Il vecchio continente e le fameliche brame di Usa e Russia

da Italia Proletaria

La parola d’ordine è disgregare l’Unione europea, distruggere il vecchio continente e renderlo terra di conquista . Queste sembrano le premesse formalizzate da Trump prima del summit di Helsinki tra USA e Russia; l’Unione Europea dalle sue origini è stata una costruzione artificiosa sostenuta ed incentivata nel secondo dopoguerra dai “vincitori “ del conflitto. Dietro l’apparente finalità di creare un unione di stati che cooperassero costruttivamente per rinascere dalle ceneri della II guerra mondiale c’era il bisogno di assicurarsi che gli stati del vecchio continente non riaccendessero le loro aspirazioni di potere, ma soprattutto vi era il doppio obbiettivo di assoggettare il vecchio continente all’economia anglo americana nonché di non perdere tempo a replicare le “ istruzioni “ di natura economico-sociale provenienti dagli USA i quali preferirono avere un unico interlocutore.

L’Unione Europea che nella sua attuale denominazione nacque ufficialmente nel 1992 fu preceduta dalla CEE le cui origini sono collocate nei trattati di Roma del 1957 (questa Europa fu già teorizzata da Winston Churchill che nel 1946 auspicò la nascita degli Stati uniti d’Europa); successivamente nel 1948 nel congresso dell’Aia fu discussa la possibilità di creare l’unione, progetto che fu capeggiato da Regno Unito, USA e Francia. Questa breve contestulizzazione storica ci fa comprendere che l’Europa che si stava creando non era l’Europa dei popoli né l’Europa delle nazione ma l’Europa dei vincitori.

Fino alla caduta del comunismo e alla disgregazione del Patto di Varsavia, l’Europa ed i suoi paesi erano i partner commerciali degli Stati Uniti ma più in generale del continente americano; dopo la caduta del muro di Berlino cambiò tutto, nell’arco di 10 anni emersero nuovi competitors come la Cina e la nuova Russia che del capitalismo fecero la loro arma di conquista, a quel punto l’ Europa passò da partner commerciale a mercato dove il blocco americano riversava i suoi prodotti poiché gran parte delle materie prime venivano importate dai nuovi partner commerciali euro-asiatici.

La degenerazione dell’economia europea la abbiamo vissuta tutti ed affonda le sue origini non nella grande crisi del 2007 – 2008 ma nel 1995 quando progressivamente le aziende europee iniziarono ad essere acquisite dai grandi fondi di Wall Street. In particolare l’Italia vede dal 1995 la crisi di interi settori industriali , città come Genova e Torino sono passate in breve tempo da capitali indistriali a distretti socialmente depressi, la stessa Milano centro della finanza italiana già nel primo decennio del 2000 sarà l’enorme call center d’Europa con masse di lavoratori iperqualificati sottopagati. Non dimentichiamo la crisi del settore artigianale che ha determinato la morte dei distretti produttivi brianzoli, veneti e marchigiani.

Questo repentino cambiamento è stato coronato dall’entrata in vigore dell’unione bancaria e monetaria il vero ed unico obbiettivo del blocco americano; queste unioni hanno permesso di stabilire delle regole comuni a tutti i paesi EU nonché dotarli di un’unica moneta, la congiunzione di questi elementi ha concesso agli USA di iniettare prodotti finanziari tossici nell’economia del vecchio paese trasformandoli in “moneta di scambio “ (ricordiamoci che un credito è un elemento positivo di bilancio ANCHE SE IL CREDITORE NON PAGHERA’ MAI QUEL CREDITO).

I fondi USA devastati dalle loro stesse politiche di speculazione finanziaria hanno spalmato i loro crediti, che nessuno mai pagherà , in Europa utilizzandoli come merce di nell’acquisizione di aziende nonché di titoli di stato dei paesi EU.

Con gli annin 90 gli USA sono passati da un capitalista basato sulla produzione ad un sistema post-capitalista basato sulla finanza (mercato quasi totalmente virtuale ).

La politica post-capitalista americana non si basa più su una concezione produttiva ma bensì esclusivamente nell’inserimento delle azioni di una determinata azienda all’interno di un determinato prodotto finanziario. Questa nuova concezione ha portato alla quasi totale scomparsa delle grandi famiglie industriali le quali sono state rimpiazzate dai brokers di Wall Street che posizionano i loro uomini a gestire aziende delle quali non conoscono nulla se non il valore delle azioni.

Questa politica scellerata post-capitalista ha portato a fusioni, acquisizioni e distruzioni di storiche aziende che alla fine sono diventate si sono ridotte a dei brand che viaggiano da un fondo all’altro, mentre le storiche strutture produttive vengono dismesse nel vecchio continente, e spesso ricollocate in paesi a bassa imposizione fiscale.

L’opinione pubblica ha creato un capro espiatorio nelle banche accusandole di non emettere liquidità nell’economia reale , le banche del nuovo millennio non hanno più alcun contatto con l’econonia reale , esse sono strumenti di “ distribuzione” cioè sono coloro che collocano sul mercato i prodotti finanziari creati dai grandi fondi . Sicuramente le banche non sono innocenti nel quadro della disastrosa economia europea ma il ruolo che coprono è quello di esecutori di una politica sovranazionale e sovracomunitaria.

L’unione bancaria ha portato alla morte di tutte le banche locali che furono istituite dal 1900 come banchi per il risparmio e per lo sviluppo commerciale, industriale e agricolo, le nuove regole di compliance ( antiriciclaggio ) non consentono più alle piccole medie entità di sopravvivere e se a questo ci inseriamo le direttive comunitarie sul risparmio che di fatto inibiscono il credito alle piccole e medie imprese il risultato è che la loro fine è oramai certa.

Sullo scenario disastroso di un’Europa che assomiglia sempre di più ad un malato terminale le due grandi potenze, USA e Russia al summit di Helsinki hanno deciso come intervenire e come esercitare le proprie rispettive influenze.

Quale futuro per l’Unione Europea ?

L’economia post-capitalistica non ci consente di delimitare uno scenario certo poiché la stessa economia si basa sull’instabilità e sul panico dei mercati costruendo su di esso ingenti profitti, sicuramente nell’arco di una decade l’Europa sarà ridotta al nulla più assoluto lasciando viva solo l’unione bancaria e monetaria la quale avrà il compito di accompagnare i paesi alla reimissione delle proprie monete nazionali, questo processo che molti potranno leggere come una “ riappropriazione” della propria sovranità sarà invece un mezzo con il quale introdurre il dollaro quale valuta di riferimento per le “nuove” monete , andando così a modulare le pressioni maericano su ogni singolo paese. L’esperienza europea con il summit di Helsinki può definirsi in parte conclusa, le velocità delle economie dei vari paesi è diversa e i divari troppo ampli, gli interessi delle grandi potenze variano a seconda dei vari paesi e quindi serve una politica di influenza diversa ed assoggettare la moneta al dollaro o in futuro per alcune aree al rublo, può essere una soluzione concreta.

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