La Nascita del Regno Borbonico: l’inizio del dramma per il meridione

202 anni fa nasceva il Regno delle Due Sicilie. Uno degli eventi più sciagurati della storia italiana, in particolar modo per i meridionali. È impossibile elencare in un solo articolo tutte le nefandezze compiute dai monarchi duosiciliani, ma si può cercare di fornire un’idea di come il loro regno abbia ridotto il sud a fanalino di coda di un’italia chiamata ad affrontare potenze industriali come Francia ed Inghilterra. Nel loro periodo di governo i Borbone di Napoli relegarono il sud ad una condizione di povertà ed arretratezza spaventosa mentre il resto d’Italia e d’Europa si avviava ad intraprendere il cammino del progresso e dell’industrializzazione. Il Millenario Regno di Sicilia (sempre distinto da quello di Napoli benché il monarca fosse lo stesso) fu accorpato in modo illegittimo al Regno di Napoli, il suo parlamento (il più antico d’Europa) ed il suo esercito furono soppressi. Lo sfruttamento dell’isola (definita “colonia napoletana”) e la tassazione assurda sulle merci esportate nel Continente avrebbero dato via alle dispute sul cabotaggio, che avrebbero portato allo scoppio di oltre venti insurrezioni anti borboniche (le più famose furono quelle del 1821 e quelle del 1848). La Sicilia, regione ricca e prospera divenne così una delle regioni più instabili e povere d’Europa. Situazione analoga al dramma vissuto nella parte continentale del Regno, dove neanche 5 anni dopo la proclamazione del Regno l’esercito napoletano si ribellò nel 1821 costringendo il sovrano Francesco I a fuggire a Lubiana e chiedere l’aiuto delle armate della austriache per reprimere la rivolta. Uno spettacolo analogo a quello che si sarebbe ripetuto nel 1848 con la repressione dei moti patriottici della primavera dei Popoli. Del resto, come tutti gli stati italiani pre unitari, il Regno delle Due Sicilie non era altro che un protettorato austriaco. Un tassello di quella macchina anti nazionale che fu il congresso di Vienna, con cui le morenti potenze reazionarie cercarono di sabotare gli sforzi italiani di unificazione nazionale. Sulle condizioni di arretratezza del sud poi gli storici hanno scritto pagine e pagine, con buona pace dei revisionisti anti italiani. I numeri e le statistiche parlano chiaro:  nel 1861, nel Mezzogiorno solo 14 cittadini su 100 sapevano leggere e scrivere, mentre nel Centro – Nord si arrivava a 37 cittadini su 100. Il tasso di scolarità ci indica una situazione persino peggiore, per cui su 100 bambini in età fra i 6 e 10 anni, solo 17 andavano a scuola, mentre nel Centro-Nord la percentuale si attestava al 67%. Solamente con l’unità d’Italia la situazione sarebbe migliorata. Altro dato indicativo è che tra Piemonte, Liguria e Lombardia l’alfabetizzazione e la scolarizzazione toccavano il 90%.

Peggio ancora la situazione a livello industriale, basti pensare alla produzione tessile e della seta: al momento dell’unità la produzione totale del sud costituiva il 3,3% contro l’88% di produzione al Nord e con il rimanente 8.7% nel Centro.

I 70.000 tanto decantati fusi di cotone rappresentano solo un misero 15% rispetto al 43% di Piemonte e Liguria, il 27% della Lombardia e il 7% del solo Veneto.

Nel settore dell’industria metalmeccanica gli addetti erano, nel 1861, 11.177 nell’intera Penisola e di questi il 21% lavorano nell’ex Regno delle Due Sicilie contro il 38% del Piemonte e della Liguria, il 24% del Veneto e della Lombardia.

Le vie di comunicazione erano poche e scadenti. A dispetto del “primato” della costruzione della ferrovia Napoli-Portici, ferrovia costruita da aziende franco-britanniche e lunga appena 7 chilometri, il Regno presentava nel suo complesso appena 99 km di strade ferrate, con Calabria e Sicilia totalmente prive. Questo a confronto degli 850 km di strade ferrate del Piemonte, di 607 del Lombardo- Veneto, di 323 del Granducato di Toscana, i 132 dello Stato pontificio. Il piccolissimo ducato di Parma ne poteva  vantare 99, la stessa cifra dell’esteso territorio delle Due Sicilie. La stessa triste arretratezza si ritrova in relazione alla viabilità ordinaria.

Fonte : Nuovo Monitore Napoletano

Questi fatti storici sono inoppugnabili e descrivono il quadro di un sud Italia rimasto arretrato e povero. Solo con l’unificazione nazionale il sud poté vantare tassi di alfabetizzazione, industrializzazione e progresso accettabili. Da ricordare poi l’importante contributo dato dalle truppe del Regno d’Italia nella lotta alla secolare piaga del brigantaggio, sempre presente al sud e che grazie ai Savoia fu sradicato.

Alessio Melita

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