La Pietas romano-italica


Tu sappi che, nell’incontro con la tradizione nostra entri in un ordine mentale differente da quello delle credenze e delle ideologie dell’era volgare. Non devi sentirti né un libero compratore nel moderno supermercato dello spirito, né un apostata di una verità rivelata, né un convertito ad una verità più desiderabile. Non stai scegliendo una tradizione, ma sei scelto da questa stessa tradizione. In altre parole, più che un assenso della tua ragione, nutrita di buona o cattiva cultura, operano in te, verticalmente ed orizzontalmente, il Fato e la memoria del sangue, forze che trascendono il tuo io caduco, posto all’incrocio tra entrambi. Il peso di un certo tradizionalismo formale si farà sentire in te, vero “mercurio d’opposizione”, spaventandoti.

“Nella tua ricerca del Sacro, deluso dalla religione dei tuoi genitori e/o intimamente estraneo ad essa, hai finora incontrato chi ti prometteva l’accesso a verità segrete e per pochi, a riti esoterici ed esotici, a poteri psichici e visioni divine”.

“Sé è la pura brama dell’occulto a guidarti, sappi che questa brama la tradizione nostra mai volle incoraggiarla, neanche a “fortiori”, riguardo agli arcani suoi propri: se è stato detto altrove che i riti e gli oggetti principiali dell’antico culto romano si sono segretamente perpetuati ad opera di un’élite italica, ciò per te valga come è valso per chi ti parla quale segno destinato a tutti di una verità che pure un moderno Poeta italiano, veramente ispirato quale un puro fanciullo dal daimon, divulgò scrivendo di una inestinguibile “santa lampada” la cui “luce eterna veglia in guardia su Roma”.

“La Pietas romano-italica che a te si addice si manifesta in modi sobri e non ti chiede tanto il segreto quanto la riservatezza. I riti necessari sono tutto sommato semplici e la chiave della loro riusciti è la scrupolosità dell’esecuzione e la purità dell’esecutore come anche del luogo. Non sono riti “per pochi”: erano i riti di tutta la gente libera di questa nostra terra, fino a che l’odio per gli Dei che ci avevano sempre protetti e resi grandi non violò perfino l’intimità delle case. Nel compierli non ti è richiesto di sentirti un uomo speciale, ma un uomo normale: ché la vera norma è quella che vuole che si agisca “rite”, o, direbbe un indù, in modo conforme al “rta”, all’ordine cosmico che gli Dei garantiscono con il concorso dei nostri riti”.

“Vi è chi ti dirà, per scoraggiarti, che i riti nostri sono mere ricostruzioni archeologiche e che noi viviamo d’inganni psichici o, addirittura, siamo sciocchi strumenti di potestà diaboliche. Ma tu, se un ri-cordo ti spinge, vieni e vedi: la tua percezione interiore ed esteriore si affina, il mondo ti appare meno solido e più animato, retto da archetipi divini. Il rito trasmuta la tua vita e con giusto cuore potrai chiedere per essa in ogni occasione l’aiuto degli Dei.
” Del resto, – insegnava Marco Aurelio -, chi ti ha detto che gli Dei non concedano il loro aiuto anche su quello che è in nostro potere?”.

“Infine, ascolta. Tu vorresti che noi ti offrissimo bella e pronta una Romanità imperiale. Ma noi, che non bariamo, ti offriamo la nave di Enea tra i perigli del mare e le seduzioni cartaginesi, la povertà e l’incertezza del regno di Evandro sul Palatino, Romolo e i suoi compagni prima del solco fatale e, perchè no?, prima del ratto delle Sabine. In altre parole la partecipazione al disegno di una minoranza la cui arma vittoriosa, innazitutto contro se stessi, contro la parte caotica che si agita in ogni uomo, è “la pietas erga Deos”. Verso quegli Dei che ora ti chiamano a renderti degno del nome degli avi”.

Estratti da “Protreptico ai dubbiosi”,
di L. Aurelio Cusiano, in “La Cittadella” anno I, numero 2.”

L’illustrazione è opera di Eleonora Stella: “Compitalia”.

Fonte: http://www.perennitas.it/la-pietas-romano-italica/