LE DIVERSE TIPOLOGIE DI ANTIFA: DIFFERENZE PER GRADO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE

Introduzione.

I fatti di cronaca di questi giorni, dal pestaggio subito dal forzanovista Massimo Ursino ad opera di antifascisti palermitani il 20 Febbraio 2018, alle scene di guerriglia urbana a Torino del 22 Febbraio 2018 dovute alle proteste degli antifascisti per la presenza del candidato premier di Casapound Simone Di Stefano, pongono l’attenzione sul cosiddetto “movimento antifascista”. Vi sono luoghi comuni e stereotipi su di esso che non sempre corrispondono a verità, questo articolo si pone lo scopo di analizzare le diverse tipologie di antifa ed alcune differenze interne a questo movimento, che va considerato non un movimento unitario bensì un “movimento in senso lato” e che non si schiera semplicemente contro “il fascismo” in quanto ideologia, ma anche contro qualunque visione del mondo che per qualche ragione è equiparata al “fascismo” (ad esempio il fatto di essere contro l’immigrazione di massa o contro il gender). Un nemico, qualunque esso sia, non va né sottovalutato con stereotipi né idealizzato come invincibile. Va perlomeno conosciuto e vanno conosciute le dinamiche al suo interno, per quanto possibile.

Istituzionali vs “antagonisti”.

A) Gli istituzionali.

Essi rappresentano gli individui “antifa” presenti nelle istituzioni governative e non, nazionali e non solo, mass media filo-istituzionali compresi. Essi non usano violenza fisica, ma cercano di usare il potere, politico o mediatico, che hanno nelle loro mani per portare avanti la loro visione del mondo “antifa”. Una tendenza diffusa fra di loro è massimizzare o minimizzare l’importanza dei fatti a seconda di chi siano gli autori e/o le vittime. Essi si dividono a loro volta in “tolleranti”, “legalitari” e “istigatori”.

A1) I “Tolleranti”

I tolleranti, al contrario dei legalitari, sono contrari all’uso massivo delle leggi vigenti e del potere politico nelle loro mani per portare avanti le loro idee. Alcuni di essi sono addirittura diffidenti nei confronti di certe leggi. Essi credono che il metodo migliore di combattere “i fascismi e i populismi” sia il piano culturale ed argomentativo, senza bisogno di applicare più rigorosamente le leggi vigenti o crearne di nuove. Del resto sanno che buona parte della stampa è dalla loro parte e ritengono di avere un vantaggio sufficiente. In pratica, la differenza con i “Legalitari” sta solamente nella diversa visione su quale sia la strategia ottimale per arrivare allo stesso obiettivo.
A2) I “Legalitari”.

I “legalitari” chiedono di usare le leggi vigenti, Scelba e Mancino, o inasprire le stesse/crearne di nuove, per reprimere il dissenso, limitare la libertà di espressione dei loro avversari politici o addirittura sciogliere partiti ritenuti scomodi. Le loro leve di azione sono efficaci, dato che tendenzialmente sia la stampa sia la magistratura tendono ad essere schierate dalla loro parte.

A3) Gli “Istigatori”.

Questa particolare categoria può essere considerato l’anello di contatto fra antifa istituzionali ed antifa “antagonisti”. Essi infatti usano il loro potere, perlopiù mediatico e di “seguito specifico”, per alzare i toni “contro fascismi, razzismi e populismi”, istigando, implicitamente o esplicitamente, i cosiddetti “antagonisti” a prendere parte in prima persona alla lotta “contro fascismi, razzismi e populismi”. Hanno oggettivamente una parte di mentalità in comune con gli antagonisti: ritengono che lo Stato non dia adeguate risposte a ciò che ritengono “Il nemico”. Ritengono la strategia dei “tolleranti” troppo ottimista e permissiva e la strategia dei “legalitari” troppo moderata o comunque non sufficiente, ritengono che vada integrata.

 B) Gli “antagonisti”.

