Il termine “populismo” ha sostituito la parola “socialismo”?

da Giovani a Destra

di Manuel Di Pasquale

Il termine populismo, senza alcun dubbio, è tra le parole più (ab)usate degli ultimi anni.

Un manipolo di personaggetti lo usa a proprio piacimento per identificare ciò che si oppone al globalismo e agli ideali edonisti tanto cari ai millenials. Quando a questi soggetti si chiede cosa significhi il termine, però, non sono in grado di dare una chiara spiegazione. Spesso e volentieri lo descrivono come un qualcosa affine alla demagogia.

Il populismo, nella sua reale accezione, identificava un movimento russo che si contrapponeva allo zarismo e all’industrialismo sfrenato, negli anni precedenti alla prima guerra mondiale. Per dare una visione aggiornata, lo zarismo potrebbe essere inquadrato come “classe politica”, quella senza spina dorsale che ha governato il nostro paese negli ultimi tempi, mentre l’industrialismo è sfociato in multinazionali che si espandono in maniera selvaggia. I populisti, per la loro ideologia del secolo scorso, venivano identificati come “socialisti rurali”, in difesa di contadini, agricoltori e allevatori, contrari all’eccessivo progresso.

Una riflessione mi ha portato a pensare che il termine populismo, piuttosto che demagogia, al giorno d’oggi abbia sostituito la parola socialismo. Non è un caso, infatti, che i populisti preferiscano i diritti sociali ai diritti civili, cioè per farla breve, chiedono la garanzia di un lavoro retribuito per gli operai rispetto alle unioni civili. Sono coloro che si pongono in difesa dei ceti più deboli rispetto allo strapotere delle grandi multinazionali. Sono coloro che vogliono che si consumino prima i prodotti del nostro paese e poi, se necessario, la merce d’oltre frontiera.

Molti populisti, del resto, provengono dall’area di destra, cosa che si nota, poiché condividono idee tipiche della destra sociale.

Il termine populismo è caro alle nuove sinistre perché queste, preoccupandosi di temi frivoli, hanno fatto in modo che il proletariato, quello caro ai movimenti socialisti, scappasse a destra.

A ciò si aggiunge la rabbia nei confronti dell’immigrazione sfrenata, che ha risvegliato il sentimento etno-nazionalista di molte persone. Etno-nazionalismo, tra l’altro, tipico del socialismo nazionale.

Quindi, il populista non è altro che il socialista (per identificare quelli della vecchia sinistra) o post-missino (per identificare quelli della vecchia destra) del XXI secolo, che al giorno d’oggi si contrappone al globalismo.