Il treno della vergogna, quando i comunisti sputavano ai “profughi” (Italiani)

«Ancora si parla di ‘profughi’: altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. (…)

non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.» Queste parole contro i profughi istrani e giuliano-dalmati sono state scritte sull’Unità, organo giornalistico del Partito Comunista Italiano, il 30 Novembre 1946. Purtroppo questi profughi, che fuggivano dalle persecuzioni dei titini, avevano un difetto imperdonabile agli occhi dei comunisti: erano italiani. Il celebre episodio del 《treno della vergogna》 sarebbe diventato simbolo del dramma dell’esodo Giuliano dalmata, in cui i militanti comunisti presero a sassate i treni carichi dei profughi italiani ed assaltarono i magazzini della Croce rossa, rovesciando sui binari il latte ed il cibo necessario alle donne ed ai bambini stipati nei vagoni merci.

Lo storico e scrittore Guido Rumici in uno dei suoi saggi ha scritto:

«Si trattò di un episodio nel quale la solidarietà nazionale venne meno per l’ignoranza dei veri motivi che avevano causato l’esodo di un intero popolo. Partirono tutte le classi sociali, dagli operai ai contadini, dai commercianti agli artigiani, dagli impiegati ai dirigenti. Un’intera popolazione lasciò le proprie case e i propri paesi, indipendentemente dal ceto e dalla colorazione politica dei singoli»

Alessio Melita