Immigrazione e lavoro

Molto spesso si sentono i paladini di accoglienza e immigrazione dichiarare che “il nemico non è lo straniero ma il capitale”. In sostanza, il problema dei lavoratori non sarebbe l’immigrazione di massa, dalla quale Marx stesso ci metteva in guardia bollandola come veicolo dell’esercito industriale di riserva, ma i padroni, le aziende, le multinazionali.

Analizziamo questo discorso partendo dal fatto che il comunismo ha da sempre lottato, o dichiarato di lottare, contro il consumismo: bisogna riciclare, risparmiare, non sperperare il proprio denaro in beni superflui e di lusso che ingrassano le multinazionali.

Ora, se il nostro nemico sono i padroni e non gli stranieri perché “c’è lavoro per tutti”, come si può pretendere di dare lavoro, e quindi un contratto, a tutti gli individui, autoctoni e immigrati, senza di conseguenza aumentare la produzione? Come si può pensare di assumere in massa senza un aumento della domanda di un determinato prodotto? Come si può, quindi, pensare di produrre senza consumo? Come si può pensare di assumere tutti senza un ribasso dei salari?

Marx stesso, come già detto, mette in guardia dall’immigrazione, perché permette ai “padroni” di abbassare gli stipendi, avendo una più ampia scelta di lavoratori potenziali.

Viene da pensare, non a caso e probabilmente non a torto, che questi siano solo slogan che partiti immigrazionisti e centri sociali usano per rassicurare le masse o forse, cosa ancora più probabile, per rassicurare sè stessi della correttezza delle proprie idee, mentre preparano il terreno a una nuova forza elettorale che garantisca il voto che gli italiano non danno più loro.

Amedeo Capuana