Il Regno dei Borbone era controllato dalle mafie

AMMISSIONE DI CARLO DI BORBONE : IL REGNO BORBONICO ERA PERVASO DELLA MAFIE

Carlo di Borbone, detto il duca di Castro (detto, poiché lo stato italiano è una repubblica, cosicché non riconosce i titoli nobiliari) ha concesso un’intervista dai singolari contenuti. Egli ha detto: «Quando ho sentito che i ‘ndranghetisti giuravano su Garibaldi, Mazzini ed il generale Lamarmora ho avuto la conferma che gli uomini che hanno distrutto il mio regno sono gli eroi della malavita. Hanno ragione Lorenzo dal Boca e Pino Aprile quando sostengono che la caduta del Regno Borbonico è avvenuta grazie ad un patto scellerato tra le organizzazioni criminali ed esponenti del movimento risorgimentale».

Andiamo con ordine : Carlo di Borbone fa una autorevolissima ammissione e concorda con quanto scritto da A. Barbero e altri e cioe’ che la camorra nel Regno c’era ed era forte e temuta –

Per ora ci accontentiamo di questa autorevolissima ammissione – Speriamo che il Duca di Castro , continuando i suoi studi , ci possaun giorno dire come e’ nata la camorra e come e’ diventata potente in un contesto in cui ogni cittadino era sorvegliato da uno sbirro-

Duole ricordare a Carlo di Borbone che i mafiosi, i ‘ndranghetisti ed i camorristi sono soliti giurare su Dio e sui santi, al punto che nei loro rituali il ricorso ad una terminologia religiosa mutuata da quella cattolica è una costante. Questo certamente non fa del cristianesimo e della Chiesa cattolica la fonte delle mafie, né permette d’ipotizzare legami tra questa religione in quanto tale e le organizzazioni mafiose.

Risulta ancora più erroneo concettualmente e metodologicamente supporre sulla base d’un singolo rituale registrato nell’anno 2014 legami fra il movimento patriottico risorgimentale in quanto tale e le mafie. La presenza nei rituali mafiosi d’invocazioni a Dio, alla Madonna, ai santi ecc. è sempre stata conosciute e risulta massiccia sino alla saturazione, ma questo non permette in alcun modo di concludere che l’”onorata società” sia nata nella Palestina romana. Che importanza avrebbe un singolo rituale, individuato nel 2014, proprio di una singola cosca della ‘ndrangheta, nella ricostruzione delle vicende del Risorgimento? Lenin fondò una loggia massonica intitolandola a Joseph de Maistre, il filosofo ultrareazionario e supercattolico vissuto molti decenni prima: nessuno arguirebbe da questo che de Maistre fosse il padre fondatore del comunismo …

È persino superfluo soffermarsi a confutare le indimostrate ipotesi d’un legame fra Garibaldi e Mazzini da una parte, la ‘ndrangheta dall’altra. Il rituale in questione è stato banalmente mutuato da logge massoniche deviate, con cui la mafia calabrese entrò in contatto negli anni ’70 del XX secolo: non ha nulla in comune con il Risorgimento.

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È invece interessante osservare il pensiero di Carlo di Borbone. Egli sostiene che il regno delle Due Sicilie sarebbe crollato come un castello di carte con il contributo determinante delle mafie. Allora, egli ammette implicitamente che la camorra, la ‘ndrangheta, la mafia erano così potenti nel 1860 da poter decidere le sorti dello stato borbonico.Questa ammissione sarebbe , finalmente , un grosso passo avanti verso il riconoscimento di una verita’ storica da sempre conosciuta e che solo che un revisionismo ,( incredibile nel senso etimologico del termine ) , si sforza vanamente di negare

I camorristi, i ‘ndranghetisti, i mafiosi avevano più potere dell’esercito, della marina, della polizia dei Borboni, più ricchezza e risorse del fisco, dell’erario e del tesoro del reame delle Due Sicilie, più consenso sociale di re Francesco II? Esistono due sole possibilità: le mafie sotto il regime borbonico o erano potenti al punto da poter decidere le sorti del regno, o non lo erano. Nella seconda ipotesi, esse non potevano in alcun modo avere un ruolo decisivo nel 1860. Nella prima ipotesi, che pare essere adottata da Carlo di Borbone, e a cui va la nostra gratitudine per questo , allora si deve concludere che il regno delle Due Sicilie fosse il regno delle mafie.

In verità, esiste una mole immensa di dati che prova come il regno dei Borboni fosse alleato con la camorra e con la mafia. Antonio Capece Minutolo, principe di Canosa, quando era ministro della polizia, creò la società segreta dei Calderari, ispirandosi alla camorra ed attingendo alla delinquenza comune per formarla. A questa società segreta di tipo camorristico appartenne anche Francesco Saverio Del Carretto, marchese, cavaliere dell’Ordine di S. Giorgio, comandante della gendarmeria e di ministro di Polizia. La camorra costituiva inoltre una polizia segreta e politica al servizio dei Borboni con funzione antiliberale.

La camorra nel periodo borbonico esercitava un dominio sulle carceri, sui mercati, sulle bische di fatto autorizzate dalla polizia, e sulle attività daziarie, talvolta spesso in vera e propria sostituzione dei funzionari. La mafia, nel suo sviluppo a cavallo fra Settecento ed Ottocento, si strutturò sulla base della natura feudale della società e delle istituzioni borboniche. Un ruolo decisivo nella sua metamorfosi lo ebbe l’esercito borbonico, che era largamente infiltrato da camorristi, i quali furono il modello a cui attinsero i mafiosi nell’epoca della Restaurazione per darsi una propria organizzazione. Sempre la mafia poi un patto con Salvatore Maniscalco, capo della polizia borbonica nell’isola dal 1849 al 1860. Lo stesso “pizzo” è sorto ad imitazione del comportamento delle azioni estorsive compiute dalla polizia borbonica. Et cetera, et cetera, et cetera, et cetera …

Le mafie, camorra, ‘ndrangheta, mafia, hanno non solo rituali, ma anche miti sulla propria storia. Il loro mito più antico e diffuso vuole che esse siano state create da tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso, Carcagnosso. In effetti, esistono molti indizi che vogliono che queste tre mafie siano nate sotto la dominazione spagnola del Mezzogiorno. Quando Carlo III di Borbone, o per meglio dire Carlos Sebastián de Borbón y Farnesio invase l’Italia meridionale con un esercito di mercenari stranieri, egli, spagnolo per origine e cultura, per caso ebbe l’aiuto delle mafie d’origine ispanica? È per questo che il dominio borbonico in Italia si appoggiò su mafiosi, camorristi, lazzaroni e briganti?

A Don Carlo non viene in mente che Garibaldi e Mazzini non erano nemmeno nati quando la camorra era gia’ potente ?

Si legga Colajanni e magari si legga Ulloa

Alessio