La diffidenza come rovina – Barbarossa

 

Soldato estone della Wehrmacht sulla linea Tannenberg

 

Uno dei maggiori problemi dell’operazione Barbarossa, come tutti sappiamo, fu il numero insufficiente di truppe impiegate per contrastare le orde infinite di sovietici. Ciò poteva essere risolto in modo banale, ovvero reclutando più uomini.
Poteva rivelarsi una buona scelta, infatti, reclutare i nazionalisti e gli anticomunisti slavi dell’est. Questo fu fatto fin da subito con i popoli baltici ma troppo tardi con i popoli slavi.

 

Il comando generale delle forze armate tedesche, in linea di massima, vedeva con entusiasmo l’idea di mandare intere queste divisioni contro i sovietici.

L’impiego contro l’armata rossa di altri slavi avrebbe avuto un impatto psicologico notevole sulle truppe nemiche, che avrebbero visto in campo un’alternativa al comunismo. Questa soluzione avrebbe in oltre potuto cancellare il  divario numerico. L’Asse infatti non poteva far fronte a tutte quelle perdite al contrario dell’URSS dove i soldati erano fin troppo rimpiazzabili.

 

Mentre l’Asse puntava sulla qualità delle truppe, infatti un soldato tedesco godeva di un addestramento più specializzato, l’armata rossa puntava sul numero. I soldati sovietici erano come carne da mandare al macello e venivano sostituiti velocemente con altri impreparati ragazzini.  Basti pensare ai carristi tedeschi, la Wehrmacht impiegava dai 9 ai 12 mesi per addestrarli mentre le decine di milioni di soldati sovietici non avevano nessuna preparazione e in molti casi neanche un’arma.

Un altro motivo per il quale gli slavi andavano sfruttati era la somiglianza ideologica con i nazionalsocialisti, tanto ampia da far loro accogliere i tedeschi come liberatori da quel comunismo che aveva attuato diversi genocidi nei loro confronti.

 

Himmler, Goering ed Hitler, però, erano contrari all’introduzione di divisioni slave. Questo soprattutto per  la differenza nell’addestramento.

Molto spesso il soldato slavo era estraneo alla tradizione militare tedesca e derivante da una dottrina che non poteva nulla contro l’eredità prussiana. Tanto che, per loro, era traumatico affrontare l’addestramento militare tedesco.
Senza contare che nemmeno si fidavano degli slavi. La loro era una diffidenza fondata ma che causò comunque troppi danni irreparabili.

 

Si decise di cambiare strategia quando ormai era troppo tardi, cioè nel 1944.

Che andassero reclutati prima è dimostrato dal fatto che le nuove divisioni diedero grande prova di coraggio e forza contro  sovietici e partigiani. Questo dovuto sia alla loro mentalità, disciplina e coraggio che alla conoscenza del territorio.

 

Uno dei peggiori errori della Germania nei confronti degli slavi fu anche il trattamento che alcuni governatori riservarono ai popoli dei territori occupati. Alcuni, come i Balti, furono trattati da fratelli, altri, come i russi, ricevettero un trattamento non proprio di favore. Questo creò tra loro sentimenti e partigianati filosovietici e/o antitedeschi.

 

Gli slavi, anche se non tutti efficienti in battaglia, avrebbero potuto essere impiegati in azioni di controguerriglia e nelle retrovie, per difendere le linee di comunicazione e rifornimento, in zone del fronte più tranquille o anche come rifornitori, unità di genio e polizia militare. Le divisioni slave, infatti, sarebbero potute tornare molto utili anche contro le bande partigiane che, a differenza dell’Italia, nell’est Europa erano piuttosto valorose.
Nonostante tutto Hitler credeva molto nell’est, infatti investì miliardi di marchi in oriente. Si sarebbe anche potuto fare veramente un buon lavoro in guerra per portare più tedeschi al fronte (e quindi assicurarsi le risorse russe).

Lavoro che non fu fatto, a discapito di tutta l’operazione.

 

Giacomo F. Morini