Essi sono individui antifa privi di ruoli di rilievo in istituzioni, politiche e non. Essi possono essere quasi considerati “il braccio armato” degli antifa istituzionali. Le virgolette sono d’obbligo perché essi, pur spacciandosi per “antagonisti” alle attuali autorità, nei fatti hanno obiettivi simili da attuare con metodi diversi. Essi sono i tipici frequentatori ed animatori degli innumerevoli “centri sociali” o “spazi autogestiti”; spesso sono considerati in modo stereotipato come “buoni solo a farsi le canne”, incapaci di avere una disciplina ed una volontà forte e quindi fondamentalmente innocui; se per una parte di loro lo stereotipo corrisponde, vi è una cosiddetta “elite” che oggettivamente è organizzata, disciplinata, ha una volontà forte ed è pronta a combattere o supportare attivamente chi combatte. La divisione fra “gravitanti”, “ausiliari” e “combattenti” aiuta a comprendere le varie differenze interne.

B1) I “Gravitanti”.

I cosiddetti Gravitanti sono la categoria di antifa antagonisti che classicamente corrisponde allo stereotipo di cui sopra. Gente in genere ideologicamente amorfa, priva di una forte volontà, con scarsa disciplina e solitamente preda dei più svariati vizi. Non fanno attività politica propriamente detta né tantomeno partecipano ad attività organizzate nelle quali si ritiene possibile arrivare allo scontro “coi fasci” o “con gli sbirri”. Si limitano a supportare le attività culturali e, soprattutto, ludiche, dei centri sociali, supportandoli di fatto. Gli “antagonisti” delle altre due categorie generalmente hanno una bassa opinione su di essi, che non sono soldati politici, ma vedono bene la loro presenza nel loro movimento. Alcuni di loro infatti potrebbero potenzialmente fare il salto di qualità e diventare perlomeno ausiliari. Nel peggiore dei casi, resterà gente che supporta economicamente e socialmente e che, se lasciata al suo posto, non può fare alcun danno.

B2) Gli “Ausiliari”.

Essi sono il grado immediatamente superiore ai “gravitanti”. Solitamente è gente ideologizzata che non si limita a frequentare i centri sociali “per bere, fumare e sentire i concerti” ma che dà un qualche contributo di livello più elevato. Solitamente non hanno alcun addestramento allo scontro né si prendono rischi legali, tuttavia possono prendere in carico alcuni aspetti logistici e di “spionaggio e dossieraggio”, attività che con i social network sono più facili rispetto ad anni fa. Essi non sono “fisicamente pericolosi” in quanto non sono quelli che puntano ed attaccano fisicamente, e non sempre è facile identificarli come “antifa”. È possibile, ad esempio, che osservino i movimenti di un individuo o un gruppo di individui considerati come “obiettivi sensibili” senza essere riconosciuti, ricostruiscano i luoghi di residenza ed orari e luoghi abituali di frequentazione e ritrovo per poi riferire le informazioni ai loro omologhi più operativi.

B3) I “Combattenti”.

Essi sono la cosiddetta “elite” degli antifa “antagonisti”. Sono quelli più ideologizzati, quelli più disciplinati, addestrati, disposti a prendersi dei rischi e con una maggiore forza di volontà. Sono la tipologia di persone che aggredisce in piazza a Palermo il dirigente forzanovista filmando tutto e mandando agli organi di stampa a scopo rivendicativo, sono quelli che si scontrano con la polizia quando essa è vista come un ostacolo fra sé e il nemico, sono quelli che hanno confezionato bombe carta e bombe con i chiodi da lanciare contro gli agenti a Torino. Sono quelli che per le loro attività subiscono anche arresti, denunce, condanne penali e carcerazioni preventive o post-condanne definitive. Sono quelli considerati “esempio di dedizione e coraggio” nei loro circuiti. Certo, c’è da dire che l’attuale contesto politico fa sì che spesso la magistratura usi una mano relativamente morbida con essi per fatti contestati anche gravi; questo rappresenta un’ulteriore spinta a proseguire nella propria attività che fondamentalmente ha obiettivi simili a quelli degli antifa istituzionali ma che ciononostante opera ai confini delle leggi o oltre essi.

Sergio Di Volpe