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LE NOSTRE FESTE – GENNAIO

Di Federico FregniVediamo così come Gennaio tragga il nome da Giano custode delle porte del Regno Divino e Dio degli Dei, Dio degli inizi e dei passaggi; nella mitostoria romana Giano è anche il primo Re del Lazio e il fondatore della protostorica e pre-romana rocca del Gianicolo. Giano, nella sua veste di antenato divinizzato, fu colui che istituì il Rito; sua prerogativa è il culto originario del vischio, del miele, del farro e della bevanda rituale, anticamente l’idromele molto presto soppiantato dal vino. Giano, inteso come Divinità, è di fatti il primo Dio ad essere invocato in ogni rituale romano-italico; per questa sua prerogativa e per il suo essere porta e tramite delle offerte agli Dei è molto facile identificarlo con il Fuoco Sacro stesso; per il suo essere il primo degli Dei, il luminoso ed il mattutino, Giano fu identificato anche con il Sole.

Nella religione del Lazio primigenio a Giano era affiancata Diana, Iana e Ianua, con la quale formava una coppia di Divinità della Luce. Ci troviamo di fronte al terzo ‘capodanno’ dell’Anno, secondo i nostri Fasti: siamo soliti chiamare Capodanno Rosso le Calende Marzie, capodanno militare e liturgico, Capodanno Bianco le Calende di Gennaio, capodanno astronomico legato alla rinascita del Sole e al rinnovamento delle istituzioni civili, Capodanno Nero la festa gallica di Trinuxtion Samoni, capodanno agricolo e legato alle potenze telluriche e sotterranee. Alle Calende di Gennaio, solitamente in Luna Nuova (quest’anno celebrate invece secondo il calendario solare), è costume condividere con il Dio e con i propri familiari il vino ed una focaccia di farro con miele ed alloro detta ‘strue’, o la sua versione lievitata, detta appunto “ianual”.

Il mese si apre quindi con le celebrazioni dei Compitalia, in onore dei Lari difensori delle campagne, festa antichissima e molto sentita dal nostro Sodalizio: il terzo, quarto e quinto giorno del mese luni-solare di Gennaio celebriamo i Lari Compitali o Viali, emanazione divinizzata di quegli Avi che abitarono, lavorarono, coltivarono, onorarono e difesero con il loro sangue le nostre Terre nei secoli e millenni che ci hanno preceduto. Questi spiriti potenti vengono onorati presso gli incroci, nei trivi oppure dove si incontrano i confini tra i campi portandovi torce o candele, corone di fiori, latte, aglio, incenso, vino e cibarie.

Sovente, nel mondo antico, presso gli incroci sorgevano altrettanti altari ai Lari Viali e compitali, sotto forma di colonnine molto simili alle odierne maestà della religione cattolica poste a protezione della collettività, a cui si aggiungevano sovente le effigi degli Dei preposti alle strade quali Ecate, Mercurio, lo stesso Giano, talvolta Diana e Silvano. Questo culto delle colonne trovava riscontro anche nel mondo gallico, dove immagini spesso anche monumentali degli Dei del pantheon gallo-romano o autoctono venivano posti su colonne che assumevano il ruolo di ‘omphalos’, di centro del mondo; questi pilastri del Mondo spesso erano decorati con motivi a volto umano stilizzato, che si rispecchiano tuttora nell’usanza alpina e ancor di più nord-appenninica di affidare l’uscio di casa o il comignolo ad un volto di pietra, quasi che fosse un Lare protettore.

Vediamo come i Lari altri non sono che i nostri Avi deificati, i nostri morti ascesi nel fuoco e nel vento, figli di Marte per quello che sappiamo dell’antica religione arcaica, oppure di Mercurio con Mania\Larunda\Tacita Muta; quest’ultima versione del Mito esplica bene come i Lari si differenzino dai Mani, anch’essi spiriti antenati. Tacita Muta, ninfa bandita nel mondo infero, ebbe una coppia di gemelli da Mercurio, i Lari, mentre gli altri suoi figli appartengono al mondo sotterraneo: Furie vendicatrici, i Mani, i buoni defunti, ed i Lemuri, le anime inquiete. Mentre i Mani sono l’energia lunare legata al Sangue, all’eredità biologica, alle qualità fisiche e mentali del nostro popolo, i Lari sono Antenati in senso più alto, nel senso che agiscono da tramite, mercurialmente, tra il Genio Immortale delle nostre genti, divino ed eterno, e quelle forze telluriche e genuinamente sanguigne che ne sono il corpo fisico e terreno, vale a dire i Mani, anch’essi figli di Mania; sono pari merito Guardiani, come Marte, in Etrusco chiamato LAR-an, slegati dalle angosce del divenire e della generazione ma sempre attenti al Fato dei loro discendenti terreni e delle terre in cui dimorarono in vita. Come i Sidhe della tradizione irlandese, essi dimorano in un ‘Eterno Occidente’, la terra dei ‘sempre belli e sempre giovani’, nei Campi Elisi conquistati dopo innumerevoli cicli attraverso la generazione, dai quali vegliano su di Noi facendo da tramite tra l’umanità ed il suo principio ispiratore, che è eterno e non è soggetto a morte o sofferenza.

Tornando al nostro excursus sul mese di Gennaio troviamo presso le Idi le feste di Carmenta e di Giove Statore. Carmenta è una ninfa delle Camene, protettrice delle puerpere nonché divinità oracolare; Giove Statore è colui che arrestò la fuga dei Romani quando i Sabini stavano per distruggerne l’esercito durante il conflitto causato dal ratto delle sabine; egli ci dona coraggio e fermezza nelle nostre opere.

Alla fine del mese troviamo feste di natura agricola: le Feriae Sementivae e i Paganalia, spesso confuse tra loro. Per le Sementive si festeggiano Cerere e la Madre Terra allo spuntare dei germogli delle coltivazioni cerealicole; in un ottica più esoterica, come il seme diventa grano Cerere è quella Forza che fa germogliare quanto abbiamo seminato con il nostro lavoro interiore, e quanto ci è stato donato in qualità e predisposizioni dalla Terra Madre. Durante i Paganalia, invece, si onoravano le Divinità tutelari dei villaggi rurali e degli abitati sparsi di montagna, detti Pagi.

Primo mese dopo il Solstizio d’Inverno, in cui le giornate cominciano lentamente ad allungarsi, il carattere di questo mese è assolutamente fausto e propizio, come si conviene ad un mese dedicato a Giano, patrono degli inizi.

(testi, citazioni classiche e immagini tratte da Fasti Hesperiani, Almanacco dei Mesi romani e italici, edizione 2016. La nuova edizione, valida dal 1° Marzo 2018 fino a Febbraio 2019, sarà disponibile nella sua edizione cartacea a partire da Febbraio 2018, con dodici illustrazioni di Feles Art, Eleonora Stella, e citazioni tratte da Ovidio, Plutarco, Varrone e altri autori della classicità. Contattare questa pagina con un messaggio privato per prenotarne una copia, oppure scrivere in privato a Federico Fregni).

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