Incongruenze e tifoserie

di Gabriele Gruppo

da Thule Italia

La nostra attenzione, che si focalizza sugli aspetti più sottili della politica contemporanea, è stata di recente attirata dall’ultima, ma non “ultima”, dimostrazione di quanto la delega a governare nella democrazia rappresentativa sia all’antitesi del concetto di politica, nel senso ovviamente che noi intendiamo; una vera e propria forma ed espressione d’arte, specifica nell’organizzare e dirigere i popoli.

L’attuale Capo di Governo (pro tempore) d’Italia, durante il forum annuale di Davos, ha deliziato con un piccolo ma significativo “siparietto”, in cui oltre a lui, penoso protagonista indiscusso, era presente l’ormai tramontante donna forte della politica teutonica; il Cancelliere Angela Merkel.

La conversazione, in perfetto stile “bar sport”, non per nulla eravamo nella caffetteria in cui si teneva il simposio multilaterale, vedeva il nocchiero italico, a dire il vero un tantino sbragato, conversare con la sua “collega” germanica su questioni di politica nazionale. O meglio, palesava ad un’abbastanza incredula Merkel tutti i panni sporchi dentro la maggioranza governativa carioca, in fatto di approccio su questioni quali l’immigrazione, ed i rapporti con i due pilastri dell’Unione Europea; Francia, ed appunto Germania.

Il quadro di sintesi, dipinto da quello che dovrebbe (condizionale d’obbligo) essere il rappresentante di una coesione operativa, mostrava una situazione tipica di un campionato di calcio; la Lega vola in classifica, il M5S perde punti, lui è “tifoso” della Germania “…perché di te Angela ci possiamo fidare…” (sic!), l’altro è contro la Francia, l’altro è contro tutti, ecc.

Tutto questo in una cornice da stazione ferroviaria, con gente vociante tra cappuccini e succhi di frutta, doppio petti e tailleur borghesi, ed una mediocrità che aleggiava su tutto e tutti.

La mediocrità di cui trasudano le democrazie rappresentative, ed i loro alfieri.

Con buona pace di ogni tradizione di politica estera, che un tempo vide nell’Italia un luogo ricco di talenti, e di qualsiasi barlume di interesse nazionale da difendere, contro chi non ci ha mai ragionevolmente trattato da pari, ecco che l’ultimo manichino di Palazzo Chigi sfoggia tutto il repertorio di luoghi comuni che in Europa, di fatto, ci hanno resi meno importanti di altri Stati, che magari non hanno l’ardire di definirsi “potenze mondiali” ma che fanno seguire alle parole i fatti in modo costante e compatto, cosa forse un pochino più consona alla difesa degli interessi nazionali di cui sopra.

In Italia, siamo certi, questo siparietto sarà presto dimenticato, infondo per noi le parole sono sempre scritte sulla sabbia.

Tuttavia non crediamo che in altri luoghi il tasso di sprovveduti sia così elevato. Le nostre questioni di politichetta spicciola, il nostro essere in perenne campagna elettorale, sono un continuo mostrare il fianco delle incongruenze italiche, la nostra debolezza, che noi ed i nostri scaltri “rappresentanti” scambiamo per furbizia, ma che oltralpe è solamente il grimaldello che, di volta in volta, viene utilizzato per riportarci sulla retta via; quella dell’eterodirezione.

Mentre l’Italia abbaia ma non morde, e si accontenta degli avanzi, scambiandoli o facendoli passare per conquiste, altri hanno i denti affilati.