LA MINACCIA EURASIATICA

Quando si pensa a minacce contro l’Europa, tendenzialmente si pensa agli arabi, all’islam, e questo è colpa in parte della vergognosa retorica fallaciana impostasi nelle destre. Ma c’è sempre stata, pronta in agguato, una minaccia ben peggiore di cui non si è mai parlato, una minaccia provenienti dall’asia. Popolazioni tartare e mongoli, che da secoli invadono l’est Europa (sono stati quasi vicini allo sterminio degli stessi arabi, fermati proprio da questi ultimi nella battaglia di ain jalut), una minaccia da cui i popoli slavi ci hanno sempre protetto. L’est è stato lo scudo d’europa, uno scudo di cui ci siamo dimenticati. Ucraini, estoni, bielorussi, polacchi, lituani e lettoni. Oggi come ieri sono uniti per proteggerci dalla minaccia proveniente dalla steppa. Nella Russia di Putin, oltre il 20% della popolazione è costituita da immigrati asiatici, entro il 2050 i russi etnici (europei e bianchi) potrebbero essere meno del 50%, presto potrebbero lentamente sparire. A questo va sommandosi la migrazione degli islamisti dalle ex repubbliche sovietiche. Nel contesto di scontro tra civiltà bianche e barbari nomadi, nacquero le due entità politiche che oggi vediamo ancora scontrarsi: la rus di kiev ed il granducato di Moscovia. In entrambe le entità convivevano un’anima europea ed una asiatica. In Ucraina ha sempre avuto maggiore predominanza la parte bianca ed europea, nel granducato di moscovia (poi impero zarista), l’influsso asiatico è sempre stato il più forte. Con la contrapposizione dei blocchi geopolitici e la formazione di un imperialismo parallelo a quello NATO, ovvero quello russo, tra diversi anni potremmo rischiare di assistere ad un riproponimento del retaggio dell’orda d’oro. Ed a farne le spese potrebbero essere perfino coloro che fanno le lodi del sistema putiniano vedendolo come risposta all’ordine mondialista. Stanno barattando un nemico con un altro.

Alessio Melita