorano per un nome declinato al maschile nei loro riguardi, che cosa può interessare della Grazia, della Bellezza e della nobiltà d’animo? Tutti questi alti valori astratti sono essenzialmente femminili, poiché la donna è per sua natura eterea e sottile e virtuosa. “La libertà tanto duramente conquistata si è degradata nella sfrenata liceità: questo è simbolo di una società malata”, ci avverte Platone. Molte giovani ragazze prendono come modello di riferimento le Amazzoni, solo perché nell’immaginario collettivo cavalcavano con i seni scoperti ed uccidevano uomini. Invece noi, noi Donne ci opponiamo a tutto ciò: il nostro esempio è la donna angelicata di Dante e del dolce stilnovo. E per concludere, non nascondendo un velo di polemica, ricordiamo che persino la maternità è una parola imprescindibilmente femminile, temendo che qualcuno possa dimenticarsene. E così come ogni madre è Donna, la nostra patria, l’Italia, ci rende fiere d’esserlo.

 


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